Petrolio, l’Iran produrrà anche a un dollaro e l’Arabia Saudita ha paura

Quotazioni del petrolio in lieve recupero, nonostante il rallentamento ufficiale della crescita cinese. Intanto, l'Iran potrebbe disporre di 45 milioni di barili pronti alla vendita.

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Quotazioni del petrolio in lieve recupero, nonostante il rallentamento ufficiale della crescita cinese. Intanto, l'Iran potrebbe disporre di 45 milioni di barili pronti alla vendita.

I dati sulla Cina hanno fermato oggi la caduta delle quotazioni del petrolio. La seconda economia mondiale ha importato nel 2014 la media di 10,32 milioni di barili al giorno, il 2,5% in più rispetto al 2014. La domanda, però, è attesa in rallentamento quest’anno, quando la crescita del pil potrebbe scivolare al 6,5% e diminuire ulteriormente al 6,3% nel 2016. In parte, Pechino potrebbe continuare a sostenere i prezzi, grazie all’accumulo delle riserve strategiche, che dovrebbe proseguire fino al 2020. Il rallentamento della crescita cinese è stato in linea con le attese nel 2015, quando il pil è aumentato del 6,9%, ai minimi dal 1990. Ma nel quarto trimestre, l’espansione economica è stato inferiore alle aspettative, pari solamente al 6,8%. E il manager di Capital Economics, Julian Evans-Pritchard, mette in discussione anche queste cifre ufficiali, sostenendo che, sulla base dei dati utilizzati dal server dell’istituto, nel quarto trimestre dello scorso anno l’economia cinese sarebbe cresciuta su base annua di appena il 4,5%. Ci sarà tempo per verificare l’esattezza dei dati ufficiali di Pechino, che se fossero considerati inaffidabili dal mercato, scatenerebbe un’ondata di vendite sui mercati finanziari. Per il momento, il vero tema dominante tra gli analisti e gli investitori è quello delle scorte di greggio prontamente disponibili in Iran. Non c’è assolutamente concordia su quanti barili abbia attualmente a disposizione Teheran sulle navi cargo in sosta nel Golfo Persico. Secondo Windward, dal raggiungimento dell’accordo nucleare a luglio ad oggi, il paese avrebbe già disposto la vendita di 18 milioni di barili, principalmente verso clienti asiatici, restando con appena 8,2 milioni di barili sulle navi, mentre complessivamente ne deterrebbe ben 45 milioni di barili.        

Scorte petrolio Iran: 45 milioni di barili?

Quindi, aldilà di quale sia la capacità dell’Iran di ripristinare i livelli di produzione pre-embargo (gli analisti stimano che quest’anno dovrebbe accrescere le estrazioni tra i 265 e i 400 mila barili al giorno), il punto è che sin da subito Teheran ha la possibilità di monetizzare la fine delle sanzioni, vendendo parte delle scorte, in attesa di essere in grado di tornare ai ritmi estrattivi del 2011, quando mediamente produceva ogni giorno sui 3,6 milioni di barili contro i 2,9 milioni attuali.

Di certo, la situazione dei conti pubblici e dell’economia in Iran migliorerà, perché quand’anche vendesse un solo barile in più rispetto alla settimana scorsa, sarebbero nuove entrate per il paese. E’ altresì vero che il prezzo del greggio, sceso sotto i 30 dollari e che potrebbe puntare persino ai 25 o 20 dollari al barile, non rappresenta una buona notizia nemmeno per il regime degli ayatollah, che si rende conto di essere tornato sui mercati esteri nel momento peggiore. Ma c’è un punto di forza, evidenziato nel corso di un’intervista al The Guardian dall’economista americana Anatole Kaletsky, secondo cui l’Iran sarebbe in grado di estrarre greggio dai pozzi fino a un prezzo minimo di 1 dollaro al barile, dietro solo all’Arabia Saudita. Ciò significa che per il paese persiano sarebbe possibile finanche che le quotazioni scendessero sotto i 10 dollari e puntassero verso lo zero, restando ugualmente sul mercato, grazie ai bassissimi costi di produzione.        

Battaglia tra Iran e Arabia Saudita per mercato europeo?

Inoltre, il bilancio pubblico iraniano si alimenta per solo un quarto delle entrate dei ricavi derivanti dalla vendita di petrolio, contro i 3 quarti dell’Arabia Saudita. Proprio quest’ultima inizia a temere la concorrenza del nemico sullo scacchiere mediorientale, ora che esso è libero di produrre quanto vuole e di vendere a chi meglio crede. La concorrenza più spietata potrebbe riguardare proprio il mercato europeo, dove già è in corso una battaglia tra sauditi e russi per alcuni paesi, come la Polonia e la Svezia, sinora riforniti quasi esclusivamente da Mosca, ma che stanno vedendo da qualche mese la presenza di Riad quale fornitore alternativo.

L’Iran rappresentava circa il 4% delle esportazioni complessive verso il Vecchio Continente, una percentuale residuale, ma che oggi come oggi non fa che incrementare la pressione al ribasso sui prezzi, a tutto beneficio dei consumatori europei.  

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