Peso messicano a +4% in una settimana, nonostante il muro

Il peso messicano reagisce benissimo all'ordine del presidente Trump di costruire un muro al confine tra USA e Messico. Che il cambio abbia toccato il fondo?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il peso messicano reagisce benissimo all'ordine del presidente Trump di costruire un muro al confine tra USA e Messico. Che il cambio abbia toccato il fondo?

Il presidente americano Donald Trump ha firmato ieri un decreto esecutivo, ovvero immediatamente efficace, con il quale ha ordinato la costruzione di un muro al confine tra USA e Messico, tenendo fede a una delle principali promesse rese in campagna elettorale. Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti attendere, la reazione del peso messicano è stata più che positiva, chiudendo la seduta con un rialzo giornaliero del 2,1% e recuperando così il 4% in appena una settimana, ovvero nei giorni dell’insediamento della nuova amministrazione americana. (Leggi anche: Peso messicano giù del 2,7% quest’anno, i tweets di Trump costati 4 miliardi)

Per capire la ragione di un simile andamento, sarebbe importante ascoltare le parole del presidente USA, che non solo non ha reiterato i toni accesi delle settimane scorse (non ha chiesto né che il governo messicano si addossi il costo della costruzione, né ha minacciato il blocco delle rimesse degli immigrati messicani dagli USA), ma ha anche sostenuto la necessità che “lavorando insieme su un commercio positivo, sulla sicurezza dei confini e la cooperazione economica, credo davvero che possiamo migliorare le relazioni tra i due paesi a un livello non visto da molto, molto tempo”, dopo avere premesso che “capiamo quanto un’economia forte e salutare in Messico sia un fatto molto positivo per gli USA e vogliamo che ciò accada”.

A giorni il vertice USA-Messico alla Casa Bianca

Insomma, i traders starebbero scommettendo su un miglioramento progressivo delle relazioni diplomatiche tra USA e Messico, considerandole ridotte ai minimi termini. In realtà, potrebbero essersi entusiasmati troppo presto. La prossima settimana sono attesi a Washington il presidente messicano Enrique Pena, il suo ministro degli Esteri, Luis Videgaray, e quello dell’Economia, Ildefonso Guajardo. Dopo la firma del decreto per la costruzione del muro, però, il presidente Pena avrebbe minacciato di disertare il primo vertice bilaterale con il collega americano, un passo che rischierebbe di compromettere ulteriormente i rapporti tra i due paesi. (Leggi anche: Messico, rimesse record da immigrati negli USA prima dell’era Trump)

Aldilà dell’episodio in sé, Trump ha subito avviato la rinegoziazione del NAFTA, l’accordo di libero scambio siglato tra USA, Messico e Canada nel 1994, affinché esso sia “più favorevole ai lavoratori americani”. Il processo sarà tutt’altro che pacifico e come un funzionario del governo canadese ha ammesso “a differenza nostra (del Canada), il Messico si trova in pessima, pessima posizione”.

 

 

Peso messicano ha toccato il fondo?

Il peso messicano ha ridotto le perdite all’1,7% quest’anno, ma nei dodici mesi segna un crollo del 14%, non riuscendo ad approfittare del recupero delle quotazioni del petrolio, a differenza del rublo e delle valute degli altri paesi esportatori, pur essendo il Messico uno di questi. Il fattore Trump è stato decisivo per il trend negativo, ma resta da vedere se il cambio con il dollaro abbia toccato il fondo o se vi sia ancora spazio per un ulteriore deprezzamento. (Leggi anche: Investire in Messico ai tempi di Trump?)

 

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Economia USA, economie emergenti, Presidenza Trump, super-dollaro, valute emergenti