Perché Messi resta al Barcellona e i catalani rinunciano a incassare almeno 100 milioni

Il clamoroso passo indietro dell'attaccante argentino appare una sconfitta per entrambe le parti, ma in gioco c'è la salvaguardia del club blaugrana.

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Il clamoroso passo indietro dell'attaccante argentino appare una sconfitta per entrambe le parti, ma in gioco c'è la salvaguardia del club blaugrana.

Alla fine, Lionel Messi si è arreso dinnanzi ai quasi certi strascichi giudiziari minacciati dal Barcellona. Resterà in Catalogna per l’ultima stagione prevista dal contratto e a inizio settimana si è presentato agli allenamenti, pur con qualche giorno di ritardo rispetto ai compagni di squadra. Una vittoria apparente per Josep Bartomeu, il presidente blaugrana, che era rimasto irremovibile dopo che l’argentino aveva comunicato via fax l’intenzione di lasciare il club. Aveva fatto presente che non avrebbe rinunciato ai 700 milioni della clausola rescissoria fissata nel 2017, poche settimane dopo il clamoroso “scippo” di Neymar ad opera del PSG con il pagamento dei 222 milioni allora previsti.

Eppure, se avesse lasciato andare la Pulce, oggi avrebbe in cassa qualcosa come non meno di 100 milioni, tanti ne avrebbero sborsati volentieri club all’altezza del Manchester City o sempre il PSG. E avrebbe risparmiato circa 70 milioni lordi, tra stipendio e bonus. Che senso ha avuto rinunciare a tanta liquidità per tenersi controvoglia Messi per un’ultima stagione, quando già i catalani stanno pensando al futuro senza l’argentino per la necessità di mettersi alle spalle un periodo fallimentare e umiliante in Champions League?

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Barcellona in mano ai tifosi

Il fatto è che il Barcellona non è una squadra come le altre, risultando partecipata dagli stessi tifosi. E per il 15 marzo 2021 sono state fissate le prossime elezioni, alle quali dovrà essere rinnovata la presidenza. E pare che Bartomeu voglia ripresentarsi. Già nel 2015 riuscì a stravincere, nonostante fosse stato rinviato a giudizio per frode fiscale legata all’acquisto di Neymar. Stavolta, però, assieme al resto della dirigenza dovrà rispondere anche degli scarsi risultati sportivi, della cattiva gestione dello spogliatoio, dei cambi frequenti degli allenatori e, se Messi fosse andato via, sarebbe passato alla storia come colui che aveva permesso una simile catastrofe d’immagine.

Per votare, basta risultare iscritti al Barça. Nel 2015, servirono 177 euro e gli aventi diritto furono 110 mila, anche se allo stadio si presentarono in meno della metà. I soci-tifosi si esprimono anche su tutte le altre decisioni-chiave del club, come la costruzione del nuovo stadio. Chi si candida alla presidenza deve, anzitutto, raccogliere le firme e fare campagna elettorale, girando strade, mercati e piazze alla ricerca di voti; perché i tifosi sono diffusi in tutta la Catalogna e alcuni si trovano persino all’estero.

Bartomeu potrà ripresentarsi tra 6 mesi come l’uomo dal pugno di ferro, che ha impedito uno smacco altrimenti certo. In realtà, i tifosi appaiono molto arrabbiati e disillusi, tant’è che contestualmente al ritorno dell’argentino agli allenamenti, hanno lanciato l’hashtag #FreeMessi, cioè “Messi libero”. E, comunque, tra meno di un anno i blaugrana vedranno ugualmente andare via il loro pupillo, ma senza prendere un centesimo. Insomma, questa ostentazione di forza costerà alla società qualcosa come finanche 200 milioni tra cartellino perduto e stipendi/premi da corrispondere. Soldi, che sarebbero serviti per rilanciare la squadra dopo una stagione da dimenticare. Difficile che i tifosi dimenticheranno un simile disastro d’immagine, ancor prima che sportivo. Il “sequestro” di Messi sembra l’ultimo tentativo di una dirigenza stracotta per rimanere in sella.

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