Perché l’improvvisa disponibilità Tedesca all’inflazione non risolve la crisi: una sola parola, Spagna!

Dopo la recente apertura ad un aumento dei salari e dei prezzi in Germania, l'economista Greco Yanis Varoufakis ci spiega perché ormai è "troppo poco e troppo tardi"

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Dopo la recente apertura ad un aumento dei salari e dei prezzi in Germania, l'economista Greco Yanis Varoufakis ci spiega perché ormai  è

di Yanis Varoufakis – Così, la Germania sembra essersi scrollata dalle spalle la scimmia della fobia dell’inflazione. Il suo ministro delle finanze ha acconsentito a degli aumenti salariali reali per i lavoratori dell’industria Tedesca, e il capo della Bundesbank ha ammesso la disponibilità a permettere all’inflazione Tedesca di superare quella del resto dell’eurozona. Dopo quindici anni di violazioni degli accordi di Maastricht sull’obiettivo di uno stesso tasso di inflazione (intorno al 2% ), la Germania è ora pronta a compensare il resto della zona euro per il danno causato dalla sua strategia di deflazione dei salari.


E
‘ sicuramente una buona cosa, no? Sì e No.

Sì, in quanto dimostra che c’è qualche speranza che i responsabili politici Tedeschi, finalmente, ‘abbiano capito’ che la competitività è un concetto relativo.

E no,  perché permettere ora un’ inflazione al di sopra della media in Germania è disperatamente “troppo poco e troppo tardi”  per poter incidere nella crisi in cui ci troviamo.  Ironia della sorte, il capo della Bundesbank, Mr Weideman, ha appena pubblicato un articolo sul Financial Times il cui titolo, Monetary Policy is No Panacea for Europe, dà la risposta. Infatti non lo è.  E la ragione è … la Spagna.  O, per essere più precisi, la Spagna è un ottimo esempio per spiegare perché un ulteriore allentamento della politica monetaria, anche se i salari Tedeschi saranno portati al di sopra delle aspettative inflazionistiche,  semplicemente non funzionerà.  Perché il marcio ha scavato così profondamente nel tessuto della zona euro che i rimedi macroeconomici non sono possibili, né qui né lì.

 

Negli ultimi due anni,  e in seguito al disastro del 2008 nei mercati finanziari globali, le banche Europee hanno perso la capacità di andare avanti. La loro “zombificazione” non è nulla di nuovo. L’abbiamo già vista in Giappone, così come (in misura minore) negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, ecc. La differenza nel nostro caso dell’eurozona è che la zombificazione delle banche è arrivata di pari passo con la continua erosione della capacità degli stati di rifinanziare il proprio debito pubblico. In effetti, almeno cinque paesi (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia) hanno assistito ad una zombificazione triangolare che coinvolge una dipendenza delle banche insolventi dagli stati insolventi e un ulteriore affidamento degli stati insolventi verso una banca centrale che non dispone degli strumenti per gestire l’insolvenza degli Stati e delle banche.

 

Per dirla semplicemente, sì,  il ‘successo’  della Germania nel rafforzare la propria competitività mantenendo i salari e l’inflazione dei prezzi ben al di sotto degli obiettivi concordati della zona euro nel corso degli ultimi 15 anni,  ha fatto sì che,  quando nel 2008 il credit crunch ha colpito, il resto dell’eurozona è rimasto al verde. Tuttavia, questo ammanco è ormai così profondo che il resto della zona euro non può venirne fuori attraverso una inversione della  dinamica dell’inflazione all’interno dell’eurozona. Ora, abbiamo bisogno di qualcosa di più drastico.

 

Di che cosa abbiamo bisogno? La prima cosa di cui paesi come la Spagna hanno un urgente bisogno è una ricapitalizzazione delle  banche (si veda l’articolo sul FT di Roubini e Greene) che non aumenti il debito pubblico Spagnolo. Ciò potrebbe essere realizzato molto semplicemente se le varie cajas venissero rilevate, e ricapitalizzate, dal EFSF (con la nomina di nuovi consigli di amministrazione da parte dell’EBA).  Basta mettere il governo Spagnolo fuori dal ‘gioco bancario’.  In questo modo, il meccanismo reciproco di zombificazione che lega le banche e gli Stati membri terminerebbe immediatamente.

 

Perché le autorità resistono a questo? Due motivi: in primo luogo, come ho sostenuto più volte, perché le élite nazionali non sono pronte a rinunciare al loro rapporto comodo e rassicurante con i banchieri.  In secondo luogo, perché l’insolvenza della Spagna (e di Grecia, Italia, ecc)  è ancora vista da alcuni responsabili politici Tedeschi come un’occasione d’oro per imporre alla Francia (attraverso la periferia) il loro parere su come le cose dovrebbero essere.  Non c’è bisogno di credermi sulla parola.  L’ha detto detto Jens Weidemann nel pezzo del FT già citato sopra: “… alleggerire lo stress nei mercati delle obbligazioni sovrane allevia il problema immediato del finanziamento, ma offusca il segnale agli stati sullo stato precario delle finanze pubbliche e sull’urgenza di agire.”

E così, eccoci qui:  la Spagna è mandata in malora in modo da, presumibilmente,  avvertirla sullo ‘stato precario delle sue finanze pubbliche’.  Che sciocchezza!  La Spagna nel 2008 aveva un surplus di bilancio e un rapporto debito-PIL inferiore a quello della Germania. Dietro il sotterfugio di Mr Weidmann si nasconde un’insondabile verità: dopo aver esaurito il resto della zona euro per anni, abbattendo l’inflazione dei salari e dei prezzi Tedeschi al di sotto dei limiti concordati,  i responsabili politici Tedeschi stanno travisando la causa dei mali della periferia. Piuttosto che riconoscere la necessità di europeizzare la vigilanza bancaria, e una parte del debito pubblico della zona euro, stanno offrendo sciocchezze come un tasso di inflazione al di sopra della media. Perché sciocchezze? Perché, in vista della deflazione che sta arrivando ai paesi in deficit,  portare l’inflazione Tedesca di sopra della media è tanto inevitabile quanto inutile.

 

 

Articolo originale: A one-word explanation on why the eurozone cannot inflate its way out of trouble: Spain!

 

 

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