Petrolio: accordo OPEC rispettato solo dai sauditi, Venezuela ha bluffato

L'accordo OPEC sul taglio dell'offerta di petrolio sta funzionando, ma solo grazie all'Arabia Saudita. Il Venezuela, che aveva scalpitato per mesi, è a meno di un quinto dal traguardo.

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L'accordo OPEC sul taglio dell'offerta di petrolio sta funzionando, ma solo grazie all'Arabia Saudita. Il Venezuela, che aveva scalpitato per mesi, è a meno di un quinto dal traguardo.

Deciso rialzo per le quotazioni del petrolio, con il Brent a 56,45 dollari (+1,47%) e il Wti americano a 53,69 dollari (+1,30%), dopo che l’Agenzia internazionale per l’energia ha pubblicato i dati relativi all’implementazione alla fine di gennaio dell’accordo OPEC sul taglio della produzione.

A fronte di un impegno per la riduzione dell’offerta di 1,16 milioni di barili al giorno, siglato nel novembre scorso, l’obiettivo risultava al 31 gennaio raggiunto al 90%, con la produzione di greggio tra i 14 membri del cartello in calo di 1,04 milioni di barili al giorno.

Tuttavia, a rispettare l’intesa sono stati sostanzialmente i paesi del Golfo Persico, oltre ad Angola ed Ecuador, mentre per il resto la strada da compiere è in alcuni casi ancora lunga. Nel dettaglio, l’Arabia Saudita risulta avere abbassato la produzione di 560.000 barili al giorno contro i 490.000 dell’obiettivo, mentre il Kuwait l’ha ridotta esattamente di quei 130.000 barili quotidiani per i quali si era impegnato. Il Qatar ha ridotto il proprio output di 40.000 barili al giorno contro i 30.000 dell’accordo, mentre a metà dell’opera è l’Iraq, che ha tagliato di 110.000 su 210.000. (Leggi anche: Petrolio, USA pronti a sfruttare accordo OPEC)

Il bluff del Venezuela

Al di fuori dell’area mediorientale, ad avere fatto la propria parte più del dovuto sono stati l’Angola con 110.000 barili al giorno in meno (-80.000 era l’accordo), mentre l’Ecuador ha partecipato con 27.000 barili al giorno su 30.000. Il caso paradossale è il Venezuela ha sinora tagliato solamente per il 18% di quei 100.000 barili concordati con il resto dell’OPEC, quando è stato il membro più attivo nel richiedere che fosse raggiunto un accordo per ravvivare le quotazioni.

Caracas avrebbe bluffato, facendo ricadere ad oggi sui partner del cartello il peso del riequilibrio del mercato petrolifero, intenzionata a sfruttarne l’aumento dei prezzi per cercare di far entrare più dollari con le esportazioni di greggio, di fatto unica sua fonte di accesso alla valuta straniera pesante. (Leggi anche: Crisi Venezuela, petrolio invenduto ed esportazioni in calo)

Sauditi unici veri grandi esecutori dell’accordo OPEC

E il caso venezuelano appare ancora più paradossale, se si considera che su una dozzina di navi cargo nel Mar dei Caraibi tiene in sosta da settimane 750.000 barili, non avendo modo di farle approdare ai porti di destinazione, in assenza di liquidità con la quale provvedere alla spedizione e alla pulizia dei serbatoi.

I sauditi, che sono i leader dell’OPEC con oltre 10 milioni di barili al gioco estratti, avevano fiutato il possibile bluff di alleati come il Venezuela, crollato da mesi sotto i colpi di una violenta crisi economica e dell’iperinflazione. I dati delle prime settimane dall’accordo sembrano dare loro ragione. Bisogna vedere, però, quanto ancora Riad abbia intenzione di sostenere quasi da sola i prezzi del mercato globale, essendo in pochi a segnalare di collaborare. Ricordiamo che Iran, Libia e Nigeria sono esclusi dall’accordo. (Leggi anche: Accordo OPEC, perché sauditi si sono decisi a tagliare offerta petrolio)

Sempre l’Aie ha stimato un aumento della domanda petrolifera globale di 1,4 milioni di barili al giorno per quest’anno, più delle previsioni precedenti, anche se sempre in rallentamento rispetto al 2016. Quanto, infine, agli altri 11 paesi produttori, esterni all’OPEC, ma che con quest’ultima avevano concordato un taglio di 540.000 barili al giorno, l’agenzia stima che il loro impegno sarebbe stato onorato per la metà, essendo stati estratti tra Russia, Kazakistan e gli altri 269.000 barili in meno. Grazie a queste azioni, le scorte petrolifere dovrebbero diminuire nei primi sei mesi dell’anno di 600.000 barili al giorno.

 

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