Petrolio, accordo OPEC tutto da realizzare: offerta record a novembre

L'offerta di petrolio continua a crescere e l'attuazione dell'accordo OPEC resta tutt'altro che scontata. Le quotazioni potrebbero ripiegare nel prossimo futuro.

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L'offerta di petrolio continua a crescere e l'attuazione dell'accordo OPEC resta tutt'altro che scontata. Le quotazioni potrebbero ripiegare nel prossimo futuro.

Che l’accordo OPEC siglato la settimana scorsa a Vienna per tagliare l’offerta di petrolio da parte dei 14 membri del cartello a 32,5 milioni di barili al giorno sia tutto da realizzare, lo sappiamo già. Ridurre la produzione di quasi 1,2 milioni di barili quotidiani non sarà un’impresa facile, specie se si apprende che a novembre (dati Reuters), il cartello avrebbe estratto la media giornaliera di 34,19 milioni di barili, in rialzo dai 33,82 milioni di ottobre e segnando un nuovo record.

E anche la Russia, che si è detta disponibile a dare una mano per ridurre l’eccesso di offerta mondiale, avrebbe registrato una produzione media di 11,21 milioni, la più alta da quasi 30 anni a questa parte. (Leggi anche: Petrolio, accordo OPEC un regalo all’America di Trump)

Considerando che la domanda globale sia appena superiore a 95 milioni di barili al giorno, OPEC + Russia soddisfano insieme quasi la metà dei consumi di greggio in tutto il pianeta. E a conferma di una battaglia tutt’altro che finita per accaparrarsi quote nuove di mercato o per mantenere quelle attualmente detenute, arriva la notizia che Aramco, la compagnia petrolifera statale saudita, ha tagliato per i clienti asiatici i prezzi per il greggio con consegna a gennaio di 1,20 dollari al barile, rispetto ai livelli di questo mese.

L’OPEC ha invitato formalmente per questo sabato i rappresentanti di 14 produttori esterni al cartello a Vienna, al fine di concordare con loro il taglio di altri 600.000 barili al giorno di offerta, così da eliminare entro l’anno prossimo l’intero eccesso di offerta, stimato attualmente in circa 700.000 barili al giorno e in previsione di un aumento dei consumi di 1,2 milioni nel 2017. (Leggi anche: Accordo OPEC, perché i sauditi si sono decisi a tagliare l’offerta di petrolio)

Ai colloqui parteciperanno Russia, Oman, Bahrein e Azerbaigian, ma c’è la speranza che si aggiungano anche Messico e Kazakistan. Se Mosca si decidesse a ridurre la propria offerta, sarebbe un bel colpo per l’Arabia Saudita, che vedrebbe assecondati i suoi piani per fare risalire progressivamente le quotazioni del greggio, ma il punto è che un attimo prima di vincolarsi a tagliare l’offerta, tutti i principali big mondiali hanno dimostrato, cifre alla mano, di averla alzata a livelli record.

C’è l’elevata probabilità, che finita la sbornia sui mercati per l’accordo del 30 novembre, i prezzi torneranno a ripiegare nei mesi prossimi dai 52-55 dollari odierni, quando emergerà con evidenza, che l’offerta globale non sarebbe granché arretrata, anzi.

 

 

 

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