Perché Salvini è diventato l’unico leader politico italiano e come la sinistra ha rinunciato ad esistere

Il vice-premier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, domina la scena politica italiana e diventa l'unico leader politico. Contro di lui non esiste oggi alternativa spendibile.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il vice-premier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, domina la scena politica italiana e diventa l'unico leader politico. Contro di lui  non esiste oggi alternativa spendibile.

“Sono ministro da 20 giorni, ma mi sento come se lo fossi da 20 anni”. Ha esordito così ieri sera Matteo Salvini a Porta a Porta, partecipando come ospite per la prima volta da quando ha assunto le vesti di vice-premier e ministro dell’Interno. Ironica la battuta del conduttore Bruno Vespa: “Con tutto il casino che ha combinato …”. E i sondaggi dicono oggi che la sua Lega sarebbe passata dal 17,4% delle elezioni politiche al 29% di questi giorni, diventando primo partito italiano, scavalcando gli alleati di governo del Movimento 5 Stelle. Salvini è un animale politico, come dimostra la partenza sprint al Viminale. Ha imposto la sua agenda a tutto l’esecutivo, viaggia in lungo e in largo in Italia come se fosse il premier, ha ridisegnato le alleanze in Europa e influenzato la linea ufficiale delle altre cancellerie sul tema migranti, seminando divisioni in Germania, dove la cancelliera Angela Merkel rischia seriamente di cadere, scontrandosi con il suo ministro dell’Interno, il leader bavarese Horst Seehofer, che non ha idee diverse da Salvini sulla gestione dei flussi e la chiusura delle frontiere.

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Tutto questo in 2-3 settimane. E’ un fatto che l’Italia stia scompigliando gli scenari a Bruxelles, dove il Consiglio europeo di settimana prossima sembrava avviarsi a diventare la messa in onda di una pellicola girata dalle sole Francia e Germania, mentre adesso Roma s’inserisce prepotentemente con la richiesta alla UE di co-gestione della crisi dei migranti e presentandosi unita al Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) e all’Austria. Un attivismo politico internazionale di questo tipo da parte dell’Italia non lo si vedeva da parecchi anni.

L’assenza di alternative alla leadership di Salvini

E mentre Salvini vola nei consensi, divorando gli alleati del centro-destra e iniziando a spolpare quelli pentastellati al governo, le opposizioni sembrano lavorare per lui. Parliamo del PD, che non trova di meglio che reagire al leader leghista con accuse di razzismo, populismo, di ritorno al fascismo, stracciandosi le vesti per l’allontanamento dall’asse franco-tedesco e per la linea euro-scettica di Lega e 5 Stelle. E così, se l’Italia chiude i porti alle navi cariche di migranti sarebbe razzista, mentre gli altri stati del Mediterraneo no. Se si invoca tolleranza zero sui campi rom, il problema diventa il termine “censimento”, che evocherebbe tragedie storiche. Sta di fatto che, almeno per ora, i sondaggi certificano un PD cristallizzato sotto il 20% e un’area governativa che sfiora il 60%.

Piaccia o meno, Salvini è diventato l’unico leader politico italiano. Ritenete credibile schierargli Maurizio Martina per il centro-sinistra? Pensate che un Antonio Tajani per Forza Italia sarebbe spendibile come ultima carta da giocare per l’ex premier Silvio Berlusconi? O che l’alternativa al leghismo sia rappresentata dai Roberto Saviano e Gino Strada di turno e le loro invettive social e a mezzo stampa? Parliamoci chiaro: non ci sono leader con una visione coerente e, soprattutto, vendibile agli italiani. La sinistra, in particolare, sembra essersi suicidata sull’altare dell’istituzionalismo e del formalismo esasperati. Non esiste una sola idea che sia stata partorita in quest’area negli ultimi decenni, che vada oltre la difesa dell’esistente.

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Cosa ancora più raccapricciante, il PD dimostra ampiamente di non avere affatto compreso le ragioni della dura sconfitta elettorale incassata il 4 marzo scorso, quando è crollato dal 40,8% delle europee di 4 anni fa ad appena il 19%. Il Nazareno ritiene di essere rimasto vittima di un complotto mediatico, di una mancata comprensione degli italiani dei buoni risultati degli anni di governo a marchio centro-sinistra. Unica ammissione: avrebbe comunicato male tali risultati. I democratici non mettono minimamente in discussione le carenze della loro azione di governo, meno che mai le scelte adottate a Roma come a Bruxelles. Che si tratti di immigrazione o conti pubblici, di lavoro o tasse, nessun ripensamento, nessuna autocritica e nessuna volontà di discostarsi dalle ricette propinate già con esiti a dir poco fallimentari.

PD senza identità e progetto

La reazione isterica dei media legati al centro-sinistra contro Salvini e, in generale, il governo Conte non lascia presagire alcunché di positivo per il PD, dilaniato al suo interno da lotte tra correnti per la spartizione di ciò che resta del partito-sistema in sgretolamento su tutto il territorio nazionale, roccheforti tosco-emiliane comprese. Già dal voto di fiducia alle Camere si è compreso come i dirigenti dem ambiscano a buttarla in caciara, ad imitare i toni e i modi dei grillini in Parlamento per accreditarsi tra gli elettori più disorientati come alternativa dura e pura al nuovo sistema che avanza. Inutile dire che la strategia puzza di ridicolo. Nel frattempo, il ministro dell’Interno ridisegna le alleanze internazionali dell’Italia e, aldilà della discutibilità delle scelte, quanto meno segnala di volere cessare la politica della subordinazione a Berlino e Parigi, che ha reso da anni il nostro Paese un non protagonista nello scacchiere europeo e non solo.

Si potrebbero eccepire tante cose alla linea salviniana, ma quale alternativa offre oggi l’opposizione del PD, se non la riproposizione delle stesse alleanze che ci hanno sbeffeggiato a Bruxelles e ci hanno abbandonato nel momento del bisogno, come per la gestione della crisi migratoria e ancora prima di quella del debito sovrano? Come fa il Nazareno a non capire che le ragioni della sua sconfitta risiedano proprio nella sua incapacità di prendere le distanze da equilibri internazionali che ci vedono soccombere o tutt’al più presenti nelle vesti di partecipanti senza diritto di parola e senza alcun potere d’incisività sulle decisioni prese, quand’anche ci riguardino direttamente? Dal caos Libia in poi, i nostri alleati europei sembrano essere passati sopra le nostre teste con il plauso di quello che rimane dell’establishment politico della Seconda Repubblica.

Salvini oggi piace e viene percepito, nel bene o nel male, quale unico leader per la sua ostilità a questi meccanismi preconfezionati all’estero ai nostri danni e per la sua offerta programmatica alternativa. I fatti diranno se sarà in grado di metterla in pratica e se le sue scelte si riveleranno positive o ancora peggiori per gli italiani. Innegabile, però, che la sinistra non gli contrapponga alcuna visione di società, se non la difesa di ciò che già c’è e che gli elettori continuano a bocciare di urne in urne. Non c’è più nulla di sinistra in questa sinistra, ovvero nulla che somigli a risposte concrete per quelli che un tempo essa stessa avrebbe definito i “ceti popolari” o, comunque, meno abbienti e alle prese con mille difficoltà. Non è un caso che il PD abbia raccolto quel poco consenso ottenuto a marzo tra i pensionati e i redditi medio-alti, mentre sia risultato il meno votato tra operai e impiegati con redditi medio-bassi. Quello che oggi chiamiamo centro-sinistra ha esaurito la sua funzione storica, il che non significa che non possa vincere ancora in grosse città, regioni o persino alle elezioni politiche, semplicemente lo farebbe senza alcuna offerta convincente, privo di una visione innovativa e alternativa all’esistente e puntando sulla contingenza. La campagna di scredito contro Salvini maschera una grande paura dalle parti del PD: che gli italiani possano rendersi conto della differenza tra stare al governo e governare.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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