Petrolio a 20 dollari al barile? Per Bloomberg è possibile, c’è l’allarme scorte USA

Il prezzo del petrolio potrebbe crollare fino a 20 dollari al barile, data la capienza residua dei serbatoi per le scorte negli USA.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il prezzo del petrolio potrebbe crollare fino a 20 dollari al barile, data la capienza residua dei serbatoi per le scorte negli USA.

Le quotazioni del petrolio potrebbero più che dimezzarsi nei prossimi mesi, scendendo a 20 dollari al barile. Previsione esagerata? Leggendo le argomentazioni di Bloomberg sarebbe uno scenario tutt’altro che irrealistico. Sappiamo già che il mercato mondiale del greggio è caratterizzato in questa fase da una sovrapproduzione, stimata in 2 milioni di barili al giorno. Quel che meno si sa è che tale eccesso di offerta potrebbe essere doppio, se gli USA immettessero sul mercato tutte le loro estrazioni dai pozzi. Ogni giorno, in queste settimane, l’America mette da parte da 1 a 2 milioni di barili, che accumula in forma di scorte e che deposita presso i serbatoi delle società apposite di gestione. La scorsa settimana, altri 5 milioni di barili sarebbero stati accumulati negli USA, portando il totale delle scorte ai massimi di sempre.

Scorte USA ai massimi

Il trend potrà proseguire fino a quando ci sarà spazio nei serbatoi. Man mano che questi si riempiono, però, non solo sale il costo di detenzione delle scorte, ma le compagnie petrolifere saranno costrette a immettere tutta la produzione sul mercato, con la conseguenza di accrescere l’offerta e di abbassare i prezzi. Poiché è fatto divieto di esportare greggio fuori dagli USA, se non per basse quantità, come stabilito un anno fa con decisione storica dell’amministrazione Obama, tale eccesso produttivo non sarà esportato all’estero, ma il Brent ne risentirà comunque, perché gli USA dovranno tagliare le importazioni, abbassando la domanda del greggio prodotto nel resto del mondo e provocandone una caduta delle quotazioni.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni deboli e le compagnie americane protestano contro il governo   I serbatoi risulterebbero al momento pieni per circa i due terzi, anche se concretamente lo spazio disponibile sarebbe maggiore, considerando i serbatoi vicini ai pozzi, le pipeline verso il Canada e il greggio trasportato sui treni. Resta il dato che gli spazi si riducono e basterebbe anche l’avvio dei lavori di riparazione e di controllo degli impianti, come accade tipicamente in primavera per i serbatoi, per arrivare a una situazione di tutto esaurito.

Produzione petrolio USA continua a crescere

Si badi bene che tali previsioni si basano sull’attesa di una produzione invariata negli USA, quando negli ultimi mesi abbiamo assistito a un boom ai massimi dall’inizio delle rilevazioni IEA del 1983 a 9,3 milioni di barili al giorno, nonostante il crollo dei prezzi. Se la produzione continuasse a crescere, il ritmo con cui i serbatoi si riempiranno accelererà e ciò renderebbe più vicina la prospettiva di un nuovo tonfo delle quotazioni.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo su aumento record delle scorte USA e previsioni OCSE   D’altra parte, se le compagnie, nel loro complesso, avrebbero tutta la convenienza a tagliare la produzione, singolarmente prese sono incentivate a fare il contrario: prezzi di vendita più bassi sono bilanciati da un aumento della produzione, in modo da generare quanti più flussi di cassa possibili, trattandosi di società mediamente molto indebitate.   APPROFONDISCI – USA: i bond energetici fanno paura, ecco perché la produzione di greggio sale  

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Argomenti: Petrolio