Petrolio atteso in calo fino ai 10 dollari e il suo destino è legato allo yuan

Le quotazioni del petrolio sono scese già poco sopra i 30 dollari, ma potrebbero sprofondare fino ai 10 dollari al barile. Il destino del greggio è legato nel breve a quello dello yuan.

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Le quotazioni del petrolio sono scese già poco sopra i 30 dollari, ma potrebbero sprofondare fino ai 10 dollari al barile. Il destino del greggio è legato nel breve a quello dello yuan.

Seduta nera per il petrolio, che al momento perde il 2,83% per il Wti e il 3,17% per il Brent, scendendo rispettivamente a 30,52 e 30,55 dollari al barile. Nel corso delle prime ore di contrattazioni, le perdite hanno toccato il 6%. A determinare la nuova ondata di pessimismo sul mercato è stata una serie di dichiarazioni profondamente “bearish” di alcuni analisti. Morgan Stanley ha abbassato le sue stime sui prezzi per quest’anno dal range 56-60 precedentemente atteso per Wti e Brent a 37 dollari al barile per entrambi in media. Secondo l’istituto, le quotazioni potrebbero scivolare fino a 20-25 dollari, qualora la People’s Bank of China svalutasse ulteriormente lo yuan. Standard Chartered è ancora più pessimista, arrivando a prevedere una discesa fino ai 10 dollari, sostenendo che non ci sarebbe alcun fondo apparente per il greggio, il quale sarebbe così guidato da alcuni parametri finanziari, quali potrebbero essere la forza del dollaro e il mercato azionario. Anche Barclays parla di “deterioramento delle condizioni del mercato”, annunciando un taglio delle previsioni per l’anno in corso. Lo stesso fa Société Générale. D’altronde, gli stessi fondamentali non spronerebbero all’ottimismo: il Dipartimento dell’Energia di Washington stima un calo della produzione negli USA di 116 mila barili a febbraio sul mese precedente, un dato simile a quello di gennaio, ma inferiore alle attese degli analisti dei mesi scorsi. In pratica, l’ennesima conferma sul rallentamento troppo flebile dell’output americano, mentre non si avverte alcun freno nel resto del pianeta. Da qui, il -20% sinora rimediato per le quotazioni dall’inizio dell’anno.    

Previsioni petrolio negative anche nel medio-lungo termine

E fonti della UE rivelano che da lunedì prossimo le sanzioni contro l’Iran potrebbero essere revocate del tutto, in seguito all’accordo sul nucleare di 6 mesi fa.

Pertanto, tra pochi giorni dovremmo assistere a una graduale ripresa delle esportazioni di Teheran, che nel giro di 3 mesi sarebbe in grado di aumentare la sua offerta di mezzo milione di barili al giorno. Un evento ultra-scontato, ma che sommato alle altre notizie “bearish” di questa fase, non fa che affievolire le aspettative. Fatto sta che la curva dei contratti futures è diventata più ripida: per le consegne a dicembre, il Brent viene oggi venduto poco sopra i 38 dollari dai 40 della seduta di ieri. Le quotazioni sono attese decisamente al di sotto dei 50 dollari al barile persino per la fine del 2018, le cui consegne sono oggi valutate a 47,40 dollari. Al momento, l’orizzonte temporale dei contratti futures arriva fino al 2024, quando il Brent è atteso a 54 dollari. In teoria, una curva più ripida rappresenta una buona base per una possibile ripresa delle quotazioni. Infatti, alle compagnie petrolifere converrebbe tagliare la produzione per estrarre il greggio in momenti migliori, oppure ammassare le scorte nei serbatoi, in attesa che i prezzi risalgono. Chiaramente, affinché quest’ultima operazione abbia un senso economico, è necessario che il prezzo dell’affitto dei tank e delle navi cargo risulti non superiore all’aumento atteso dei prezzi per il periodo.    

Legame tra petrolio e yuan nel breve termine

Il problema, in verità, è che lo spazio fisico rimanente nei serbatoi americani sarebbe scarso, per cui questi non sarebbero in grado di contenere a lungo gli eccessi produttivi delle compagnie USA, mentre sul piano globale si assiste a un livello di scorte pari a 3 miliardi di barili. Ciò sta spingendo il costo dell’affitto delle navi cargo ai massimi dal picco raggiunto nella metà del 2008, quando le quotazioni del Brent erano schizzate fino al record di 146 dollari. Per la legge della domanda e dell’offerta, infatti, a fronte di un aumento della richiesta di spazio da parte delle compagnie per il deposito delle scorte, cresce il costo di affitto giornaliero. A questo punto, il principale driver a breve per il greggio è lo yuan. Più esso sarà svalutato, maggiore sarà per la Cina il costo delle importazioni energetiche, per cui minore ne risulterà tendenzialmente la domanda. Ecco, quindi, che le discesa in zona 20 dollari potrebbe dipendere essenzialmente dalle mosse della seconda economia del pianeta, ormai chiaramente in deciso rallentamento.

 

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