Petrolio: accordo OPEC è di facciata, è la Cina a sostenere i prezzi

L'accordo OPEC sul petrolio si sta rivelando un bluff. Anche l'Iraq smentisce di voler tagliare la produzione, anche se le quotazioni vengono da tempo sostenute dalla Cina.

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L'accordo OPEC sul petrolio si sta rivelando un bluff. Anche l'Iraq smentisce di voler tagliare la produzione, anche se le quotazioni vengono da tempo sostenute dalla Cina.

L’Iraq si tira fuori dall’accordo dell’OPEC di un mese fa per tagliare la produzione di petrolio. Ad affermarlo è stato il responsabile marketing della compagnia petrolifera del paese, tale Falah al-Amri, che ha respinto del tutto le richieste del cartello. Baghdad sostiene che la sua offerta sarebbe stata a settembre pari a 4,774 milioni di barili al giorno, quando l’OPEC la stima sui 4,2 milioni. E la differenza sui numeri costituisce altro motivo di attrito tra i dirigenti dell’organizzazione e il governo iracheno, che non vuole sentire parlare di abbassare la sua produzione, ora che si è riappropriato di tutti i pozzi sul suo territorio, avendo cacciato i jihadisti dell’ISIS dai siti estrattivi.

Considerando che la Nigeria e la Libia sarebbero gli unici due paesi esentati formalmente dal rispetto dell’accordo ancora da siglare sul taglio della produzione e che anche Iran punterebbe ad incrementare la propria di un altro mezzo milione di barili al giorno, non si capisce chi dovrebbe ridurre e quanto. (Leggi anche: OPEC e bluff dei numeri sulla produzione)

La Cina sostiene i prezzi del greggio

Per fortuna, ci sta pensando la Cina a sostenere i prezzi del petrolio, grazie alla sua politica di irrobustimento delle Riserve Strategiche, con l’obiettivo di arrivare a detenere scorte corrispondenti a 90 giorni di importazioni, stimate a circa 600 milioni di barili. Tenendo presente che all’inizio dell’anno, stando ai dati ufficiali di Pechino, le riserve cinesi ammontavano ancora a poco più di 200 milioni di barili e che bisogna arrivare a quota 600 milioni entro il 2020, ciò implica la necessità di aumentare le importazioni di greggio di 100 milioni di barili all’anno per i prossimi 4 anni, contribuendo ad accrescere la domanda globale di circa 400.000 barili al giorno, pari allo 0,5%.

(Leggi anche: La Cina in crisi finanziaria travolgerà l’economia mondiale)

 

 

 

Previsioni divergenti sul prezzo futuro del petrolio

Qualche segnale di cedimento, però, inizia ad inviarlo anche la Cina, che a settembre ha ridotto le importazioni dalla Russia del 2,1% su base annua a 27 milioni di barili, mentre il Giappone ha comprato meno greggio dall’estero per il 4,6%, fermandosi a 3,27 milioni di barili al giorno.

Il mercato resta “bullish”, in attesa che l’accordo informalmente sottoscritto da parte dei 14 membri dell’OPEC ad Algeri il mese scorso divenga ufficiale il 30 novembre prossimo, quando il cartello si riunisce a Vienna. Solo se il vertice si concluderà con una smentita degli impegni assunti, potrebbe esservi il via alle vendite e a un ripiegamento delle quotazioni ben al di sotto dei 50 dollari, altrimenti è probabile che si vada verso nuovi massimi, attesi dal finanziere svizzero Marc Faber a 70 dollari. La Banca Mondiale ha, invece, alzato le stime per l’anno prossimo a una media di 55 dollari dai 53 precedenti. (Leggi anche: Petrolio, rally prezzi di lungo periodo?)

 

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