Petrolio giù, cresce lo scetticismo sull’accordo e il futuro è grigio con le auto elettriche

Petrolio giù sullo scetticismo per l'accordo russo-saudita e le scorte USA. Ma il futuro potrebbe non essere migliore con il boom delle auto elettriche.

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Petrolio giù sullo scetticismo per l'accordo russo-saudita e le scorte USA. Ma il futuro potrebbe non essere migliore con il boom delle auto elettriche.

Giornata decisamente negativa per il mercato del petrolio, che mostra oggi un netto cedimento. Le quotazioni del Wti americano scendono del 3,55% a 30,74 dollari e quelle del Brent del 2,49% a 32,44 dollari al barile, segnando dall’inizio dell’anno un calo rispettivamente di 6,30 (-17%) e di 4,84 dollari (-13%), pur restando nettamente sopra i minimi dell’anno. L’ondata di vendite è riapparsa sui commenti di 2 ministri del Petrolio, uno saudita e l’altro iraniano.

Alì al-Naimi ha smorzato l’entusiasmo sull’accordo stretto nei giorni scorsi tra Arabia Saudita, Russia, Venezuela e Qatar per il “congelamento” della produzione ai livelli di gennaio, sostenendo, anzitutto, che non ci sarà alcun taglio, come sperato dagli operatori del settore, e spiegando anche di ritenere che in pochi si aggiungeranno all’intesa, nonostante il desiderio ostentato di volere rallentare il ritmo delle estrazioni.

Scetticismo su accordo petrolio russo-saudita

Dal canto suo, Bijan Zanganeh ha definito “ridicolo” l’accordo, al quale l’Iran pure guarda con favore, ma che evidentemente non riscuote un sostegno convinto. L’Iran è da appena un mese tornato ad esportare greggio sui mercati, mirando a raggiungere al più presto i livelli di produzione pre-embargo, pari a quasi un milione di barili in più al giorno di quelli attuali. E, infine, l’Iraq ha segnalato cautela nell’adesione all’accordo russo-saudita, in quanto deve tenere in considerazione gli investitori stranieri, che rendono possibile lo sfruttamento dei giacimenti del paese. Queste esternazioni non lasciano ipotizzare alcuna intesa di più vasta portata, in vista del meeting dei membri dell’OPEC di metà marzo, chiesto e ottenuto dal Venezuela, dopo mesi di incessanti sollecitazioni a Riad, che di fatto del cartello è il leader.        

Eccesso offerta petrolio persiste

In tutto, il congelamento riguarda oltre 24 milioni di barili al giorno, ovvero più di un quarto dell’offerta globale. Tuttavia, non agevolerebbe l’assorbimento dell’eccesso di offerta, stimato in un paio di milioni di barili al giorno e che la IEA (“International Energy Agency”) valuta in 1,75 milioni mediamente nel corso del primo semestre di quest’anno, +250.000 barili al giorno rispetto alle previsioni di un mese fa.

Pertanto, servirebbe che altri tagliassero la loro produzione o che risalisse drasticamente la domanda globale, entrambi eventi abbastanza improbabili, dato che l’OCSE ha appena tagliato le stime sulla crescita economica mondiale e che le scorte USA segnalerebbero tutto, tranne un drastico calo dell’output americano, il terzo produttore del pianeta con oltre 9 milioni di barili al giorno.

Scorte petrolio USA in continua crescita

Anzi, ieri l’American Petroleum Institute, una società di lobbying del settore, ha diramato le stime sulle scorte accumulate sul territorio USA al termine della settimana scorsa, risultate cresciute, a suo avviso, di 7,1 milioni, più dei 3,4 milioni di crescita attesi dalla media degli analisti. Il dato ufficiale sarà pubblicato questo pomeriggio dal Dipartimento dell’Energia di Washington, ma è chiaro che l’accumulo delle scorte – già a 504,1 milioni di barili, il record di sempre e al netto dell’eventuale incremento della settimana scorsa – evidenzi una produzione USA in costante eccesso sulla domanda. Quest’ultimo è atteso solo in lieve calo nella seconda parte dell’anno da parte dell’agenzia di rating Fitch, che ha poco fa tagliato le stime sui prezzi del greggio a 35 dollari al barile nel corso dell’intero 2016 e con riferimento sia al Wti che al Brent, citando tra i fattori di debolezza proprio l’accumulo delle scorte, avvenuto in un clima invernale relativamente mite. L’equilibrio tra domanda e offerta, aggiunge l’istituto, sarebbe raggiunto solo nel 2017.      

Boom auto elettriche, guai in vista per petrolieri

E lo scenario nel lungo periodo potrebbe riservare qualche cattiva sorpresa alle compagnie del settore, qualora le vendite di auto elettriche continuassero ad aumentare ai ritmi attuali. Lo scorso anno sono cresciute del 60% a circa un milione di unità, meno di un millesimo di tutti i veicoli circolanti nel pianeta. Tuttavia, il solo fatto che i maggiori costruttori automobilistici e persino Apple e Google stiano investendo massicce risorse per la costruzione di auto elettriche pure sempre più efficienti e potenti dovrebbe suonare come un allarme per i produttori di greggio.

L’OPEC continua a stimare all’1% la percentuale di vendite di questi veicoli sul totale nel 2040, confidando evidentemente in una crescita abbastanza piatta da qui ai prossimi decenni. Ma se le vendite crescessero ai ritmi di questi mesi, si calcola che entro il 2023 si registrerebbe un eccesso di offerta di petrolio di 2 milioni di barili al giorno, sui livelli simili a quelli odierni. In pratica, si avrebbe una nuova fase di crollo delle quotazioni. E se l’ipotesi imprevista vi sembra poco plausibile, tenete presente che nessuno aveva previsto 2 anni fa che di lì a breve si sarebbe andati a sbattere contro un crollo dei prezzi del 70%. Sarebbe il secondo grave imprevisto in appena un decennio per i petrolieri.  

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