Petrolio, l’Arabia Saudita alza i prezzi e riduce lo sconto

L'Arabia Saudita riduce lo sconto sul petrolio per le consegne in Asia e USA, lanciando un probabile segnale rialzista al mercato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Arabia Saudita riduce lo sconto sul petrolio per le consegne in Asia e USA, lanciando un probabile segnale rialzista al mercato.

La Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita, ha comunicato di avere innalzato di 90 centesimi di dollaro al barile il prezzo di listino (“Official Selling Prices”) per le consegne di petrolio in aprile verso l’Asia e gli USA. Pertanto, lo sconto rispetto alla media praticata da Dubai e Oman si riduce a 1,40 dollari al barile dai 2,30 del mese scorso, il più alto degli ultimi 14 anni. Il taglio dello sconto è relativo a tutti i quattro tipi di greggio esportati da Riad. L’annuncio è di particolare importanza per il mercato petrolifero mondiale, perché i sauditi sono il primo esportatore al mondo di petrolio con circa 7,5 milioni di barili al giorno su una produzione quotidiana salita a febbraio mediamente a 9,85 milioni di barili, +130.000 su base mensile, registrando il livello più alto dal settembre del 2013.   APPROFONDISCI – Petrolio, produzione record negli USA e crescono le scorte. Dubbi sulle quotazioni  

Quotazioni petrolio stabili?

A novembre fu proprio la mossa di Riad di tagliare i prezzi di listino per le consegne a dicembre, nonostante il crollo delle quotazioni, a inasprirne la discesa nelle settimane successive. Il taglio dello sconto potrebbe essere il segnale che l’Arabia Saudita apprezzi una quotazione del greggio sui livelli attuali, ovvero intorno ai 60 dollari. Il ministro del Petrolio, Alì al-Naimi, ha dichiarato, ad esempio, che “il mercato appare calmo e la domanda cresce”. Sono parole moderatamente ottimiste, dopo che per mesi ha esternato di frequenza su un possibile crollo dei prezzi. Eppure, il mercato non sembra avere reagito in queste ore in maniera energica, nonostante altre notizie che spingerebbero a ipotizzare una risalita delle quotazioni: il premier israeliano Benjamin Netanyahu is è scagliato contro un possibile accordo con gli USA sul programma nucleare dell’Iran, cosa che potrebbe allontanare l’intesa tra Teheran e il gruppo dei “5+1”, impedendo una rimozione del blocco delle esportazioni di greggio della Repubblica Islamica; il vice-presidente di Lukoil, Leonid Fedun, ha stimato un possibile calo della produzione di petrolio russa di 800 mila barili al giorno al 2016, perché tra crollo dei prezzi  e sanzioni, le compagnie starebbero riducendo le estrazioni; l’Iraq ha esportato a febbraio mediamente 2,3 milioni di barili al giorno dai 2,4 del mese precedente. Per contro: cresce la produzione saudita, quella degli USA è ai massimi di sempre, si preannuncia in crescita a 800 mila barili al giorno quella della Libia e lo sconto di Riad, pur ridotto, è ancora elevato e al di sopra delle attese degli analisti, che erano pari a 1,10 dollari al barile.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo e prevista debolezza anche nel secondo trimestre    

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Argomenti: Petrolio