Perché MPS è crollata in borsa e il caso Borghi, vero nemico di Salvini al governo

Esplode il caso Borghi, l'economista della Lega, che con le sue affermazioni su MPS ha provocato un tonfo in borsa del titolo di Siena. E anche le sue proposte economiche sono alla base del crollo dei BTp sui mercati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Esplode il caso Borghi, l'economista della Lega, che con le sue affermazioni su MPS ha provocato un tonfo in borsa del titolo di Siena. E anche le sue proposte economiche sono alla base del crollo dei BTp sui mercati.

MPS ha lasciato sul terreno circa il 13% in 4 sedute rispetto ai livelli di chiusura di venerdì scorso, quando era salito nei pressi di 3,30 euro, ai massimi da quasi 3 mesi, a seguito dei 188 milioni di utile messi a segno nel primo trimestre. A scatenare le vendite sono state, in particolare, le parole dell’economista della Lega, Claudio Borghi, che indiscrezioni vogliono tra i candidati a succedere a Pier Paolo Padoan all’Economia, nel caso di nascita di un governo giallo-verde. E Borghi, che ha sfidato al collegio di Siena proprio il ministro uscente, pur perdendo, ha sostenuto la necessità di mantenere pubblica MPS. Nel contratto tra Lega e Movimento 5 Stelle non si fa accenno a una nazionalizzazione, anche se si parla di “cambio di mission” e di trasformarla in banca “di servizio”.

Il Tesoro detiene il 68,2% del capitale con il salvataggio dello scorso anno, che si è tradotto in un onere a carico dello stato per 5,4 miliardi. Ai valori attuali, i contribuenti italiani perderebbero oltre i 3 miliardi, visto che la quota pubblica varrebbe non più di 2,2 miliardi. Tuttavia, con la Vigilanza della BCE il governo ha concordato che già dalla fine dell’anno prossimo dovranno discutersi le modalità di cessione del controllo dell’istituto nuovamente ai privati, da completarsi entro il 2021.

Azioni MPS giù, il disastro di Padoan e Gentiloni ci sta costando oltre 3 miliardi

Secondo Borghi, tuttavia, non ci sarebbe ragione per ri-privatizzare MPS, in quanto andrebbe valorizzata da banca più antica al mondo oggi attiva. Una reinterpretazione del ruolo di Siena, che non può fare piacere ai mercati, i quali puntano sulla necessità che la banca venga resa quanto più efficiente possibile, sgravata dal fardello degli Npl, e rivenduta a investitori privati, uscendo da decenni di mala gestione, caratterizzata da una forte politicizzazione, con il PD ad avere espresso gli organismi dirigenziali, attraverso la Fondazione MPS, che fino a pochi anni fa deteneva la maggioranza assoluta del capitale e il cui board era ed è nominato da sindaco e provincia di Siena, nonché dalla Regione Toscana. Borghi ha duramente reagito alle accuse di Padoan, ma anche del governatore toscano Enrico Rossi, di avere provocato un danno agli investitori, sostenendo che sotto i governi di centro-sinistra la banca ha “bruciato” in borsa 50 miliardi di euro, considerati gli aumenti di capitale.

Il caso Borghi nella Lega

In verità, non solo state solo le parole dell’economista vicino a Matteo Salvini a provocare il “sell off” sul titolo. Di fatto, il comparto bancario a Piazza Affari è scivolato del 7,5% da martedì a venerdì, a conferma di come le vendite copiose siano state legate in grossa parte al rialzo dei rendimenti dei BTp. Le banche italiane tengono in portafoglio circa 340 miliardi di bond tricolori, che deprezzandosi sui mercati rischiano di colpirne i bilanci. MPS possiede BTp per 17 miliardi, a fronte di una capitalizzazione di appena 3,3 miliardi in borsa. Dunque, la banca paga in parte per il deterioramento dei titoli di stato. E, tuttavia, anche in questo capitolo Borghi svolge un ruolo attivo. Le sue proposte taglia-debito e relative all’emissione di “minibot” per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione stanno preoccupando gli investitori, man mano che sono state inserite nel programma di governo, pur edulcorate dalle espressioni più estreme.

Per questo, riteniamo assai improbabile che il presidente Sergio Mattarella avalli la nomina di un Borghi all’Economia, consapevole del significato che ciò assumerebbe sul piano internazionale. In ogni caso, la presenza dell’economista tra le prime file della Lega, ovvero uno dei due partiti del probabile governo giallo-verde, non aiuta ugualmente. Pare che Salvini si sia fatto attirare dalle sue facili ricette economiche, che finirebbero per allontanare i capitali dall’Italia, nel caso in cui fossero anche solo prese in considerazione dal Tesoro e dal futuro premier. Borghi è un caso politico, che va ben oltre le alchimie partitiche. Il Carroccio dovrà decidersi, infatti, se andando a governare intende dare attuazione a proposte come quelle sue e dell’altro “asset” leghista, Alberto Bagnai. E questo, indifferentemente che alla fine faccia un esecutivo con i 5 Stelle. Ne vale della fisionomia di una leadership e di un partito.

Il sogno impossibile di Salvini: Claudio Borghi all’Economia

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia, Politica italiana