Perché l’indipendenza della BCE fa bene proprio a economie come l’Italia

L'indipendenza della BCE rappresenta proprio per un'economia come l'Italia la più grande conquista dell'ultimo ventennio e metterla in discussione ci farebbe male.

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L'indipendenza della BCE rappresenta proprio per un'economia come l'Italia la più grande conquista dell'ultimo ventennio e metterla in discussione ci farebbe male.

E’ arrivato il momento delicato di scegliere chi guiderà la BCE nei prossimi otto anni, quando sarà arrivato a scadenza il mandato del governatore Mario Draghi. Sul nome del successore l’Eurozona resta dilaniata tra un fronte del nord e uno del sud, con il primo a reclamare una figura quanto più “falco” possibile e il secondo a pretendere una sostanziale continuità con l’era dell’italiano.

Alla base delle divisioni vi sono interessi nazionali divergenti, ma anche un diverso approccio verso la banca centrale. In Italia, ad esempio, la sua indipendenza dal potere politico non è largamente condivisa né dall’opinione pubblica, né dalle stesse istituzioni, tant’è che da decenni ci si dibatte sulla giustezza del famoso “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, avvenuto agli inizi del 1981 e che per una larga fetta di politici e commentatori, sarebbe stato causa principale dell’esplosione del debito pubblico italiano.

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In Germania, memori del disastro dell’iperinflazione degli anni Venti, nessuno osa anche solo fare battute sull’indipendenza della BCE, semmai ne reclama una ancora maggiore rispetto alle pressioni degli stati (del sud). Eppure, siamo portati a pensare che sia un concetto teorico e che, soprattutto, celi la tutela di chissà quali interessi in favore degli stati nordici. Non è così. Ve lo spieghiamo brevemente.

La BCE ha per statuto come unico obiettivo di centrare il target d’inflazione a un livello “vicino, ma di poco inferiore al 2%”. Molti lamentano che non si sia conformata alla Federal Reserve, a cui dagli anni Trenta è stato affidato un doppio mandato: stabilità dei prezzi, compatibilmente con la piena occupazione. Perché la scelta dell’unico mandato per Francoforte non è stata sbagliata e finisce con il tutelare proprio le economie più deboli come l’Italia? Grazie alla sua piena indipendenza dalla sfera politica, l’Eurotower è ritenuta credibile nella sua capacità di salvaguardare la stabilità dei prezzi, sebbene da oltre 6 anni non sia in grado, come le altre grandi banche centrali, di centrare l’obiettivo, almeno non quello secondo definizione, a causa di una tendenza alla bassa inflazione in tutto il mondo avanzato.

I vantaggi di una BCE indipendente

Per merito di questa credibilità, i mercati nutrono aspettative d’inflazione contenute e le imprese programmano i loro investimenti coerentemente, così come gli investitori finanziari, famiglie comprese, allorquando scelgono di acquistare un certo asset, tra cui un titolo di stato. In altre parole, aspettative d’inflazione stabili portano a un clima di maggiore certezza sul fronte degli investimenti, allungandone l’orizzonte temporale. Lo stesso mercato del lavoro funziona in maniera più corretta; non dobbiamo dimenticare che da quando esiste l’euro, è stata eliminata quella fonte di incertezza tipicamente esistente ai tempi della lira, vale a dire l’incapacità dei lavoratori/sindacati di comprendere a priori l’evoluzione dei prezzi negli anni immediatamente successivi, quando non risultava facile prevedere nemmeno i livelli salariali reali. Oltre ad alimentare lo scontro con le imprese, di fatto questa incertezza ha costituito un ostacolo alla crescita dell’occupazione in Italia, di fatto ben più bassa della media europea.

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Più in generale, se non avessimo una banca centrale indipendente, non ci fideremmo dei suoi annunci di politica monetaria e non adegueremmo le aspettative d’inflazione in qualità di consumatori, lavoratori, imprese e investitori. Risultato? Pretenderemmo salari nominali e rendimenti sui bond più alti, le imprese assumerebbero con (ancora) maggiore cautela, il costo del debito pubblico risulterebbe più alto in termini reali e la banca centrale sarebbe verosimilmente costretta, ad un certo punto, a disinflazionare l’economia dell’Eurozona per non perdere il controllo della leva monetaria, ma dovendo passare per un periodo di recessione, la cui durata dipenderebbe essenzialmente dalla capacità delle aspettative del mercato di conformarsi all’obiettivo dichiarato.

L’indipendenza della BCE fa bene all’Italia

Possono apparire dibattiti teorici, invece rappresentano l’Abc del buon funzionamento di un’economia.

Vedasi i casi di Turchia e Argentina, da tempo nell’occhio del ciclone proprio per la percepita scarsa indipendenza delle rispettive banche centrali rispetto ai governi. Al contrario, la Russia è stata capace di disinflazionare velocemente l’economia negli anni passati, quando il crollo delle quotazioni petrolifere travolse il rublo, grazie proprio all’indipendenza garantita dal Cremlino alla governatrice Elvira Nabiullina.

Quanto alla Fed, il doppio mandato non ne ha mai limitato seriamente l’indipendenza. Ad ogni modo, la sua sarebbe un’esperienza difficilmente imitabile, non fosse che per il fatto che il dollaro sia valuta di riserva mondiale e che, di conseguenza, l’intero pianeta sia costretto a detenere titoli in dollari per gli scambi, specie legati all’acquisto di materie prime, alimentando gli afflussi di capitali verso gli USA e tenendone bassi i rendimenti. E, comunque, nessuna banca centrale autorevole si mostra incline a finanziare i deficit fiscali o a disancorare le aspettative d’inflazione con azioni azzardate. Per l’Italia, l’indipendenza è una garanzia di stabilità macroeconomica complessiva, la vera grande conquista ottenuta con l’euro, anche perché nemmeno il divorzio Bankitalia-Tesoro si mostrò sufficiente a ripristinare in fretta la credibilità perduta in circa un decennio di monetizzazione del debito pubblico, di inflazione a doppia cifra e di svalutazioni frequenti della lira. E ciò sì che contribuì a fare esplodere i tassi e il debito.

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