Perché Paolo Savona all’Economia sarebbe il migliore profilo possibile per l’Italia

Paolo Savona come ministro dell'Economia non solo non sarebbe un rischio per l'Italia, anzi ci garantirebbe dalle pulsioni più degenerate dell'euro-scetticismo tricolore.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Paolo Savona come ministro dell'Economia non solo non sarebbe un rischio per l'Italia, anzi ci garantirebbe dalle pulsioni più degenerate dell'euro-scetticismo tricolore.

Paolo Savona sì, Paolo Savona no. Il Quirinale dovrebbe affidare l’incarico a premier (a Giuseppe Conte?) solo domattina, prendendosi un’altra giornata di tempo per decidere. Il rinvio avrebbe più di una motivazione, una delle quali consisterebbe nella necessità per il presidente Sergio Mattarella di assicurarsi ministri affidabili nelle posizioni-chiave, ovvero essenzialmente all’Economia, agli Esteri e forse anche allo Sviluppo. Alcuni timori si concentrano da lunedì sulla persona di Savona, che la Lega avrebbe indicato come successore di Pier Carlo Padoan. L’uomo ha 82 anni, un curriculum infinito da dirigente della Banca d’Italia, economista, dirigente d’azienda, rappresentante di Confindustria, ministro alle Partecipazioni statali nel governo Ciampi tra il 1993 e il 1994, a capo delle Politiche comunitarie nel 2005-’06 con il governo Berlusconi, responsabile della stesura del Programma per l’Occupazione che l’Italia redasse nel 2005 per la UE, etc.

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Perché mai un profilo di così alto livello dovrebbe spaventare il Colle? Egli è sempre stato euro-scettico. Quando l’Italia firmò il Trattato di Maastricht nel 1992, si oppose, sostenendo che il nostro Paese si stesse imbarcando in un’avventura piena di vincoli e che non saremmo stati pronti a rispettarli. La storia gli ha dato ragione, ma a quanto pare non è la ragione l’elemento fondamentale per apparire un buon possibile ministro. Anche negli anni recenti, la sua opposizione all’euro è nota, nel senso che egli propugna non l’uscita dall’Eurozona, tanto meno disordinata, quanto la preparazione di un piano B per il caso che ci trovassimo costretti a farlo e la richiesta di modificare i trattati istitutivi della moneta unica.

Più che euro-scettico, Savona sarebbe un realista. Nulla che lo accomuni a complottisti e beceri rappresentanti della sovranità monetaria senza cognizione di causa. Per intenderci, non stiamo parlando di uno squilibrato; al contrario, egli è un lucido analista e conoscitore dei trattati europei, che ha contribuito a scrivere per l’Italia. Del resto, se Carlo Azeglio Ciampi, il più europeista degli europeisti in Italia, lo volle come ministro nel suo gabinetto di 25 anni fa, di certo lo ha fatto per le sue qualità politiche e tecniche, nonché per una esperienza e una preparazione come pochi. Il fatto che il nome di Savona venga contestato svilisce i suoi stessi detrattori e crea rischi per le relazioni tra Roma e Bruxelles.

Savona all’Economia una garanzia, non un rischio

Mattarella teme che la sua nomina possa essere percepita dai mercati e dalle cancellerie europee come la conferma di uno scivolamento dell’Italia verso l’euro-scetticismo, insomma che ci stiamo preparando a ingaggiare una guerra contro la UE e per uscire forse dall’euro. In realtà, con Savona ministro dell’Economia accadrebbe l’esatto contrario, ovvero avremmo in Via XX Settembre una personalità capace di interloquire alla pari con i colleghi, di porre argine all’euro-scetticismo più degenerato e, soprattutto, di chiedere a Bruxelles modifiche ai trattati e un cambio di linea nell’Eurozona, andando verso soluzioni ragionate ed equilibrate, allontanando il rischio che dal governo giallo-verde partano rivendicazioni insostenibili e in grado di creare tensioni simili a quelle che la Grecia visse nel 2015 con l’arrivo al governo di Syriza, con Yanis Varoufakis alle Finanze.

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Per capirci, Savona non si presenterebbe mai in Europa con la richiesta di condono del debito pubblico italiano in mano alla BCE. Anzitutto, perché conosce i meccanismi di funzionamento delle istituzioni europee, a differenza degli sciagurati leghisti e grillini che avevano abbozzato una simile proposta all’inizio della settimana scorsa. Secondariamente, perché è persona intelligente e sa cosa possa politicamente essere chiesto e cosa no. Insomma, Savona al Tesoro sarebbe garanzia di una posizione euro-critica intelligente e mirata sui fatti. Se al suo posto venisse scelto un economista europeista di maniera, non solo non rappresenterebbe il resto del governo a Bruxelles, ma rischierebbe di continuare ad alimentare istanze fuori controllo di parte ormai maggioritaria dell’opinione pubblica, stanca di avere governi percepiti come supini ai diktat europei.

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Argomenti: Crisi Euro, Politica, Politica italiana

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