Petrolio in calo: correzione dei prezzi possibile, si allontanano i 50 dollari

Le quotazioni del petrolio si allontanano dalla soglia dei 50 dollari al barile. Una correzione del mercato appare possibile.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio si allontanano dalla soglia dei 50 dollari al barile. Una correzione del mercato appare possibile.

Sono in ripiegamento le quotazioni del petrolio stamane, dopo avere registrato un rialzo di quasi l’80% dai minimi toccati all’inizio dell’anno. Il prezzo del Wti americano scende adesso a 45,61 dollari, segnando un calo dello 0,68%, mentre quello del Brent scivola a 46,96 dollari, perdendo lo 0,87%. Alla base di questa inversione del trend ci sarebbero le prese di profitto dei traders, i quali avrebbero compreso che le probabilità di ulteriori guadagni nel breve termine sarebbero basse. Temporaneamente, quindi, il raggiungimento della soglia dei 50 dollari si allontana, anche perché i fondamentali non autorizzerebbero tanto ottimismo. Secondo ANZ Bank, ad aprile si sarebbe avuto un incremento record della produzione di greggio nei paesi dell’OPEC: +464 mila barili al giorno, la crescita mensile maggiore dal 1986. I barili estratti quotidianamente sarebbero così saliti a 33,217 milioni. Si consideri che il target informalmente perseguito dal cartello sarebbe di 31,5 milioni, per cui siamo ben aldilà degli impegni dei membri aderenti.

Produzione petrolio resta molto alta

D’altra parte, i siti estrattivi attivi sul territorio americano sarebbero diminuiti di 11 unità al termine della settimana scorsa, secondo Bagher Hughes, scendendo a 332, il livello più basso da sei anni e mezzo. A fronte di tutto questo, la produzione negli USA, però, risulta solo in lieve calo, a 8,94 milioni di barili al giorno, circa 600 mila barili in meno rispetto al picco di un anno fa, mentre le scorte sono salite a 540,6 milioni di barili al 22 aprile scorso, il livello più alto dal 1929. Questi dati ci suggeriscono, che la produzione resta complessivamente ai massimi nel mondo e che i cali accusati dagli USA sono ancora più che compensati dagli aumenti realizzati tra i paesi dell’OPEC. Un altro dato da non sottovalutare è il cosiddetto “contango”, ovvero la differenza positiva tra i prezzi negoziati per le consegne di greggio a un dato mese, rispetto a quelli di un mese precedente. Ebbene, questi si è pressoché dimezzato in poche sedute, arrivando agli attuali 1,30 dollari al barile per il Wti e intorno agli 1,50 dollari per il Brent, facendo riferimento alle quotazioni del dicembre 2017 rispetto a quelle del dicembre di quest’anno.      

Correzione possibile

Cosa significa? La curva dei prezzi si è appiattita, evidentemente suggerendo che i rialzi di queste settimane non sarebbero seguiti da aumenti dei prezzi significativi nei prossimi mesi. In un certo senso, è come se gli investitori si fossero resi conti che il +70-80% messo a segno in questi primi mesi dell’anno potrebbero bastare, visto che i fondamentali non lascerebbero ipotizzare di meglio. In questo momento, per aspirare a un prezzo appena superiore ai 50 dollari, bisogna spostarsi al gennaio dell’anno prossimo, quando un barile di Brent viene prezzato 50,10 dollari. D’altronde, la corsa dei prezzi di queste settimane potrebbe indurre diverse compagnie americane ad aumentare le estrazioni, anche se la riattivazione dei pozzi meno efficienti avverrebbe proprio con il raggiungimento della soglia dei 50 dollari. Per questo, ci sarebbe spazio per una correzione del mercato, anche se molto dipenderà dal trend del dollaro, che nel caso si rafforzasse nuovamente, colpirebbe i prezzi delle materie prime, mentre li sosterrebbe nel caso di un ulteriore indebolimento, dopo il -5,84% segnato contro le principali valute dall’inizio dell’anno.  

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio