Perché il taglio delle tasse di Trump sarà un piccolo regalo anche all’Italia

Il taglio delle tasse negli USA, voluto dall'amministrazione Trump, avrebbe effetti positivi anche per l'economia italiana. Vediamo quali.

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Il taglio delle tasse negli USA, voluto dall'amministrazione Trump, avrebbe effetti positivi anche per l'economia italiana. Vediamo quali.

Il taglio delle tasse negli USA sta per diventare realtà. Dopo l’approvazione del Senato, manca solo il via libera della Camera, che aveva approvato uno schema parzialmente diverso. La riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump taglia le aliquote sui redditi dichiarati dalle famiglie, anche se non è chiaro quanti saranno gli scaglioni, visto che i senatori hanno votato per mantenere i sette attuali, mentre i deputati per abbassarli a tre. In entrambi i casi, però, l’aliquota più alta scatterebbe dal milione di dollari in su, quando oggi si applica sopra i 470.700 dollari. Raddoppiano le detrazioni standard a 12.000 dollari per ciascun contribuente, mentre si riducono tutte le altre detrazioni, nel tentativo di auto-finanziare almeno parte del taglio fiscale, che si stima aumenterà il debito pubblico federale di 1.400 miliardi in 10 anni, nonostante la maggioranza repubblicana seguiti a rassicurare che la maggiore crescita generata dalla riforma coprirà l’apparente “buco” di bilancio. (Leggi anche: Taglio delle tasse di Trump in arrivo negli USA e il dollaro balza)

E la “corporate tax”, l’imposta sugli utili delle società giuridiche, scenderà dal 35% al 20%, anche se forse dal 2019 e non dal gennaio prossimo, ovvero a due punti sotto la media OCSE. In questo modo, Trump spera di attirare capitali dall’estero e di rimpatriare almeno parte dei quasi 3.000 miliardi di profitti delle società USA detenuti all’estero, attraverso la più bassa aliquota del 10% contro il 35% attualmente previsto e che scende al 5% per i profitti investiti, sempre all’estero. Poiché questi vengono considerati automaticamente tutti rimpatriati, il Tesoro americano si sarebbe assicurato qualcosa come 150-300 miliardi di dollari in 10 anni.

Fin qui, i possibili benefici per famiglie e imprese americane.

Tuttavia, il taglio delle tasse USA avrebbe effetti senz’altro positivi per l’economia mondiale, compresa quella europea. La riforma non è altro che una politica fiscale espansiva, che verosimilmente aumenterà i consumi delle famiglie americane e abbasserà le imposte pagate dalle imprese stelle e strisce. Partiamo da queste ultime, sapendo che quelle quotate a Wall Street risultano in mano agli investitori stranieri per un controvalore di 6.500 miliardi di dollari, circa il 35% del totale. Sapendo che mediamente capitalizzano a 25,5 volte gli utili attesi, si ottiene che questi ultimi ammonterebbero sui 255 miliardi e che il risparmio d’imposta sarebbe, quindi, non inferiore ai 38 miliardi all’anno, anche se bisogna tenere conto della diversità tra comparto e comparto, dato il gioco delle detrazioni. Si tratta di un trasferimento di ricchezza dagli USA verso il resto del mondo.

Taglio tasse USA positivo per made in Italy

E i maggiori consumi delle famiglie si tradurranno in un aumento delle importazioni, visto che con i maggiori redditi disponibili, gli americani compreranno certamente più beni e servizi made in USA, ma anche altri europei, giapponesi, cinesi, canadesi, etc. Questo, a maggior ragione che già l’economia americana si mostra in piena occupazione, per cui una crescita della domanda difficilmente potrebbe essere soddisfatta da un aumento della produzione interna, riflettendosi da un lato in una spinta inflazionistica e dall’altro in maggiori importazioni. Il deficit commerciale, in altre parole, oggi a oltre 500 miliardi di dollari all’anno, potrebbe anche espandersi, segnalando benefici potenziali per un’economia come quella italiana, che vanta un avanzo nell’ordine di quasi 30 miliardi all’anno verso l’America.

C’è, infine, un terzo effetto potenzialmente benefico del taglio delle tasse USA per il resto del mondo, Italia compresa. Essendo le economie interconnesse e i mercati globalizzati, la riduzione delle aliquote in una di esse, specie se la prima al mondo per dimensioni, tende a scatenare una concorrenza fiscale, con il perseguimento anche degli altri governi dell’obiettivo di abbassare le aliquote su imprese e famiglie.

In fondo, accadde così anche ai tempi della Reaganomics, quando il forte calo delle tasse in America fu imitato in almeno una cinquantina di altre economie nel resto del mondo, tra cui l’Italia. (Leggi anche: Taglio tasse in America opportunità per l’Europa)

 

 

 

 

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