Spread, rendimenti BTp sostanzialmente stabili: come mai niente panico?

Una breve analisi di come reagiscono i mercati finanziari agli shock prevedibili. Tra Brexit, vittoria di Donald Trump e referendum costituzionale in Italia, lo schema è stato lo stesso e apparentemente sorprendente.

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Una breve analisi di come reagiscono i mercati finanziari agli shock prevedibili. Tra Brexit, vittoria di Donald Trump e referendum costituzionale in Italia, lo schema è stato lo stesso e apparentemente sorprendente.

C’è chi si era spinto a immaginare un’esplosione dello spread BTp-Bund a 10 anni fino a 300 punti base, dopo che domenica scorsa il “no” al referendum costituzionale ha trionfato con il 60%, segnando la fine del governo Renzi e l’inizio di una fase politica italiana caotica. Invece, il differenziale di rendimento tra i nostri titoli di stato decennali e quelli tedeschi si è sì ampliato un po’, ma passando da 161 a 167 punti base, come in un’ordinaria seduta, molto al di sotto del picco di quasi 200 bp, che era stato toccato nel corso delle settimane precedenti.

Gli stessi rendimenti dei BTp a 10 anni sono restati nell’ordine del 2%, quando erano schizzati fino a un massimo del 2,20% nelle sedute precedenti al referendum, balzando così di appena una decina di punti. E Piazza Affari è passata da un brusco calo iniziale a un recupero quasi immediato dopo l’apertura, finendo la giornata attorno alla parità, ovvero in calo dello 0,2%. Le stesse banche, che alternano ormai da un anno giornate molto positive a sedute drammatiche, hanno concluso le contrattazioni a una media del -2,2%, nulla di eclatante e di peculiare. (Leggi anche: Spread a 190 punti, corsa contro rischi)

Come funzionano i mercati

A leggere queste cifre, non si capirebbe che siamo in piena crisi politica. Come mai i mercati hanno “bombardato” l’Italia nelle settimane precedenti al voto, quando i sondaggi segnalavano la vittoria del “no”, salvo reagire praticamente senza patemi d’animo, quando la sconfitta del governo si è materializzata e persino oltre le attese?

C’è un detto nelle borse di tutto il mondo: “buy rumors, sell news”, cioè “compra sulle indiscrezioni e vendi sui fatti”. Che significa? I mercati anticipano gli eventi e li scontano, per cui già prima che un evento (prevedibile) accada, i prezzi degli assets ne incorporano le conseguenze.

 

 

 

La reazione agli shock di quest’anno

In altre parole, gli investitori da mesi si sono preparati alla caduta del governo Renzi, vendendo titoli di stato italiani e le azioni delle nostre banche, in particolare, aprendo tante posizioni ribassiste o “short” contro l’Italia.

Attenzione, perché già prima di domenica, abbiamo notato una risalita dei prezzi degli assets italiani, ma non in conseguenza di un miglioramento dei sondaggi in favore del governo, quanto per effetto di uno sbilanciamento precedente eccessivo in favore di posizioni corte. (Leggi anche: Mercati più rilassati prima del referendum, perché?)

Lo schema seguito dai mercati è stato lo stesso in occasione sia del referendum sulla Brexit, sia delle elezioni USA. Nel primo caso, si temeva la vittoria del “Leave”, nel secondo di Donald Trump. Entrambi gli eventi temuti si sono avverati, ma si ragionava ieri, che gli investitori hanno impiegato tre sedute per riprendersi dallo shock dell’uscita del Regno Unito dalla UE, tre ore per metabolizzare la vittoria del candidato repubblicano e appena tre minuti per superare la delusione del voto italiano.

BTp e banche molto venduti prima del referendum

Questo, perché in tutti e tre i casi, i fondi speculativi (“hedge funds”) avevano già venduto troppo i titoli del paese in esame, i cui prezzi sono tornati appetibili già prima che l’evento temuto si concretizzasse. D’altronde, chi aveva scommesso al ribasso ha dovuto correre per ricoprirsi, notando il crollo di tali prezzi. Nel momento in cui ha dovuto acquistare gli assets, che fossero i nostri BTp o altri assets italiani, si è registrato un sostegno ai relativi valori. (Leggi anche: Vendite allo scoperto, grosse opportunità, ma rischi illimitati)

Tutto ciò non significa che i rendimenti dei nostri titoli di stato non potranno impennarsi da qui in avanti o che le azioni bancarie a Milano non sprofonderanno. Lo scenario è destinato a incupirsi nel caso di un peggioramento dei rispettivi fondamentali e/o del deterioramento del quadro politico e macroeconomico. Viceversa, assisteremmo a una ripresa dei corsi, se venissero meno le paure degli ultimi mesi. Semplicemente, gli shock politici di quest’anno sono stati assorbiti con relativa velocità, perché scontati prima che avvenissero.

 

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