Petrolio, le previsioni sulle quotazioni a breve: vediamo il possibile trend

Diversi fattori influenzeranno le quotazioni del petrolio nei prossimi mesi. Vediamo quelli principali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Diversi fattori influenzeranno le quotazioni del petrolio nei prossimi mesi. Vediamo quelli principali.

Ieri sera, le quotazioni del Brent sono scivolate sotto i 55 dollari al barile, registrando un calo di 2,15 dollari, mentre il Wti è sceso a 49,14 dollari, -95 centesimi, dopo che l’Iran e le sei potenze nucleari del pianeta hanno raggiunto un accordo preliminare sul programma di arricchimento dell’uranio della prima. L’intesa, che dovrà essere finalizzata entro giugno, potrebbe avere un impatto dirompente sul mercato del petrolio, perché eliminerebbe le sanzioni comminante dall’ONU contro Teheran nel 2011, che prevedono, tra l’altro, il divieto di esportare greggio. Per questo, la capacità produttiva iraniana è scesa in appena 3 anni dai 3,6 milioni di barili al giorno del 2011 ai 2,5 milioni di oggi, ma la Repubblica Islamica potrebbe riattivare alcuni pozzi, specie al confine con l’Iraq, tornando ai livelli del 2011 e aumentando così l’offerta globale, già stimata in eccesso per 1,5-2 milioni di barili al giorno.   APPROFONDISCI – Petrolio, perché le quotazioni ieri si sono impennate?  

Fine sanzioni Iran, bisogna attendere

A Teheran servirebbero almeno 3 mesi, stando alle analisi della International Energy Agency (IEA) per riattivare la capacità produttiva persa, ma alcuni traders marittimi e funzionari governativi hanno fatto presente nelle ultime settimane che il paese disporrebbe di una trentina di milioni di barili di greggio, accumulati sotto forma di scorte su 13 navi-cisterna nel Golfo Persico e che sarebbero immediatamente disponibili sul mercato non appena le sanzioni fossero ufficialmente rimosse o allentate.   APPROFONDISCI – Petrolio, tra Iran e Iraq è sfida a colpi di barili. E a godere sono i gestori dei serbatoi   Tuttavia, la reazione degli investitori ieri non è stata così robusta come ci si sarebbe aspettati. Nonostante il calo, le quotazioni sono rimane, specie per il Wti, ben al di sopra dei minimi registrati nell’anno, a dimostrazione che il mercato vorrebbe attendere prima di assumere una posizione più marcata. In effetti, il vero accordo arriverà solo alla fine di giugno e qualsiasi incidente di percorso potrebbe interrompere il negoziato, com’è ad oggi avvenuto svariate volte, sebbene in questa occasione Teheran dimostrerebbe una maggiore volontà di collaborare. Inoltre, sulla tempistica della rimozione delle sanzioni non c’è trasparenza. Fosse anche raggiunto il migliore accordo possibile da qua ai prossimi 3 mesi, c’è chi, come Bob McNally, consigliere dell’ex presidente George Bush, ritiene che le sanzioni rimarrebbero in vigore fino alla fine dell’anno o all’inizio del 2016, anche se ha ammesso che la loro fine potrebbe sempre essere anticipata.

Scorte e produzione petrolio USA

Aldilà dell’Iran, però, altri 2 dati segnalerebbero un trend calante per le quotazioni del petrolio nei prossimi mesi. Ieri, il report di Baker Hughes ha trovato che gli impianti petroliferi chiusi la scorsa settimana negli USA sono stati 11, scendendo complessivamente a 802, la metà dall’ottobre scorso, ma registrando il calo più contenuto delle ultime 15 settimane. In sostanza, la chiusura dei pozzi in America starebbe giungendo alla fine e ciò sarebbe il sintomo di una produzione non destinata a scendere, quando non lo ha fatto nemmeno in questi mesi, in cui le quotazioni si sono dimezzate. Al contrario, gli USA hanno prodotto ogni giorno a marzo 9,4 milioni di barili, il dato più alto dall’inizio delle rilevazioni IEA nel 1983.   APPROFONDISCI – Petrolio: quotazioni del Brent sotto i 55 dollari tra Iran, scorte USA e OPEC   Infine, le scorte USA sono ai livelli più alti di sempre: 471,4 milioni di barili. Oltre i due terzi dei serbatoi sarebbero stati già riempiti. Da qui alla fine di maggio, si stima, alcuni di essi, come quello di Cushing, in Oklahoma, non avrebbe più spazio disponibile. Tutto il greggio estratto dovrebbe così finire sul mercato; gli USA taglieranno le importazioni, la sovrapproduzione mondiale sarebbe ancora più evidente e le quotazioni potrebbero anche solo temporaneamente schiantarsi fino a 20-30 dollari al barile.

Super-dollaro

Più controverso l’andamento del dollaro, che si riflette con una correlazione negativa sui prezzi del greggio, il quale si compra in valuta americana. Il rialzo atteso dei tassi Fed potrebbe essere già stato del tutto scontato dal mercato, per cui è probabile che da qui ai prossimi mesi il dollaro non si rafforzi ulteriormente. Tuttavia, se per una qualche ragione lo facesse, sarebbe un ennesimo duro colpo per le quotazioni energetiche, in quanto colpirebbe la domanda degli acquirenti non americani.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo e Goldman Sachs vede un ritorno a $40    

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Argomenti: Petrolio