Petrolio, le quotazioni non torneranno sotto i $50 per il maggiore trader mondiale

Le quotazioni del petrolio resteranno sopra i 50 dollari al barile per Vitol Group, il maggiore trader mondiale di greggio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio resteranno sopra i 50 dollari al barile per Vitol Group, il maggiore trader mondiale di greggio.

Le quotazioni del petrolio non scenderanno sotto i 50 dollari al barile per un periodo prolungato. Lo sostiene Vitol Group, il più grande trader mondiale di greggio, che stando ai dati di gennaio commercia quotidianamente 5 milioni di barili di prodotti petroliferi. L’ad Ian Taylor sostiene che al di sotto di questa soglia non sarebbero possibili nuovi investimenti, ragione per cui egli vi veda una sorta di “floor”.

Le ragioni dell’ottimismo di Vitol Group

La domanda appare positiva per quest’anno, mentre la produzione negli USA starebbe rallentando, come dimostra la chiusura da 19 settimane consecutive degli impianti meno produttivi. Questo sarebbe sufficiente per segnalare un possibile movimento verso l’alto dei prezzi. Tuttavia, la settimana scorsa si è registrata il record di estrazioni quotidiane negli USA, pari a 9,38 milioni di barili al giorno, il livello più alto degli ultimi 3 decenni. Nonostante questo dato, Taylor sostiene che le quotazioni oscilleranno tra i 50 e i 70 dollari al barile nella seconda metà dell’anno. Al momento, il Wti americano tratta a 56,40 dollari al barile, invariato rispetto a ieri, mentre il Brent si attesta a 62,88 dollari. Lo spread tra i due tipi di greggio è, quindi, di 6,48 dollari in favore del petrolio europeo.   APPROFONDISCI – Petrolio: le quotazioni ai massimi da dicembre grazie alla Cina, ma occhio al dollaro   E anche Gunvor, un altro tra i 5 grandi trader mondiali con 2,5 milioni di barili commerciati ogni giorno, ritiene che il crollo delle quotazioni sia ormai alle spalle.

I dubbi e il dato su scorte USA

Dunque, la crisi del petrolio è finita? Presto per dirlo. Da una parte c’è la convinzione del mercato che il fondo sia stato toccato, tanto che mai come negli ultimi 8 mesi si registrano contratti “bullish”, siano essi corti o lunghi. Dall’altra, però, i fondamentali parlerebbero chiaro: la crisi di sovrapproduzione continua ad esistere e non si preannuncia alcun taglio dell’output al vertice OPEC del 5 giugno, mentre l’offerta potrebbe presto essere ancora più abbondante con la fine dell’embargo contro l’Iran. Lo stesso Taylor ammette che non ci sarebbe oggi alcuna convenienza nell’accumulare scorte sulle navi (offshore), dato il loro alto costo, che non si giustificherebbe con i prezzi attuali e le variazioni attese nei prossimi mesi. Se ciò è vero, però, significa che le compagnie americane dovrebbero fare affidamento solo sullo spazio disponibile dei serbatoi on-shore. ormai pieni per il 92%. Di questo passo, alla fine di maggio non ci sarebbe più dove immagazzinare il greggio; le compagnie dovrebbero immetterlo tutto sul mercato, allentando le importazioni e successivamente la produzione. Nel frattempo, le quotazioni ne risentirebbero abbastanza negativamente.   APPROFONDISCI – Petrolio: boom delle quotazioni dopo i dati USA, ma lo scenario resta “bearish”  

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Argomenti: Petrolio