Perché i mercati dovrebbero iniziare a preoccuparsi della Germania

I rischi politici per l'Eurozona arriveranno da Berlino. In Germania è crisi di leadership per la cancelliera Merkel e gli euro-scettici volano nei sondaggi. Il prossimo governo nascerà debole.

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I rischi politici per l'Eurozona arriveranno da Berlino. In Germania è crisi di leadership per la cancelliera Merkel e gli euro-scettici volano nei sondaggi. Il prossimo governo nascerà debole.

Mentre l’America s’interroga se non sia iniziato un ciclo rialzista dei tassi, che porrebbe fine a ben 35 anni di trend calante, suggerendo la prospettiva che i rendimenti sui mercati potrebbero crescere per almeno un paio di decenni, stando a quanto accaduto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in Europa si guarda con cauto ottimismo all’andamento dell’economia nell’unione monetaria per i prossimi trimestri, pur nella consapevolezza che la BCE abbia dinnanzi a sé la sfida di come uscire dalla lunga fase di accomodamento monetario senza intaccare la ripresa. I rischi politici, dopo i timori corsi nel 2017, si sono di molto sopiti, per quanto non lasci del tutto tranquilli l’Italia, che va ad elezioni il prossimo 4 marzo e che potrebbe offrire uno scenario instabile dopo il voto. Eppure, non è a Roma, bensì a Berlino che i mercati dovrebbero guardare con maggiore preoccupazione in queste settimane. E le ragioni per stare attenti alla Germania appaiono diverse. Vediamole:

  1. la cancelliera Angela Merkel ha stretto un accordo con i socialdemocratici dell’SPD per formare il suo quarto governo, il terzo di Grosse Koalition. Circa 464.000 militanti e dirigenti dell’SPD dovranno votare sull’intesa. Nulla sembra scontato. Dentro i due schieramenti, infatti, si registrano tensioni per le concessioni eccessive che ciascuna parte avrebbe offerto all’altra. Il rischio di una bocciatura non è affatto basso, anche perché i sondaggi registrano un crollo del principale partito della sinistra tedesca al di sotto del 20% e fino al 15,5%;
  2. l’accordo tra conservatori e socialdemocratici non sembra granché definito sull’Europa. Non si conosce la posizione precisa di Berlino sulle proposte di riforma dell’Eurozona e della UE avanzate dalla presidenza francese.
    Su temi come unione bancaria, ministero unico delle Finanze e bilancio comune vige evidente disaccordo tra i due schieramenti e la Germania potrebbe tenere in agghiaccio ogni tentativo di discussione sull’architettura istituzionale e politica dell’Europa ancora per anni;
  3. la leadership di Frau Merkel è in affanno, tanto che ha annunciato da poco la nomina del governatore del Saarland, Annegrete Kramp Karrenbauer, come nuovo capo organizzativo del suo partito, la CDU, sostanzialmente indicandola quale successore. Tuttavia, non solo conferma di essere arrivata al capolinea, ma sembra che la sua pupilla non raccolga un vasto consenso tra i conservatori per succedere alla cancelliera. Altri pretendenti dell’ala giovanile si stanno scaldando, nel tentativo di spostare più a destra la linea del partito e la Kramp Karrenbauer è una centrista. Insomma, c’è il rischio di una transizione confusa per il dopo Merkel;
  4. i sondaggi segnalano un’avanzata degli euro-scettici dell’AfD nei consensi. Sarebbero, addirittura, ormai secondo partito con il 16%, davanti di poco ai socialdemocratici. Il boom per la formazione a destra dei conservatori sarebbe la spia del malcontento dei tedeschi per l’ennesimo governo delle larghe intese in Germania, un fatto che priverebbe queste ultime del necessario supporto politico dentro ai due schieramenti;
  5. anche se dovesse nascere, il prossimo governo della cancelliera potrebbe esordire tra opposte rivendicazioni “identitarie” dei due schieramenti che lo sorreggono, perché sembra assodato che a Berlino si tornerà a votare alla prima occasione utile, ovvero non appena il vento dei sondaggi dovesse cambiare ed essere meno positivo per le formazioni minori e specie per quelle anti-sistema.

La Germania è la prima economia europea, leader di fatto dell’Eurozona. Una sua instabilità prolungata avrebbe effetti indesiderabili nel resto dell’area, dove da anni si registrano tensioni politiche. La cancelliera non sembra più in grado di mostrare a Bruxelles quella mano ferma che ne ha caratterizzato la sua leadership continentale, pur nell’indecisionismo cronico. I prossimi anni, però, saranno tutt’altro che semplici per l’euro.

La BCE inizierà ad alzare i tassi, dopo avere cessato di acquistare i titoli del debito pubblico degli stati membri. La stretta monetaria rischia di non essere indolore per le economie più deboli, Italia per prima, dove la calma sui relativi mercati è tornata semplicemente per il sollievo offerto da Mario Draghi con il suo QE e l’azzeramento dei tassi. Ciò ha allentato anche la pressione sui tedeschi, sotto accusa per la cattiva gestione della crisi economica e finanziaria nell’Eurozona. Con un governo in stato confusionale a Berlino, ci vorrà poco a tornare al periodo precedente il “whatever it takes” del governatore, quando sui mercati infuriava la tempesta e la scomparsa dell’euro veniva considerata questione di mesi.

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