Petrolio, le quotazioni ai massimi da 5 mesi ripiegano dopo i dati su Iraq e OPEC

Le quotazioni del petrolio sono in calo oggi dopo la pubblicazione dei dati su Iraq e OPEC. Contrastanti quelli sugli USA. Il rally delle ultime settimane potrebbe essere stato frettoloso.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio sono in calo oggi dopo la pubblicazione dei dati su Iraq e OPEC. Contrastanti quelli sugli USA. Il rally delle ultime settimane potrebbe essere stato frettoloso.

Le quotazioni del petrolio restano ai massimi da 5 mesi a questa parte, ma oggi hanno iniziato a ripiegare, dopo la pubblicazione dei dati sull’Iraq, il secondo produttore dell’OPEC, che ad aprile ha aumentato le sue esportazioni di greggio a 3,077 milioni di barili al giorno dai 2,98 del mese di marzo su una produzione complessiva di 3,66 milioni. E se l’Arabia Saudita, stando a Bloomberg, potrebbe avere prodotto mediamente 10 milioni di barili al giorno dai 10,3 del mese precedente, l’OPEC avrebbe aumentato l’output complessivo dai 29,6 milioni di barili quotidiani di marzo ai 31,3 di aprile contro un obiettivo di 30 milioni di barili al giorno, sforato già per 11 mesi. In più, la produzione negli USA sarebbe cresciuta di 7 mila barili al giorno la scorsa settimana, secondo un trader di Singapore, ai massimi degli ultimi decenni, mentre il serbatoio di Cushing, in Oklahoma, ha registrato un calo delle scorte di 514 mila barili a 61,7 milioni, quando era stato stimato un aumento di 400 mila barili. Lo stesso trader invita, però, a non abbandonarsi a facili entusiasmi, perché il dato di Cushing rifletterebbe per lo più il maggiore grado di utilizzo degli impianti di raffinazione e il fatto che, essendo i serbatoi quasi pieni, le scorte non potranno che diminuire.   APPROFONDISCI – Le quotazioni del petrolio schizzano ai massimi da 4 mesi, ma questo trend durerà?   Ci sarebbero anche altre ragioni per non ritenere che il rally di queste ultime settimane sia fondato su basi solide. Anzitutto, la produzione resta globalmente ai massimi di sempre, anche perché le compagnie petrolifere si sono protette contro un tonfo dei prezzi  con contratti riguardanti ben 500 milioni di barili, un fatto che le spingerebbe ancora oggi a non tagliare l’output con decisione. C’è, poi, il fattore cambio. Se è vero che nell’ultimo anno le quotazioni del petrolio si sono quasi dimezzate, nel frattempo il dollaro si è rafforzato di almeno il 20% contro le principali valute, euro incluso. Questo ha ridotto il calo dei prezzi percepito dai consumatori non americani, dato che il greggio si acquista in dollari. Pertanto, la domanda potrebbe reagire al crollo delle quotazioni meno di quanto non sarebbe opportuno per riequilibrare il mercato. E non dimentichiamo che entro i prossimi 2 mesi potremmo assistere a un aumento della produzione anche da parte dell’Iran, che approfittando della probabile fine dell’embargo contro le sue esportazioni, estrarrà dai pozzi più di un milione di barili in più al giorno, disponendo sin da subito circa 30 milioni di barili di scorte. Al momento, il Wti americano quota a 58,81 dollari al barile, in calo dello 0,57%, mentre il Brent si attesta a 66,31 dollari, -0,23%. Lo spread tra i due stringe a 7,50 dollari.   APPROFONDISCI – Quotazioni del petrolio e tassi zero, il circolo vizioso che fa tremare il mercato  

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Argomenti: Petrolio