Astensionismo, perché è destinato a crescere anche in Italia – e la colpa non è dell’anti-politica!

Le elezioni in Francia hanno visto un vincitore, l'astensionismo. Perché questa è la tendenza che colpirà tutti i paesi sviluppati. E non date la colpa all'anti-politica!

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Le elezioni in Francia hanno visto un vincitore, l'astensionismo. Perché questa è la tendenza che colpirà tutti i paesi sviluppati. E non date la colpa all'anti-politica!

Si è fatto un gran parlare del problema dell’astensionismo alle elezioni in Francia per l’Assemblea Nazionale: più del 52% degli aventi diritto al voto hanno pensato bene che nessuno di coloro che si candidavano rappresentava davvero il volere del popolo o della nazione (se vogliamo usare questo termine). Da cosa è dovuta questa evidente disaffezione, che, tra l’altro, si nota, elezione dopo elezione, anche in Italia e in altri paesi occidentali? Spesso, si preferisce guardare il dito piuttosto che la luna, ma questa volta occorre guardare fino in fondo l’astro notturno, anche perché il ‘lato oscuro’ delle democrazie liberali sta venendo finalmente allo scoperto.

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Perché l’astensionismo è destinato a crescere – e non è colpa dell’anti-politica!

Si ritiene che l’astensionismo sia collegato soprattutto a un sentimento anti-politico che va diffondendosi sempre di più: poca fiducia in chi governa, soprattutto a causa di corruzione e cose di questo tipo. L’analisi è sicuramente giusta, ma estremamente parziale. Il nostro ragionamento parte da un dato: in paesi come gli USA, dove le elezioni presidenziali sono un grande show mediatico, degno del Super Bowl, la percentuale dei votanti sugli aventi diritto supera a stento il 50% e, nelle elezioni di mid-term, è solitamente ancora più bassa. Una democrazia che si autoriproduce in questo modo non è forse da definirsi in difficoltà? La risposta è: sì.

L’astensionismo è davvero destinato a crescere e questo per un ordine fondamentale di motivi, che ci viene suggerito proprio dagli USA: in una politica post-ideologica, in cui si litiga su tutto ma non sulle questioni fondamentali (ad esempio: il sostegno al capitalismo finanziario e alle banche), davvero si riproduce il discorso del cittadino medio, secondo il quale ‘l’uno o l’altro per me pari son’. Ma ovviamente tutto questo necessita di un approfondimento.

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Ma perché l’uno o l’altro pari son? Riflessione sull’astensionismo

Ci troviamo in un’epoca post-ideologica, come post-ideologica, se vogliamo, è stata ad esempio e da sempre la politica negli USA. Negli USA, infatti, democratici e repubblicani partono da un presupposto comune e che riguarda l’accettazione incondizionata dello status quo economico-politico; le divergenze riguardano sicuramente elementi importanti, ma mai decisivi: non c’è mai l’idea che il mondo possa cambiare. In Europa e in Italia, eravamo stati abituati alle ‘prospettive’ e agli ‘orizzonti’: votare un partito, fino a qualche decennio fa, significava scegliere un’opzione complessiva, una visione del mondo e delle cose, un’idea precisa di relazioni tra gli uomini. Un’opzione politica ed economica, un’idea di umanità presente e futura. Nell’Italia di Peppone e don Camillo, la scelta politica era una scelta appassionante: era la scelta di un’idea. O ideologia.

Nello stato attuale di cose, invece, la differenza tra Renzi e Berlusconi, ad esempio, è davvero minima: si può scegliere di votare l’uno o l’altro a partire da ogni tipo di considerazione, tranne quella che si sta votando un’idea, un progetto o un orizzonte. Lo stesso dicasi in Francia: votare Macron significa votare l’uomo delle banche; gli altri sono anche peggio? Allora meglio starsene a casa. Finché la politica non tornerà ad essere orizzonte e prospettiva, l’astensionismo non potrà che crescere perché se prima era da criticarsi l’uomo comune che dice ‘quello o quell’altro sono la stessa cosa’, adesso è proprio la politica contemporanea ad avergli dato ragione. Ed anche questa è ‘Mediocrazia’: il governo dei mediocri.

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Argomenti: Inchieste Politiche, Politica, Politica Europa, Politica italiana

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