Il petrolio ci costa il 20% in meno quest’anno, prezzi in risalita in autunno?

Alcuni eventi rafforzerebbero i prezzi del petrolio, ma esistono dubbi sul possibile rally autunnale. Vediamoli.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Alcuni eventi rafforzerebbero i prezzi del petrolio, ma esistono dubbi sul possibile rally autunnale. Vediamoli.

Dall’inizio dell’anno, le quotazioni del petrolio sono diminuite del 9% a 51,61 dollari al barile di questi minuti, ma considerando che nel frattempo il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 12%, a noi clienti dell’Eurozona costa oltre il 20% in meno rispetto al 31 dicembre scorso. Su base annua, al netto dell’effetto cambio, le variazioni dei prezzi risultano nulle. A guidare oggi il mercato è il timore di una persistente sovrapproduzione mondiale, come emergerebbe anche dai dati altalenanti della Libia, le cui estrazioni nel pozzo più grande del paese, quello di Sharara, sono aumentate di 30.000 barili al giorno da domenica a ieri, arrivando a 230.000 barili.

Eppure, con l’arrivo dell’autunno potrebbero esserci sorprese rialziste per il greggio. La prima arriverebbe dal Venezuela, dove tra ottobre e novembre la compagnia petrolifera statale PDVSA dovrà pagare debiti in scadenza per 3,5 miliardi. Date le estreme difficoltà finanziarie di Caracas, dove le riserve valutarie sono scese sotto la soglia dei 10 miliardi, di cui appena 3 disponibili cash, cresce il rischio di default per la società, che nei fatti è assimilata allo stato. (Leggi anche: Le convulsioni del Venezuela peseranno sul petrolio)

Rischio default Venezuela

Un evento del genere provocherebbe ripercussioni pesanti sulla produzione nazionale, perché PDVSA già oggi registra una produzione calante, a causa dell’assenza di liquidità con cui finanziare gli investimenti per mantenere stabili o potenziare le estrazioni. Queste rischiano di diventare ancora più difficili, qualora nessuna società straniera collaborasse più nel fornire mezzi e tecnologia per estrarre e Russia e Cina chiudessero i rubinetti del credito. In ballo vi sarebbero 1,9 milioni di barili al giorno, ci cui i tre quarti esportati all’estero.

Qualche analista ha azzardato che nel caso di default del Venezuela, le quotazioni del petrolio arriverebbero fino a 70-80 dollari. Una previsione forse abbastanza ardita, sta di certo che la tendenza dei prezzi sui mercati sarebbe certamente crescente, scontando gli investitori le incertezze sull’offerta dello stato con le più alte riserve di greggio al mondo.

Il caso USA-Iran sul nucleare

E c’è anche il caso Iran a tenere banco. L’amministrazione Trump potrebbe accusare Teheran di non rispettare l’accordo sul nucleare, firmato alla fine del 2015 e che ha portato alla fine delle sanzioni contro le sue esportazioni dall’inizio dello scorso anno. A differenza del predecessore Barack Obama, Donald Trump si mostra contrario all’intesa, preferendo l’alleanza con i sauditi nello scacchiere mediorientale. Se l’embargo fosse ripristinato, si avrebbe un’immediata contrazione dell’offerta mondiale di greggio, con conseguente ascesa delle quotazioni internazionali. (Leggi anche: Petrolio e nucleare in gioco alle elezioni in Iran)

Dubbi sul rally

Presto per brindare a un rinvigorimento dei prezzi, però. In primis, perché il Venezuela di Nicolas Maduro ha sempre segnalato di volere adempiere alle sue obbligazioni con l’estero, anche al costo di comprimere i consumi interni a livelli indicibili. Secondariamente, perché Washington non prenderebbe a cuor leggero alcuna decisione estrema sull’Iran. Al momento, tra le due capitali vi è solo un’accensione dei toni.

E c’è una terza ragione per dubitare del rally autunnale. L’amministrazione Trump potrebbe ottenere finalmente dal Congresso USA il taglio delle tasse così tanto promesso e sbandierato da mesi per sostenere la crescita economica. I mercati reagirebbero a tale misura con un rafforzamento del dollaro, che quest’anno ha perso mediamente l’8,8% contro le altre valute. E un dollaro più forte tenderebbe a deprimere le quotazioni delle materie prime, espresse nella divisa americana, per cui il petrolio subirebbe una pressione al ribasso. (Leggi anche: Taglio delle tasse negli USA ci sarà per gli economisti)

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, Presidenza Trump, quotazioni petrolio, super-dollaro