Petrolio: boom inatteso delle quotazioni, ecco cosa sta accadendo in queste ore

Le quotazioni del petrolio sono letteralmente schizzate tra ieri e oggi, nonostante i dati deboli del mercato. Ecco cosa è accaduto e cosa ci aspetterebbe nelle prossime ore.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio sono letteralmente schizzate tra ieri e oggi, nonostante i dati deboli del mercato. Ecco cosa è accaduto e cosa ci aspetterebbe nelle prossime ore.

Nonostante i dati del Dipartimento dell’Energia di Washington indicassero ieri che le scorte di petrolio negli USA sono cresciute la scorsa settimana di 8,17 milioni di barili, toccando la bellezza di 466,6 milioni di barili, molto oltre le attese, le quotazioni sia del Wti che del Brent sono letteralmente schizzate, passando dai poco più di 47 dollari al barile a quasi 52 dollari le prime e dai poco meno di 56 fino a un massimo di 59,71 dollari le seconde.   APPROFONDISCI – Petrolio: scorte USA salgono di 8,17 milioni di barili, vediamo cosa significa   Un vero e proprio boom impensabile fino al tardo pomeriggio di ieri, anche perché i fondamentali suggerirebbero un trend opposto a quello che si sta registrando in queste ore. Che cos’è successo?

Scontri Yemen

L’impennata dei prezzi ha a che fare con le nuove tensioni geo-politiche nel Medio Oriente. L’Arabia Saudita ha guidato ieri sera alcuni raid aerei contro i ribelli sciiti Houthi nello Yemen, mentre il presidente sunnita Mansour Hadi lasciava il paese, raggiungendo il porto di Aden. I primi sono sostenuti dall’Iran, il presidente è, invece, un alleato di Riad. I bombardamenti aerei riaccendono le tensioni nell’area. Lo Yemen produce ogni giorno appena 133 mila barili di petrolio, 39-esimo produttore mondiale, rappresentando lo 0,2% dell’offerta mondiale, ma i combattimenti si stanno tenendo nello stretto di Bab el-Mandeb, dove transitano quotidianamente 3,8 milioni di barili di greggio. Se gli scontri dovessero portare a un blocco, anche solo temporaneo, sarebbe impedito il passaggio del petrolio dal Golfo Persico verso il Canale di Suez, così come il raggiungimento delle navi cariche dal Nord America e l’Asia.   APPROFONDISCI – Petrolio, si scatena la guerra dei prezzi in Asia. Iran e Iraq contro l’Arabia Saudita   Dunque, il mercato sta prezzando in queste ore questo rischio, sebbene potrebbe avere iper-reagito e potremmo assistere nelle prossime ore a un ripiegamento delle quotazioni altrettanto repentino.

Fine sanzioni Iran?

Anche perché entro la fine di marzo, all’Iran potrebbero essere ridotte o annullate le sanzioni ONU, che dal 2011 ad oggi prendono di mira le sue esportazioni, tra l’altro, di petrolio e le transazioni finanziarie. Pertanto, Teheran potrebbe riportarsi in poche settimane alla capacità produttiva di 4 anni fa, pari a 3,6 milioni di barili al giorno, 1,1 milioni in più di quella odierna. Le esportazioni potrebbero raddoppiare in appena 3 mesi, secondo la International Energy Agency.   APPROFONDISCI – Petrolio, la produzione OPEC sale ancora ad ottobre. E l’Iran raddoppierà il gas senza le sanzioni   Ma gli effetti del ritiro delle sanzioni potrebbero essere immediati. L’Iran avrebbe accumulato nei grossi serbatoi del Golfo Persico scorte di petrolio, stimate da Bloomberg tra i 7 e i 35 milioni di barili, anche se per alcuni funzionari USA, i livelli potrebbero essere la metà, ovvero tra i 7 e i 14 milioni di barili. In ogni caso, sarebbe un’offerta immediatamente disponibile sul mercato e che l’Iran utilizzerebbe per aumentare sin da subito la sua offerta e rimpinguare le casse statali. Le quotazioni del Brent e del Wti non sarebbero sostenibili su questi livelli, il calo è più che probabile. Ma nelle prossime ore potrebbe prevalere più la reazione agli eventi in corso nel Golfo Persico. Una mano di aiuto ai prezzi la darà anche il cambio euro-dollaro, che ha sfondato stamane la soglia di 1,10. L’indebolimento del biglietto verde rende meno costoso il greggio, che si compra in dollari, stimolando così la domanda.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni volatili su scorte USA e Cina e pessimismo dell’OPEC    

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Argomenti: Petrolio