Petrolio, l’OPEC è pessimista sulle quotazioni. Goldman Sachs: ci sarà un nuovo calo

Pessimismo sull'andamento futuro delle quotazioni del petrolio è stato espresso da un report dell'OPEC. E anche Goldman Sachs avverte che i prezzi dovrebbero indebolirsi.

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Pessimismo sull'andamento futuro delle quotazioni del petrolio è stato espresso da un report dell'OPEC. E anche Goldman Sachs avverte che i prezzi dovrebbero indebolirsi.

L’OPEC, l’Organizzazione dei Produttori di Petrolio, che raggruppa 12 paesi per un’offerta complessiva pari al 32% di quella globale, ha stimato in un report della scorsa settimana che le quotazioni del greggio rimarranno ben al di sotto dei 100 dollari al barile per tutto il prossimo decennio. Secondo un funzionario di Vienna vicino allo studio, nella previsione più ottimistica, l’OPEC si aspetta che nel 2025 il prezzo si attesti a 76 dollari al barile, ma ci sarebbe un’altra stima, per la quale potrebbe attestarsi sotto i 40 dollari. Ciò sarebbe un gran problema per quasi tutti i paesi produttori, che utilizzano le entrate del petrolio per finanziare la spesa pubblica. A 76 dollari al barile, solamente Oman e Kuwait riuscirebbero a mantenere i livelli di spesa, mentre l’Algeria avrebbe bisogno oggi di quotazioni a 130 dollari al barile per centrare gli obiettivi fiscali, lo stesso vale per il Venezuela. Nessuna valutazione sarebbe stata espressa, invece, sui movimenti dei prezzi da qui al 2025. Essi potrebbero oscillare in alto o in basso.   APPROFONDISCI – Petrolio, le quotazioni potrebbero crollare per lo scontro dentro l’OPEC e con gli USA   L’OPEC terrà una riunione a giugno, dopo il vertice del 27 novembre scorso, quando l’Arabia Saudita si oppose a un taglio della produzione per fare risalire i prezzi. A questo punto, ci si attende che l’Organizzazione possa raccomandare un ritorno al sistema delle quote, abbandonato nel 2011, ma che quasi nessuno vorrebbe reintrodurre oggi, dato che ciascun paese sta estraendo greggio dai pozzi a livelli record, in modo sia da contrastare gli effetti negativi sui ricavi derivanti dal crollo dei prezzi, sia per non cedere quote di mercato agli altri. Il prossimo mese, a Vienna dovrà essere assunta una decisione: orientare il mercato o astenersi dal farlo, continuando a non tagliare la produzione. Riad continuerà ad opporsi al taglio, adducendo come argomentazione la risalita delle quotazioni nelle ultime settimane, frutto di un calo dell’output negli USA. Al contrario, paesi come il Venezuela hanno un orizzonte temporale molto più breve, pressati dall’impellenza di ottenere maggiori introiti fiscali, essendo travolti da una gravissima crisi finanziaria.   APPROFONDISCI  – Il prezzo del petrolio scende ancora sulle scorte USA. E il Venezuela grida al complotto   Si tenga conto che l’OPEC produceva un tempo la metà del petrolio di tutto il mondo, oggi meno di un terzo. La politica del non intervento causerà una riduzione ulteriore della quota di mercato o è conseguenza della perdita di controllo sul mercato mondiale del greggio? E un report fresco di Goldman Sachs conferma il pessimismo sul trend delle quotazioni. La banca d’affari americana ritiene che il rally delle ultime settimane sia stato prematuro e non giustificato dai fondamentali, dato che l’eccesso di offerta rimarrebbe intatta, producendo vari paesi ai massimi. Goldman Sachs stima che nel secondo trimestre dell’anno si registrerà in media un’offerta superiore alla domanda di 1,9 milioni di barili al giorno, pertanto intravede un nuovo calo dei prezzi. Il Wti americano ha chiuso ieri in calo dello 0,2% a 59,25 dollari al barile, mentre il Brent ha ceduto lo 0,7% a 64,91 dollari. Stamane, quest’ultimo si è riportato poco sopra i 65 dollari.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo e Goldman Sachs vede un ritorno a $40    

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