Perché patrimoniale, più IMU e IVA completerebbero la distruzione dell’economia italiana

Il Fondo Monetario Internazionale continua a sollecitare l'Italia per l'imposizione di una tassa patrimoniale e per inasprire le aliquote IVA e l'IMU. Si tratta di una ricetta per il disastro economico e che appaiono insostenibili nel nostro Paese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Fondo Monetario Internazionale continua a sollecitare l'Italia per l'imposizione di una tassa patrimoniale e per inasprire le aliquote IVA e l'IMU. Si tratta di una ricetta per il disastro economico e che appaiono insostenibili nel nostro Paese.

L’ultimo Outlook del Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme debito mondiale, arrivato a 164.000 miliardi di dollari, pari al 225% del pil di tutto il pianeta. E le prospettive sarebbero negative su questo piano anche per gli USA, che da qui a 5 anni vedrebbe salire al 117% il rapporto debito pubblico/pil, superando per allora persino l’Italia di qualche decimale. Stime, destinate certamente ad essere riviste, se non smentite. Il consiglio per le economie consiste nel seguire politiche fiscali neutrali, ovvero senza incrementare il deficit, ma nemmeno tagliarlo. E l’istituto guidato da Christine Lagarde si è espresso in maniera preoccupata anche per il nostro Paese, invitandolo a completare l’azione di risanamento dei conti pubblici, avviando la discesa dell’indebitamento. Per farlo, bisogna spostare la tassazione dal lavoro sula ricchezza, i consumi e gli immobili.

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Nulla di nuovo, intendiamoci. Da anni, l’FMI propone di allargare la base imponibile e di ridurre il carico fiscale sui redditi da lavoro e sugli utili, stangando di più i consumi (IVA), gli immobili (IMU) e le ricchezze delle famiglie (tassa patrimoniale). In teoria, si tratterebbe di una ricetta fondata, in quanto una tassazione più leggera su lavoro e profitti aiuterebbe la generazione di ricchezza in Italia, mentre il mancato gettito verrebbe compensato dalle maggiori imposte su consumi, immobili e, in generale, sui patrimoni. Questo travaso di tasse sarebbe anche socialmente equo, in quanto a contribuire di più alle spese generali dello stato sarebbero coloro che consumerebbero di più o che possederebbero più immobili o ricchezza liquida. E i 4.300 miliardi di ricchezza finanziaria a fine 2016 fanno più che gola agli economisti dell’FMI.

Il disastro della stangata su consumi e patrimoni

Questa è la teoria. La pratica ci dice che, ahi noi, l’Italia ha già un’elevata pressione fiscale sia sul lavoro e i profitti, sia sui consumi e i patrimoni immobiliari e finanziari. Dunque, se è verissimo, anzi urgente, ridurre la pressione fiscale sui redditi degli italiani, ciò dovrà avvenire solo ed esclusivamente tagliando la spesa pubblica corrente, che in Italia ammonta ancora a circa il 45% del pil. Alzare le cosiddette imposte indirette non sarebbe una soluzione praticabile per l’Italia, che ha già una delle aliquote IVA più alte al mondo (22% sull’80% dei beni e servizi consumati), una tassazione sugli immobili superiore alla media OCSE del 50% (1,5% contro 1% del pil) e una complessiva tassazione della ricchezza liquida e finanziaria, attraverso imposte di bollo sui conti bancari, sul possesso di beni mobili registrati e sui titoli finanziari.

Le ricette dell’FMI furono applicate tra la fine del 2011 e il 2013 dagli allora governo Monti prima e governo Letta successivamente. In quegli anni, fu reintrodotta l’IMU sulle prime case e inasprita sulle seconde, mentre il super-bollo sulle auto di grossa cilindrata completava la sete di sangue dell’esecutivo. Risultato? L’Italia, anche complici tali misure, entrò in profonda recessione, passando da una crescita di poco superiore allo zero nel 2011 a una contrazione del pil del 2,5% nel 2012, seguita da un -1,9% nel 2013 e da un -0,4% nel 2014. La crisi del comparto immobiliare, già iniziata anni prima, si aggravò e nel decennio 2008-2017, la perdita dei posti di lavoro nel settore edile ha sfiorato le 600.000 unità, con gli occupati ad essere crollati da 2 a 1,4 milioni. E l’Italia è l’unica grande economia nel mondo avanzato a registrare ancora un calo dei prezzi delle case, quando già queste hanno perso mediamente un quarto del loro valore lungo il decennio, frutto anche di circa 57 miliardi di minori investimenti cumulati nel comparto residenziale.

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FMI propina ricette fallimentari e inapplicabili in Italia

E l’IVA? Un altro disastro. Quando le aliquote venivano incrementate nell’ottobre del 2013, ci si aspettava una ripresa in atto dell’economia italiana, mentre la stangata contribuì a prolungare la recessione di un altro anno abbondante. Si consideri che le clausole di salvaguardia, che dovrebbero scattare nel 2019 in assenza di coperture o di un rinvio concordato con Bruxelles, prevedono ancora di alzare l’aliquota IVA più alta dal 22% al 24% e fino al 24,9% dal 2020, mentre quella media salirebbe dal 10% al 13%. Non dimentichiamoci che i consumi privati rappresentano il 60% del nostro pil e che caricandoli di più tasse, a indebolirsi sarebbe la domanda interna, quando con un rafforzamento dell’euro assisteremmo già probabilmente a un indebolimento anche dell’export. E il rialzo dei tassi non sarebbe certamente benefico né per gli investimenti, né per i consumi stessi, anche perché costringerebbe molte famiglie a destinare risorse maggiori al rimborso dei debiti contratti.

L’FMI della Lagarde propina ricette demenziali, in quanto avulse dalla realtà specifica dell’Italia, dimenticando quanto alta sia già la nostra pressione fiscale anche per via delle imposte indirette. Parliamo dello stesso istituto, che ha fatto “mea culpa” negli anni passati, ammettendo di avere sbagliato i calcoli sugli effetti dell’aumento delle tasse sull’economia italiana, con effetti depressivi sul pil attesi per un multiplo pari a 0,5, quando nella realtà sono stati pari a 2. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. E il vero problema non è certo l’istituto di Washington, bensì chi a Roma continua a immaginare simili soluzioni per risanare i conti pubblici, senza tagliare un centesimo di spesa, se non inasprendo fino all’insostenibile i requisiti pensionistici. Sono i famosi “tecnici”, che in Italia hanno preso il posto della politica con tangentopoli e non segnalano di volersene andare, nonostante di danni ne abbiano compiuti tantissimi. E senza pagare, perché il conto gli elettori possono presentarlo solo e sempre ai partiti.

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Economia Italia