Perché il prezzo dell’oro è tornato così basso? Ecco il grafico

L'oro scende ai minimi dalla metà di maggio. Vi spieghiamo perché il prezzo del metallo non si scalda più.

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L'oro scende ai minimi dalla metà di maggio. Vi spieghiamo perché il prezzo del metallo non si scalda più.

Prezzo dell’oro ai minimi da metà maggio. Le quotazioni si aggirano in queste ore sui 1.235 dollari l’oncia, pur restando in rialzo di quasi il 7,5% quest’anno. Eppure, siamo lontani dai record segnati nel settembre del 2011, quando in piena crisi dell’euro, il metallo sfondava nelle contrattazioni intraday la soglia dei 1.920 dollari, la più alta di sempre. Guardando all’ultimo decennio, troviamo grosso modo la risposta alla debolezza delle quotazioni.

Prendiamo il periodo che va dalla metà del 2007 alla metà del 2011: boom dell’oro, che passa in 4 anni da 650 a oltre 1.800 dollari, mentre nello stesso periodo i rendimenti decennali dei Treasuries si dimezzano dal 4,5% a poco più del 2%. Tra la metà del 2013 e la metà del 2015, invece, assistiamo a un movimento dei prezzi di entrambi gli assets nella medesima direzione e in entrambi i casi calanti. Cosa succede? I titoli del Tesoro USA scontano la bassa inflazione americana e rendono meno. Al contempo, proprio il mancato surriscaldamento dei prezzi nelle principali economie avanzate e il rischio percepito di deflazione negli USA, nell’Eurozona e in Giappone, oltre che in paesi come Svezia e Svizzera, deprimono l’oro, che si ritrae a poco meno di 1.200 dollari. (Leggi anche: Prezzi oro a fine corsa? Ecco perché non si stanno scaldando)

Le cose sembrano cambiare dall’inizio dello scorso anno. I primi sei mesi del 2016 sono stati i migliori dal 1986, scontando l’avvertita reflazione in corso negli USA, seguita a distanza di mesi anche dall’Eurozona. La prospettiva di tassi più alti appare, però, più che compensata dai svariati rischi geo-politici nell’Occidente dello scorso anno, provocando un calo dei rendimenti dei Treasuries fino all’autunno passato, mentre successivamente la tendenza si inverte con la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane del novembre 2016, che lascia supporre un’agenda economica pro-crescita e tassi USA più alti (“trumptrade”). Ciò aumenta i rendimenti sovrani fino all’inizio di quest’anno, abbassando le quotazioni dell’oro, trend invertitosi negli ultimi mesi sulle difficoltà dell’amministrazione Trump nell’attuare i suoi propositi.

(Leggi anche: Super-dollaro, Trump cerca risposte)

Rendimenti Treasuries bassi

Al momento, i rendimenti decennali a stelle e strisce viaggiano sul 2,3%, sotto la media decennale del 2,64%, segno che il mercato continuerebbe a scontare un’inflazione negli USA tutt’altro che in linea con il target della Federal Reserve, forse anche considerando il rafforzamento del dollaro contro le altre valute, mediamente pari al 30% dalla primavera del 2011. Ricordiamoci che un dollaro forte aumenta il costo (in dollari) dell’oro, al contempo facendo restare bassa l’inflazione nella prima economia mondiale, riducendone i costi dei beni importati.

I rendimenti dei Treasuries sono legati negativamente all’oro, in definitiva, ponendosi ad esso come remunerazione alternativa nel campo degli investimenti. Il metallo è un asset senza cedola, per cui sconta la concorrenza dei titoli del debito e, in particolare, americani. Nel prossimo futuro, i rendimenti dei Treasuries dovrebbero salire con il prosieguo della stretta monetaria della Fed e ciò dovrebbe deprimere l’oro, al netto dei rischi finanziari e politici percepiti. Da qui, la debolezza di questi ultimi mesi. L’inflazione è risalita in tutte le economie avanzate, ma restando bassa, mentre già incombono politiche più restrittive da parte delle principali banche centrali. (Leggi anche: Reflazione addio? Mercato non compra racconto Fed e BCE)

 

 

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