Petrolio ai massimi da settembre: sembra il 1979, ecco perché non lo sarà

L'attacco USA, ordinato dal presidente Trump, contro massimi esponenti sciiti di Iran e Iraq all'aeroporto di Baghdad ha fatto impennare le quotazioni del petrolio ai massimi da 4 mesi. E torna alla memoria il 1979.

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L'attacco USA, ordinato dal presidente Trump, contro massimi esponenti sciiti di Iran e Iraq all'aeroporto di Baghdad ha fatto impennare le quotazioni del petrolio ai massimi da 4 mesi. E torna alla memoria il 1979.

Quotazioni del petrolio in rialzo di oltre il 3% sopra 68 dollari per ogni barile di Brent, ai massimi da 4 mesi, vale a dire dalla metà del settembre scorso, quando s’impennarono sulle tensioni in Medio Oriente esplose a seguito a un attacco iraniano ai danni del principale sito estrattivo saudita di Aramco. Anche stavolta si tratta di un attacco, ma ordinato dal presidente Donald Trump all’aeroporto di Baghdad contro il generale iraniano Qassem Soleimani, vicinissimo all’ayatollah Khameini, e Abu Mahdi Al-Muhandis, a capo delle forze pro-iraniane in Iraq e che nei giorni scorsi aveva invitato la folla ad occupare l’ambasciata americana nella capitale irachena. Sarebbero rimaste uccise altre cinque persone.

Anche l’oro s’impenna, arrivando ai massimi da 4 mesi, prezzando al momento 1.544 dollari l’oncia sulla fuga degli investitori verso i cosiddetti beni-rifugio, tra cui lo yen, il cui tasso di cambio contro il dollaro scende per la prima volta da ottobre sotto 108. Se quanto accaduto alla fine dell’estate scorsa vale come guida, le tensioni sui mercati sono destinate a durare poco. Tuttavia, essendo coinvolta direttamente l’America, potrebbe essere diverso. A tale proposito, ricorre alla memoria il 1979, anno in cui l’ayatollah Khomeini cacciava lo Shah di Persia e dava vita alla cosiddetta Rivoluzione Islamica, occupando tra l’altro l’ambasciata americana a Teheran per 444 giorni.

L’allora presidente americano Jimmy Carter si mostrò molto debole nell’esitare una risposta credibile e quando dopo quasi un anno e mezzo cercò di liberare gli ostaggi, facendoli fuggire tramite elicottero, il salvataggio si rivelò fatale per via di un tragico incidente. Carter perse la presidenza contro il repubblicano Ronald Reagan.

E iniziò tutta un’altra storia. Trump, memore di quanto accadde una quarantina di anni fa, avrebbe adottato le immediate contromisure per non mostrarsi debole e sventare eventuali tentativi di occupazione dell’ambasciata USA in Iraq, dove le forze filo-iraniane pretendono che il Parlamento neghi la copertura legale ai 5.000 soldati americani stanziati nel paese, solidarizzando con il vecchio nemico sciita.

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Nuova escalation militare nel Medio Oriente?

In teoria, l’attacco della Casa Bianca dovrebbe fermarsi qui, non essendovi alcuna intenzione di giungere alle conseguenze estreme con l’Iran. Ma gli effetti collaterali di questo scontro non possono escludersi, essendovi in corso da tempo una “proxy war” tra Iran e Arabia Saudita, sinora disputata su territori terzi, come il martoriato Yemen, ma anche la Siria. Lo scenario geopolitico non sembra evolversi positivamente nell’area, ragione per cui le tensioni sui mercati potrebbero assumere natura più strutturale di quanto non appaia. Su tutto, però, prevalgono le elezioni presidenziali di novembre negli USA, che Trump intende rivincere senza correre rischi inappropriati. Difficile immaginare, ad esempio, che direttamente o meno avalli una guerra con l’Iran e che lasci esplodere il prezzo del greggio, quando ha dimostrato sinora che punta all’esatto contrario, cioè ad accrescere la produzione domestica e al contempo a mitigare il costo del carburante alla pompa per non indisporre gli automobilisti americani.

Certo, di per sé non saranno le elezioni a scongiurare criticità ulteriori nel Medio Oriente. Del resto, nemmeno Carter voleva certo giocarsi la presidenza e per eccesso di prudenza la perse. Trump ha giocato d’anticipo, ma non intenderebbe calcare la mano. Saremmo all’avvertimento, insomma, non proprio all’inizio di un nuovo conflitto. Petrolio e oro dovrebbero trovarsi altri driver per quest’anno, anche se l’imponderabile resta sempre dietro l’angolo.

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