Perché il Milan deve a tutti i costi entrare in Champions League

L'accesso alla Champions League sarebbe prezioso per il Milan, che solo disputando la fase a gironi si metterebbe in tasca più di 30 milioni di euro. E alzando la coppa dalle grandi orecchie, il fatturato arriverebbe finanche a raddoppiare.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'accesso alla Champions League sarebbe prezioso per il Milan, che solo disputando la fase a gironi si metterebbe in tasca più di 30 milioni di euro. E alzando la coppa dalle grandi orecchie, il fatturato arriverebbe finanche a raddoppiare.

Il derby tra Milan e Inter si è concluso ieri con un pareggio senza reti al termine di una partita disputata con frequenti rovesciamenti di campo e con due goal annullati dal Var. Poche le vere emozioni, ma quello di ieri era un incontro importante in chiave Champions League. In effetti, il punto ottenuto consente al club rossonero di continuare a sperare di entrare l’anno prossimo nella massima competizione calcistica europea e ai nerazzurri di mantenere la preziosa quarta posizione nel campionato di Serie A.

L’accesso alla Champions non è solo questione di prestigio, bensì di fatturato. E la distribuzione dei premi per il prossimo triennio da parte della UEFA sembra essere stata rivista apposta per dare una svolta a squadre blasonate come il Milan, che negli ultimi anni non se la passa molto bene, digiuno di risultati apprezzabili.

Partiamo da un dato: i primi 4 campionati d’Europa – Premier League, Liga spagnola, Serie A e Bundesliga – avranno il diritto di inviare in Champions ogni anno ben 4 squadre. Grazie a questo ritocco delle regole, la UEFA ha potuto incassare dai diritti TV per ciascuna delle prossime tre stagioni 3,4 miliardi di euro, ben più dei 2,3 miliardi del triennio 2015-2018 in corso. E così, i premi alle squadre che entreranno in Champions saliranno da 1,4 a 1,9 miliardi a stagione, per i club in Europa League passeranno da 400 a 500 milioni.

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I premi Champions

Già questi dati segnalano come l’accesso alle coppe europee si rivelerà potenzialmente ancora più positivo. In verità, i criteri adottati per la ripartizione dei premi appaiono un’occasione ghiotta per il Milan, che ha al suo attivo ben 7 coppe dalle grandi orecchie, superato solo dal Real Madrid con 11 successi. Perché vi diciamo questo? Perché dall’anno prossimo, il 30% di quegli 1,9 miliardi di premi stanziati (528 milioni) per i partecipanti alla Champions League verranno distribuiti sulla base dei risultati storici, secondo una classifica, che vede per l’appunto al primo posto il club spagnolo e al secondo quello rossonero. Grazie a questo ranking, il solo accesso alla Champions frutterebbe al Milan sui 30 milioni di euro.

Se quasi un terzo dei premi sarà assegnato sulla base del blasone, si riduce nettamente la quota in favore del “market pool”, che passa dal 40% al 15%, ovvero da 580 a 300 milioni. Di cosa si tratta? Degli stanziamenti in favore di ciascuna lega nazionale, da ripartire al suo interno tra le squadre in corsa di fase in fase per la Champions sulla base sia dei risultati ottenuti nella stagione precedente in Serie A per la prima parte e sia secondo una logica per cui “meno squadre rimaste della stessa nazione, più si guadagna per ogni gara disputata” per la seconda parte del torneo, quello dagli ottavi in poi. Ai 4 club di Serie A verranno distribuiti con il market pool premi in percentuale dell’incidenza dei nostri diritti TV rispetto al totale delle leghe europee. Qui, la Serie A figura quarta, dietro a Premier League e alla Liga spagnola, superata di recente anche dalla Bundesliga. Quest’anno, il nostro market pool prevede premi complessivi per quasi il 20% del totale, ovvero per 100 milioni.

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Milan in Champions un toccasana per le sue finanze

Un altro quasi terzo dei premi verrà distribuito sulla base dei risultati stagionali e, infine, un quarto per la sola partecipazione. In entrambi i casi, parliamo di un aumento assoluto rispettivamente da 348 a 600 e da 406 a 480 milioni. Pertanto, chi alzasse la coppa dall’anno prossimo si porterebbe a casa 82 milioni solo di premi di risultato e di partecipazione, senza tenere in conto il market pool e il ranking storico. Per un club come il Milan, vincere la Champions significherebbe, quindi, incassare dal 2019 qualcosa come oltre 140 milioni nel caso migliore. Niente male per una società, che dovrà rifinanziare entro il prossimo ottobre un debito da 123 milioni più gli interessi nei confronti del fondo americano Elliott Management e il cui fatturato nella stagione passata si è fermato sotto i 200 milioni, non riuscendo così ad emergere tra le prime 20 squadre europee.

Immaginiamo che il Milan riesca a chiudere il campionato in zona Champions quest’anno. Quanto incasserebbe solo per farsi un giro in Europa, anche nel caso non riuscisse a superare la fase a gironi per l’accesso agli ottavi? Una trentina di milioni gli entrerebbero in tasca solo per il ranking, altri 0,9 milioni per ogni pareggio (da 0,5 milioni attuali) e 2,7 milioni (da 1,5) per la vittoria. Dunque, con tre pareggi e con il market pool, incasserebbe oltre 35 milioni. Con tre vittorie, il bottino lieviterebbe a oltre 40 milioni, a cui si sommerebbero i 9,5 milioni per l’accesso agli ottavi ovviamente certo. Liquidità preziosa. Ma serve vincere già adesso in campionato. Fosse stato per Rino Gattuso, il club sarebbe già sul podio, ma un inizio di campionato disastroso costringerà la squadra a rincorrere la quarta posizione, per la quale mancano ancora ben 8 punti. Non tantissimi, ma nemmeno pochi. Male che vada, resta l’Europa League, anch’essa un po’ più ricca dalla prossima stagione.

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Argomenti: Economia nel pallone