Petrolio: boom delle quotazioni dopo i dati USA, ma lo scenario resta “bearish”

Boom delle quotazioni del petrolio, ai massimi dell'anno. Ma lo scenario non sembra tale da giustificare l'impennata dei prezzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Boom delle quotazioni del petrolio, ai massimi dell'anno. Ma lo scenario non sembra tale da giustificare l'impennata dei prezzi.

Le quotazioni del petrolio si sono portate ai massimi dell’anno ieri, con il Wti che ha guadagnato quasi il 6%, sfondando la barriera dei 57 dollari al barile, mentre il Brent ha superato i 63 dollari. Si tratta di valori superiori ai picchi toccati in febbraio. L’accelerazione è arrivata dopo la pubblicazione dei dati del Dipartimento dell’Energia di Washington sulle scorte di greggio negli USA alla fine della settimana scorsa, cresciute di 1,29 milioni di barili a oltre 480 milioni, ma di appena un terzo rispetto alle attese degli analisti, al ritmo più basso di quest’anno. Allo stesso tempo, il governo americano stima un calo della produzione in aprile in America di 45 mila barili al giorno. Sarebbe la prima contrazione dal 2011. Elementi, che stanno facendo pensare al mercato che il prezzo del petrolio abbia già toccato i minimi e sarebbe destinato alla ripresa.   APPROFONDISCI – Petrolio, perché la risalita delle quotazioni appare ingiustificata   La realtà dei dati è molto più complessa e non pare affatto dipingere un quadro tonificante per le quotazioni. L’OPEC ha prodotto a marzo 30,7 milioni di barili al giorno, +900 mila rispetto a febbraio, con l’Arabia Saudita schizzata a 10,3 milioni. L’Iran è prossima a un accordo sul nucleare con le altre potenze mondiali (leggasi le parole ottimiste di ieri del segretario di stato USA, John Kerry) e già in estate si vedrebbe annullate le sanzioni contro le sue esportazioni di petrolio, potendo tornare alla capacità produttiva del 2011, aumentando le estrazioni di oltre 1 milione di barili al giorno in pochi mesi e avendo sin da subito a disposizione una trentina di milioni di barili  da cedere sul mercato e accumulate sinora come scorte in 13 navi-cisterna nel Golfo Persico.   APPROFONDISCI – Petrolio, le quotazioni potrebbero crollare per lo scontro dentro l’OPEC e con gli USA   La domanda di petrolio in Cina potrebbe già essere rallentata. Pechino ha aumentato le sue richieste negli ultimi mesi, approfittando del crollo delle quotazioni, ma adesso ha i serbatoi delle riserve strategiche quasi pieni. Lo stesso dicasi per gli USA, dove gli stessi dati dell’EIA hanno mostrato ieri che i serbatoi sono colmi al 92%. Entro maggio potrebbe non esserci più spazio per immagazzinare gli eccessi produttivi delle compagnie americane, che pur rallentando la produzione, restano ai massimi di sempre per output. Nell’insieme, quindi, il boom di queste ultime sedute appare ingiustificato, se non come prospettiva a breve termine. Non dimentichiamo, infine, che la maggior parte delle compagnie americane è oberata  dai debiti ed è costretta a pompare petrolio sul mercato per tenere alti i flussi di cassa con cui onorare le scadenze.   APPROFONDISCI – USA: i bond energetici fanno paura, ecco perché la produzione di greggio sale   E poco fa l’OPEC ha innalzato a 2,54 milioni di barili  al giorno le stime sull’eccesso di offerta nel primo trimestre dell’anno, intravedendo una domanda più debole rispetto a quella indicata dalla Energy International Agency, a 92,5 milioni di barili al giorno, +1,17 milioni rispetto al 2014. In media, l’Organizzazione stima che i paesi non membri aumenteranno la produzione di 680.000 barili al giorno, mentre la Russia ad oggi tiene l’output giornaliero a 10,71 milioni di barili, sebbene le prospettive per il futuro siano meno certe.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Petrolio