Petrolio: le quotazioni ai massimi da dicembre grazie alla Cina, ma occhio al dollaro

Quotazioni del petrolio ancora in ascesa stamane, ai massimi degli ultimi 4 mesi. Due i fattori principali di questa crescita, ma restano i dubbi e bisogna prestare attenzione al dollaro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quotazioni del petrolio ancora in ascesa stamane, ai massimi degli ultimi 4 mesi. Due i fattori principali di questa crescita, ma restano i dubbi e bisogna prestare attenzione al dollaro.

Salgono ai massimi degli ultimi 4 mesi le quotazioni del petrolio. Stamane, sul pre-mercato, il prezzo del Wti americano sfiora i 58 dollari al barile a 57,94, in rialzo di 1,08 dollari, così come anche del Brent, ora a 63,91 dollari, in crescita di 72 centesimi. Dall’inizio dell’anno, il greggio USA è salito del 3,6%, il Brent del 4%, dopo avere toccato rispettivamente un minimo di 46,43 dollari il 17 marzo scorso e di 51,94 dollari al barile il 13 gennaio. Per trovare livelli più alti, invece, bisogna tornare indietro alla metà del dicembre scorso.

La Cina sostiene i consumi

Ad avere rinvigorito le quotazioni oggi sono due dati su tutti. Il primo è che la People’s Bank of China, la banca centrale cinese, ha tagliato il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche di 100 punti base (1%), la riduzione più elevata degli ultimi 6 anni, nel tentativo di stimolare così l’economia, grazie all’apporto di nuova liquidità sul mercato del credito. Infatti, le banche cinesi potranno accantonare meno denaro, in percentuale di quello raccolto, aumentando i prestiti.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni volatili su scorte USA e Cina e pessimismo dell’OPEC   La misura ha intonato positivamente i mercati finanziari di tutto il pianeta in queste ore, perché segnale che Pechino non intende cedere molto terreno sul fronte della crescita e sosterrà l’economia. Dopo gli USA, la Cina è la più grande consumatore di energia al mondo, per cui un aumento del suo pil oltre le attese (le più basse degli ultimi 25 anni) si tradurrebbe in una maggiore domanda di petrolio; da qui, le quotazioni in ascesa.

Produzione USA in calo?

Inoltre, per Bagher Hughes, la scorsa settimana sarebbero stati chiusi negli USA altri 26 impianti estrattivi, scesi adesso a 734. Si tratta del 19-esimo calo consecutivo, ma in rallentamento sulla settimana precedente. Ciò evidenzierebbe che la capacità estrattiva americana di greggio potrebbe già essersi portata ai minimi, ma dalle maggiori compagnie è arrivata la conferma che se anche il mercato fosse in ripresa, difficilmente si raggiungere la stessa capacità del 2014.   APPROFONDISCI – Petrolio, scorte USA cresciute di 10,95 milioni di barili. Serbatoi sempre più pieni   In sostanza, il mercato petrolifero si riequilibrerebbe con una riduzione dell’offerta globale, dopo che gli USA saranno stati costretti a tagliare l’output. Lo scenario appare alquanto ottimista, perché non solo la produzione in America resta ai massimi di sempre, ma essa cresce quasi ovunque, mentre i serbatoi americani sono quasi pieni e gli eccessi produttivi potrebbero presto non essere più accumulati, ma immessi sul mercato. E nel frattempo l’Iran si prepara a riattivare nuovi pozzi per tornare ai livelli del 2011, quando estraeva 1,1 milioni di barili al giorno in più, dopo che quasi certamente saranno eliminate le sanzioni ONU contro le sue esportazioni di greggio.   APPROFONDISCI – Petrolio: boom delle quotazioni dopo i dati USA, ma lo scenario resta “bearish”  

Il super-dollaro

Infine, occhio al cambio. La Grecia fa paura e gli investitori di tutto il mondo temono che una sua eventuale bancarotta, seguita da una possibile uscita dall’euro, potrebbe mettere in dubbio tutta l’impalcatura della moneta unica. Se ciò avvenisse, la fuga verso il dollaro accelererebbe. Al momento, il cambio euro-dollaro si attesta a 1,0783, lontano dai minimi di 1,0480 a cui era giunto un mese fa. E un biglietto verde più forte non incentiva le quotazioni del petrolio, perché rende questa materia prima più costosa per gli acquirenti non americani, indebolendone la domanda.   APPROFONDISCI – Cambio euro-dollaro, le previsioni oltre ai tassi e quella montagna di debiti in scadenza  

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Argomenti: Petrolio