Petrolio, OPEC e il bluff dei numeri sulla produzione

Sul taglio della produzione di petrolio siamo dinnanzi a un bluff da parte dell'OPEC? Lo scontro con vari membri fa propendere per il sì.

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Sul taglio della produzione di petrolio siamo dinnanzi a un bluff da parte dell'OPEC? Lo scontro con vari membri fa propendere per il sì.

Le quotazioni del petrolio sono rimaste stabilmente sopra i 50 dollari al barile dopo l’accordo informale raggiunto ad Algeri tra i 14 membri dell’OPEC sul taglio della produzione, che apre la strada a un’intesa ufficiale alla riunione del cartello del 30 novembre prossimo a Vienna. A settembre, i paesi dell’organizzazione hanno estratto complessivamente 33,75 milioni di barili al giorno e stando a quanto concordato alla fine del mese scorso, dovranno tendere a un tetto massimo di 32,5-33 milioni di barili, che implicherebbe un taglio compreso tra 750.000 e 1,25 milioni di barili al giorno.

(Leggi anche: Petrolio, prezzi al top da un anno: ecco come l’OPEC asseconda la speculazione)

Ma sui numeri è battaglia all’interno della stessa OPEC e proprio la discordanza tra i dati ufficiali forniti dall’organizzazione e quelli comunicati dai singoli paesi è stato motivo di attrito anche all’ultima riunione. Il Venezuela lamenta, ad esempio, che la sua produzione mensile sarebbe stata sottostimata di 245.000 barili al giorno, mentre l’Iran spiega di avere estratto a settembre la media giornaliera di 3,89 milioni di barili, +300.000 rispetto a quanto segnato dall’OPEC. E anche l’Iraq, che insieme all’Iran è il membro del cartello con la più ampia crescita estrattiva quest’anno, riscontra una divergenza compresa tra i 180.000 e i 400.000 barili al giorno rispetto ai dati OPEC, anche in questo caso lamentando di avere prodotto più delle cifre ufficiali, fornite da agenzie di stampa, sotto accusa, in particolare, a Baghdad.

Petrolio, i numeri dell’OPEC non coincidono con quelli dei suoi membri

Il problema non è di poco conto. Mettendo insieme le variazioni rispetto ai dati del cartello, otteniamo che Iraq, Iran e Venezuela estrarrebbero almeno 860.000 barili al giorno in più di quanto l’OPEC abbia dichiarato. Se avessero ragione i produttori nazionali, sarebbe per loro più faticoso centrare i futuri obiettivi di offerta assegnati con il taglio concordato, mentre è evidente che se i dati OPEC fossero corretti, si tratterebbe di un malcelato tentativo da parte di alcuni suoi membri di non contribuire affatto o in minima parte al taglio della produzione, “gonfiando” le cifre di partenza.

L’Iran, per bocca del suo vice-ministro del Petrolio, ha anche segnalato di puntare a una produzione giornaliera superiore ai 4 milioni di barili, con l’obiettivo di arrivare a 4,5 milioni in 5 anni. Teheran, pur confermando di ritenere “un passo nella giusta direzione” l’accordo OPEC di fine settembre, si tira fuori dalla mischia, giustificando la sua posizione con il fatto di essere da poco uscita da oltre 4 anni di sanzioni internazionali contro le sue esportazioni. (Leggi anche: Petrolio, battaglia in Asia tra sauditi e Iran)

 

 

 

Accordo OPEC un bluff?

Ora, nel caso in cui si arrivasse ad assegnare tutta la ragione ai paesi produttori, ci troveremmo nella situazione paradossale che, mantenendo inalterato l’obiettivo, il famoso taglio di almeno 750.000 barili e fino a un massimo di 1,25 milioni di barili al giorno, si tradurrebbe o in un aumento della produzione di oltre 110.000 barili al giorno o (nel caso migliore per l’OPEC) in un calo inferiore ai 400.000 barili.

Il tanto sbandierato taglio dell’offerta si rivelerebbe un bluff, specie tenendo conto che sin dall’inizio sappiamo che diversi paesi, oltre a quelli citati, non si accollerebbero alcun onere per riequilibrare il mercato. Non la Nigeria, uscita da mesi di sabotaggi ai pozzi da parte di un gruppo di guerriglieri interni; non la Libia, che punta, anzi, a triplicare la produzione entro l’anno a 900.000 barili al giorno, avendo registrato un crollo dell’80% dell’offerta rispetto al 2011. O l’Arabia Saudita pensa da sola a tagliare per tutti – ma si parla di una riduzione non superiore ai 400.000 barili – o qualcosa nei conti dell’OPEC non torna. E il mercato lo scoprirà presto, finendo con il ripiegare anche abbondantemente sotto i 50 dollari. (Leggi anche: Petrolio, ottimismo eccessivo su accordo OPEC)

 

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