Petrolio a 30 dollari: i sauditi tagliano ancora, ma è segno di disperazione

Arabia Saudita e partner del Golfo Persico hanno annunciato nuovi tagli alle estrazioni di petrolio. Il Brent risale, restando sotto i 30 dollari al barile. L'offerta scende anche negli USA, ma la domanda resta ancora più bassa.

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Arabia Saudita e partner del Golfo Persico hanno annunciato nuovi tagli alle estrazioni di petrolio. Il Brent risale, restando sotto i 30 dollari al barile. L'offerta scende anche negli USA, ma la domanda resta ancora più bassa.

L’Arabia Saudita ha annunciato ieri che a giugno taglierà ulteriormente la sua produzione di petrolio di 1 milione di barili al giorno, portandola a poco meno di 7,5 milioni. Il taglio quotidiano complessivo di Riad sale così a 4,8 milioni di barili. L’annuncio è stato seguito da altre dichiarazioni d’intenti, come quella del Kuwait, che limerà le sue estrazioni di altri 80.000 barili al giorno. Lo stesso faranno gli Emirati Arabi Uniti con 100.000 barili. Eppure, il mercato non si sta entusiasmando. Stamattina, il Brent quotava poco sopra la parità, attestandosi a meno di 30 dollari al barile, mentre il WTI americano non arrivava a 25 dollari. Pur rimbalzando vistosamente dai minimi di aprile, quanto tra l’altro il WTI era sceso sottozero, il greggio sui mercati internazionali resta a meno della metà dei livelli di apertura del 2020.

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Anche negli USA si assiste a un forte calo della produzione. Le estrazioni quotidiane risultano scese a 11,9 milioni di barili al giorno, segnando -1,1 milioni rispetto a un mese e mezzo fa, mentre il numero degli impianti attivi è crollato del 57% in meno di due mesi, riducendosi di 391 unità e scendendo a quota 292.

Il Coronavirus resta un rischio

Malgrado queste notizie “bullish”, non c’è ottimismo tra investitori e analisti. Il nuovo passo compiuto dal regno sarebbe solo frutto della frustrazione e della disperazione. La domanda resta debolissima e di questo passo, quindi, la capacità massima di stoccaggio nel mondo sarebbe stata raggiunta entro poche settimane. Dopo l’annuncio di ieri, secondo Rystad Energy non dovrebbe esservi più il problema di serbatoi senza più spazio fisico disponibile per ospitare nuove scorte, ammesso che i consumi risalgano o si mantengano almeno stabili.

Il vero rischio riguarda una possibile seconda ondata di contagi, che spingerebbe i governi a imporre nuovi “lockdown”, riducendo nuovamente la mobilità e, in generale, l’attività economica. Per questo, si riveleranno molto importanti i dati dei nuovi contagi da qui alle prossime 2-3 settimane in Europa e Nord America, dato che le restrizioni stanno venendo allentate un po’ ovunque in questi giorni. Solo il prosieguo della discesa nell’aumento dei casi spingerebbe il mercato decisamente all’ottimismo, almeno per il breve periodo.

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