Perché Salvini deve trovare la forza di opporsi al reddito di cittadinanza dei 5 Stelle

Con Silvio Berlusconi tornato candidabile, Matteo Salvini è più forte al tavolo delle trattative con i 5 Stelle di Luigi Di Maio. Dovrebbe trovare il coraggio di contrastare una misura folle come il reddito di cittadinanza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Con Silvio Berlusconi tornato candidabile, Matteo Salvini è più forte al tavolo delle trattative con i 5 Stelle di Luigi Di Maio. Dovrebbe trovare il coraggio di contrastare una misura folle come il reddito di cittadinanza.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio sul programma di governo sarebbero tra loro meno vicini di quanto avessimo pensato fino a lunedì pomeriggio, quando al Quirinale hanno evidenziato le divergenze. Il leader leghista le ha rimarcate su temi come migranti e giustizia, tanto che si è sentito dichiarare dagli alleati del centro-destra “te lo avevamo detto”. Le distanze tra Lega e Movimento 5 Stelle non sembrerebbero abissali, specie quando si parla di Europa e rapporti internazionali e persino sulle questioni economiche sembrava essere arrivata una certa convergenza. Non solo la comune battaglia contro la legge Fornero, ma anche la quadra apparentemente trovata su “flat tax”, in cambio del via libera al reddito di cittadinanza. Entrambe le misure, a dire il vero, risulterebbero annacquate sia per il compromesso necessario tra le parti, sia per ragioni di realismo politico, visto che servirebbero fino a 80 miliardi di euro per realizzarle sit et simpliciter.

Perché i populisti al governo segnerebbero la fine del PD

Nel fine settimana, è esplosa una novità politica dirompente: Silvio Berlusconi è tornato candidabile. Il Tribunale di Milano ha annullato gli effetti della legge Severino ed egli potrebbe persino correre adesso per un seggio eventualmente liberatosi alla Camera o al Senato e assegnato con l’uninominale alle elezioni di marzo. La notizia non solo ha fatto scalpore, ma da molti analisti è stata accolta come un indebolimento della posizione di Salvini, che adesso dovrebbe temere elezioni anticipate, visto che nella coalizione avrebbe un avversario alla pari che si candiderebbe a premier. Per quanto spiegheremo, andrebbe, invece, esclusa questa interpretazione.

Anzitutto, per le distanze tra Lega e Forza Italia. Secondo il sondaggio settimanale di Emg per il TG La 7 di ieri, il partito di Salvini avrebbe oggi il 25,5% dei consensi, guadagnando l’1,1% in una settimana, mentre quello dell’ex premier solo il 9,8%, pur salendo dello 0,4% in 7 giorni. Ora, anche se Berlusconi dovesse rosicchiare qualche punto all’alleato e guadagnarne qualche altro tra gli astenuti, potendo ripresentarsi alle prossime elezioni come l’uomo di Forza Italia per Palazzo Chigi, oggi come oggi appare inverosimile che riesca a colmare il gap con il Carroccio. E allora, la sua ritrovata candidabilità potrebbe semmai tradursi in un un rafforzamento elettorale del centro-destra, che vedrebbe ormai da vicinissimo il raggiungimento della soglia del 40%, con la quale avrebbe la forza per imporsi maggioranza assoluta in Parlamento.

Salvini più forte al negoziato con Di Maio

Stando così le cose, Salvini avrebbe adesso un’arma più potente con cui gestire le trattative con Di Maio. Se è vero che l’M5S resta il primo partito italiano con quasi un terzo dei consensi, è altrettanto vero che lo scenario alternativo delle urne in autunno spaventerebbe più il 31-enne di Pomigliano, per almeno un paio di motivi. Uno, perché potrebbe non essere più lui il candidato premier al prossimo giro, posto anche il termine dei due mandati da regolamento pentastellato. Due, perché i grillini avrebbero da perdere più di tutti dall’insuccesso del negoziato, essendosi esposti molto e avendo reclamato la guida del governo contro tutti gli altri schieramenti. Adesso, si rivelerebbero incapaci di portare a casa il risultato, nonostante Salvini sia apparso abbastanza aperto alle loro istanze.

Flat tax, come funziona il taglio delle tasse concordato tra Salvini e Di Maio

Per questo, sarebbe auspicabile che proprio il leghista, se volesse continuare a sedersi al tavolo delle trattative con l’M5S, utilizzasse il suo potere di ricatto per fare valere maggiormente le ragioni di chi, non solo nel centro-destra, ritiene che il reddito di cittadinanza sarebbe una misura folle per l’economia italiana. Costerebbe sui 17 miliardi, almeno se attuata nella sua integrità, e implicherebbe costi sociali ben più importanti: disincentiverebbe al lavoro, specie nelle aree depresse del Meridione, distruggerebbe posti di lavoro non qualificati e a basso reddito, incrementerebbe il lavoro nero, condannando il sud all’assistenzialismo perenne. Andrebbe rivisto e omogeneizzato semmai il sistema degli ammortizzatori sociali, rendendolo più generoso per la generalità della platea dei beneficiari e un po’ meno per alcune categorie sinora privilegiate.

I programmi di Lega e 5 Stelle appaiono inconciliabili per il fatto che, legge Fornero a parte, la prima cerca risorse per tagliare le tasse e i secondi per aumentare l’assistenza. Poiché la coperta è corta, o l’una o l’altra cosa. Il rischio con un accordo penta-leghista è di avere spiccioli di tasse in meno e altrettanti di sussidi in più. Non si otterrebbe così alcun altro effetto, se non di avere reso inefficaci miliardi di euro sottratti al bilancio statale. Per crescere, però, l’Italia non ha bisogno di più assistenza, bensì di minori tasse. Se la torta resta uguale di dimensione, poco senso ha che dibattiamo di come dedicarne una fetta a chi ne ha più bisogno, perché ciò equivarrebbe sottrarla agli altri commensali. L’azione di governo, dunque, dovrebbe essere impostata su due tempi, verosimilmente non brevi: la prima, finalizzata a portare l’Italia fuori dalle secche della stagnazione secolare; la seconda, a ripartire meglio la nuova ricchezza creata, ma introducendo meccanismi di assistenza non parassitaria, altrimenti si finirebbe con il compromettere le premesse stesse della ripartenza. Salvini è più forte, non più debole, da sabato scorso. Utilizzi tale maggiore potere negoziale per strappare migliori condizioni al programma di governo, altrimenti rovesci il tavolo. Governare per governare è un film che gli italiani sono stati costretti a vedere per troppi anni.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Politica, Politica italiana

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