Perché l’oro sale non troppo e cosa ci dice su inflazione o deflazione post-Covid-19

Il prezzo dell'oro s'impenna, ma senza eccessi. Ecco perché lascia aperti entrambi i principali scenari dopo il Coronavirus.

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Il prezzo dell'oro s'impenna, ma senza eccessi. Ecco perché lascia aperti entrambi i principali scenari dopo il Coronavirus.

Le quotazioni dell’oro sono salite fino a un massimo di quasi 1.730 dollari l’oncia alla fine di aprile e al termine di questa settimana si sono attestate appena sotto 1.720 dollari, segnando una crescita di oltre il 13% quest’anno, guadagnando circa 200 dollari in poco più di 4 mesi. Siamo ancora lontani dai massimi toccati nel settembre 2011, mancando altri 200 dollari l’oncia per segnare nuovi record. Eppure, tutte le principali economie mondiali stanno collassando sotto i colpi del Coronavirus, con boom dappertutto di disoccupati per via dei “lockdown” imposti dai governi per frenare il contagio. Sembrerebbe una contraddizione, ma non lo è. Quando Lehman Brothers fallì nel settembre del 2008, innescando la potentissima crisi finanziaria globale, quell’anno le quotazioni auree chiusero sotto i livelli di apertura, anzi proprio dopo quel crac i prezzi iniziarono a ripiegare vistosamente.

Metallo “sacrificato” dai mercati finanziari

Le crisi dovrebbero sostenere la domanda di un asset considerato da sempre un bene rifugio, a patto che non vengano percepite come portatrici di deflazione. E se l’implosione delle banche nel 2008 fece temere il ritorno agli anni della Grande Depressione, adesso come allora si registra un collasso delle quotazioni petrolifere, a loro volta riflesso di un caduta verticale della produzione industriale un po’ in tutte le economie.

L’oro protegge contro la perdita di potere d’acquisto dei redditi, per cui la sua domanda viene colpita da notizie o sensazioni che i prezzi restino stabili o vadano scendendo. Peraltro, l’asset si acquista in dollari, una valuta che si è rafforzata con l’esplosione della crisi pandemica, essendo a sua volta un bene rifugio contro le tensioni internazionali. Ed essendo rincarato per gli acquirenti non americani, la domanda ne risulta frenata.

Rialzo dell’oro contro cosa?

Ma il rialzo, comunque, c’è quest’anno e pure a doppia cifra. Dunque, chi compra oro sta immaginando un mondo in deflazione o si sta riparando contro il rischio inflazione? Dobbiamo ammettere che entrambi gli scenari restino probabili. Un rialzo dei prezzi per effetto del combinato tra collasso della produzione (minore offerta) e maxi-stimoli monetari e fiscali (maggiore domanda) non è da escludersi, specie se i lockdown non venissero del tutto superati in tempi brevi, colpendo irreparabilmente la capacità produttiva di svariate economie. Per contro, tra prudenza delle famiglie verso una possibile seconda ondata di contagi, aumento della disoccupazione e caduta dei redditi, più probabile che attecchisca, se non una vera e propria deflazione, almeno una crescita nulla dei prezzi.

Se ci fate caso, l’oro verrebbe in soccorso in entrambi gli scenari. Se ci fosse inflazione, va da sé che avrebbe senso acquistarlo per mettervisi al riparo, ma anche se vi fosse una leggera deflazione (stiamo escludendo uno scenario in stile Grande Depressione) avere un po’ di oro in portafoglio farebbe bene. La diminuzione dei prezzi sarebbe sintomatica di un’economia globale messa male e che a sua volta genererebbe tensioni finanziarie, politiche e sociali. Da qui, il rialzo non eccessivo dei prezzi del metallo, come se il mercato volesse tutelarsi da un rischio che esso stesse percepisce non elevato, ma al contempo temesse il rischio opposto, che per ragioni diverse spingerebbe all’acquisto del “safe asset”.

Ci sarà inflazione o deflazione dopo l’emergenza Coronavirus?

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