Perché Macron può fare più male che bene all’Italia

La presidenza Macron comporta rischi per l'Italia e chi oggi si compiace della vittoria dell'ex ministro dell'Economia potrebbe presto ricredersi.

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La presidenza Macron comporta rischi per l'Italia e chi oggi si compiace della vittoria dell'ex ministro dell'Economia potrebbe presto ricredersi.

La vittoria fulminea di Emmanuel Macron in Francia, a meno di un anno dalla fondazione di En Marche!, il movimento politico che alle legislative del mese prossimo cambierà nome in République En Marche, forse anche nel tentativo di sottrarre consensi ai Républicains neo-gollisti, sta facendo sperare il mondo politico italiano, che fino a sette giorni fa temeva che sarebbe stato vittima di un’eventuale cavalcata trionfante di Marine Le Pen.

La speranza dei renziani, ma anche di parte del centro-destra, quella rappresentata da Forza Italia, è che il nuovo presidente francese si unisca all’Italia in una battaglia contro l’austerità fiscale, consentendoci già alla fine di quest’anno di non dovere fare i conti con la bolletta da 20 miliardi che ci attende per sventare le clausole di salvaguardia.

Un errore di previsione, che già è avvenuto con François Hollande nel 2012, quando avendo mandato a casa il predecessore Nicolas Sarkozy, si speculava in Italia sulla concreta possibilità che si sarebbe unito al Sud Europa, creando un fronte anti-tedesco, in funzione di opposizione all’austerità merkeliana. Ci vollero pochi mesi per capire che l’Eurozona, così come oggi la conosciamo sin dalla sua nascita, si regge su un asse franco-tedesco ben più solido delle episodiche divergenze di vedute tra Parigi e Berlino. (Leggi anche: Perché Macron non sarà amico dell’Italia e l’illusione che ci serva pasti gratis)

Macron non farà battaglia contro l’austerità

Qualche giorno fa, a spegnere gli entusiasmi sulle prospettive di intesa tra Francia e Italia è stato l’ex premier Mario Monti, il quale ha invitato a tenere presente come Macron non abbia proprio le carte in regola per intestarsi una battaglia contro l’austerità. Egli ha vinto, infatti, su un programma di riforme, che presuppone non già di agire sulla spesa pubblica per rilanciare la crescita economica francese, bensì sui mali cronici del suo paese, come l’elevata spesa pubblica e una corrispondente alta tassazione. Esordire con un attacco alle regole fiscali nuocerebbe alla sua credibilità in Europa e sugli stessi mercati.

D’altra parte, se la Commissione europea concedesse ancora qualcosa alla Francia, dopo avere finto di non vedere quanto i suoi conti pubblici siano stati squilibrati in questi anni, verrebbe meno la stessa sua capacità di far valere le regole altrove, specie in un paese come l’Italia, così refrattario a tagliare il deficit. (Leggi anche: Macron ai raggi X su economia e prospettive per l’Europa)

Bilancio unico sarebbe un grosso rischio per l’Italia

Macron non esordirà con una richiesta di maggiore flessibilità fiscale, ma punterà semmai ad ottenere un ministro delle Finanze e un bilancio comuni nell’Eurozona. Lungi dall’essere la soluzione dei nostri mali (non si capisce perché mai l’Italia sia così favorevole), essa potrebbe essere la pietra tombale delle riforme e del rilancio della crescita per la nostra economia.

Un unico bilancio nell’Eurozona presuppone una gestione più integrata dei conti pubblici sul piano sovranazionale. Macron spera così di evitare l’appuntamento con le riforme, perché è evidente che una minore autonomia nazionale sui bilanci farebbe venire meno la concorrenza fiscale, a tutto beneficio di un paese, che ha una spesa pubblica al 57% del pil e un livello complessivo di tassazione intorno al 53-54%. (Leggi anche: Un politico protezionista? Ma Monsieur Macron!)

Con ministro Finanze unico, meno flessibilità

Se così fosse, i francesi conserverebbero il loro modello sociale (vi ricordate quando scrivevamo che tra Le Pen e Macron non era una sfida tra protezionismo e globalizzazione?), ma a discapito di una maggiore crescita e di fatto intrappolando un po’ tutta l’unione monetaria in un circolo vizioso di alta spesa ed alte tasse.

Ammesso e non concesso, che i tedeschi accetteranno mai di andare incontro a Macron su questo piano – Berlino lo ha, anzi, invitato a prendere spunto dalla Germania – un bilancio accentrato e, soprattutto, un unico ministro delle Finanze equivarrebbero a maggiori controlli fiscali, ovvero a una riduzione della discrezionalità, alias flessibilità, ad oggi esistente fino a un certo punto al livello nazionale.

(Leggi anche: Macron e Merkel divisi sull’euro)

L’Italia sarebbe commissariata

L’Italia, il cui rapporto debito/pil si attesta al 133%, sarebbe sostanzialmente commissariata, perché i tedeschi non condivideranno mai parte dei rischi sovrani, senza essersi prima assicurati che nessuna economia sia nelle condizioni di infliggere loro perdite. Clausole come il pareggio di bilancio e il taglio del rapporto debito/pil sarebbero punti fermi della politica nell’Eurozona e per Roma significherebbe qualche tassa e qualche taglio alla spesa in più, l’esatto contrario di quanto ci vorrebbe per farci tornare finalmente a crescere.

In buona sostanza, Macron rischia di esportare il modello francese, che è fallimentare tanto quanto quello italiano, dal quale è accomunato da un’incidenza abnorme della spesa pubblica sul pil e da una tassazione che strangola, in particolare, le imprese, oltre che da un basso grado di libertà economica nei servizi e da una burocrazia elefantiaca. Nel breve termine, all’Italia potrebbe convenire, riuscendo a fuggire dal cammino delle riforme, ma nel medio-lungo termine si ritroverebbe a non essere più in grado di gestire in autonomia i propri conti pubblici e a non vedere più un barlume di luce per la propria ripresa. (Leggi anche: Vittoria di Macron con quale mandato?)

 

 

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