Perché l’era Merkel è già finita e cosa c’è dietro la crisi politica in Germania

L'era Merkel sembra finita, quale che sarà la soluzione alla crisi politica in Germania. E dietro al fallimento delle trattative per il governo si nasconderebbe un piano preciso.

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L'era Merkel sembra finita, quale che sarà la soluzione alla crisi politica in Germania. E dietro al fallimento delle trattative per il governo si nasconderebbe un piano preciso.

La cancelliera Angela Merkel starebbe per finire la sua lunga esperienza a capo della prima economia europea. Il fallimento delle trattative per dare vita al suo quarto governo sancisce la fine di un’era, che era iniziata nel 2005, quando per un soffio sconfisse il socialdemocratico Gerhard Schroeder alle elezioni anticipate. Lo spettro di queste ultime ritorna, quando non sono passati nemmeno due mesi dal rinnovo del Bundestag, che ha decretato per i conservatori il peggiore risultato dal 1949 con appena il 33% dei consensi. I liberali della FDP hanno abbandonato il tavolo del negoziato con il partito della cancelliera e i Verdi, sostenendo di non avere ottenuto concessioni sufficienti per avallare il nuovo esecutivo e lamentando l’assenza di fiducia tra le parti. (Leggi anche: Frau Merkel è politicamente finita, ecco cosa significa per l’Italia)

Il loro leader Christian Lindner, 38 anni, sta assumendosi una responsabilità senza precedenti nella storia tedesca degli ultimi 70 anni, perché il suo “nein” a Frau Merkel potrebbe portare il presidente Frank-Walter Steinmeier a prendere atto dell’assenza di una maggioranza stabile e dopo avere necessariamente nominato un nuovo cancelliere (quasi certamente, l’uscente “Mutti”), scioglierebbe il Parlamento e indirebbe nuove elezioni tra febbraio e marzo.

L’apice della crisi politica tedesca arriva in coincidenza con il migliore momento per l’economia della Germania da decenni. La disoccupazione è crollata al 3,6%, le esportazioni viaggiano ai massimi di sempre, le partite correnti segnano un record a quasi 300 miliardi di euro di attivo, il bilancio federale è in surplus dal 2014, il pil cresce mediamente del 2% all’anno e il debito pubblico sta scendendo verso il 60% del pil, nettamente inferiore al quasi 90% medio dell’Eurozona.

Per non parlare del fatto che mai la Germania aveva avuto tanto potere in Europa e nel mondo, essendo diventato proprio sotto la cancelliera Merkel un player rilevantissimo dello scacchiere geopolitico internazionale. Anzi, con l’elezione alla presidenza USA di Donald Trump, fautore di una ritorno all’isolazionismo a stelle e strisce, la stampa di mezzo mondo aveva individuato proprio nella cancelliera il nuovo leader dell’Occidente, a presidio dell’ordine liberal-democratico. (Leggi anche: Frau Merkel punita, ma economia tedesca brilla)

La debolezza di Frau Merkel

Evidentemente, ciò non è bastato ai tedeschi, che nel settembre scorso hanno premiato gli euro-scettici dell’AfD, assegnando loro il 12,6% dei consensi e la terza posizione al Bundestag, punendo vistosamente i due principali schieramenti della Grosse Koalition, i quali nel loro complesso hanno perso il 13% rispetto a soli 4 anni prima. Quei consensi sono stati sottratti quasi interamente sia dagli euro-scettici, sia dai liberali, quelli che hanno sbattuto la porta in faccia alla cancelliera.

Com’è possibile che un’economia che va così bene versi nel caos politico per la prima volta da oltre 80 anni? La risposta ha a che vedere con la figura della Merkel, che dal suo arrivo alla cancelleria ha rimescolato le carte della politica tedesca, indebolendo il confine “ideologico” e programmatico tra i due principali schieramenti. In sostanza, ha governato su una maggioranza di volta in volta variabile, inglobando molte delle posizioni dei socialdemocratici tra i suoi provvedimenti, come sulle pensioni, l’orario di lavoro, l’apertura delle frontiere ai profughi e non ultimo, i matrimoni gay. Ciò ha funzionato fino a quando non si è scoperta così tanto alla sua destra, da fare nascere una formazione tacciata di euro-scetticismo, ma che nel 2013 era sorta per iniziativa di intellettuali, imprenditori ed ex politici conservatori per reagire allo spostamento “troppo a sinistra” della cancelliera.

A Frau Merkel si rimprovera essenzialmente di avere concesso troppo ai partners europei, come sulla Grecia con aiuti a pioggia (a fondo perduto, sostengono in molti), nonché sulle banche, aprendo alla mutualizzazione dei rischi, che peserebbe come un macigno sui contribuenti tedeschi.

Inoltre, l’operato della BCE non è gradito in Germania, dove milioni di risparmiatori e futuri pensionati si sentono penalizzati dall’azzeramento dei tassi perseguito da anni dal governatore Mario Draghi. Sul piano più prettamente politico, l’accomodamento monetario di Francoforte con il varo del “quantitative easing” viene percepito come una monetizzazione mascherata dei debiti sovrani nell’area, un salvataggio in piena regola di stati come l’Italia, ma con rischi anche a carico dei tedeschi.

Cosa hanno in mente i liberali

Aldilà della giustezza di tali tesi piuttosto diffuse, il punto è che la cancelliera non ha esternato mai una propria posizione su alcuno di questi temi, almeno non nitidamente. Ha preferito tenersi nel vago per anni su dossier come l’euro, la Grecia, le banche e l’unico caso in cui ha espresso posizioni convinte è stato sciaguratamente (per lei) sull’ingresso libero dei profughi in Germania, cosa che ha indispettito gran parte dell’elettorato, scioccando specialmente quello più conservatore.

Sul perché i liberali abbiano rovesciato il tavolo delle trattative si può discutere. E’ un dato di fatto che Lindner sia riuscito a far tornare il partito al Bundestag dopo la clamorosa esclusione del 2013, quando si era fermato sotto la soglia si sbarramento del 5%, puntando su temi chiari e “di destra”, come il rifiuto di condividere rischi sovrani e bancari con il resto dell’Eurozona, nonché chiedendo il rispetto delle regole fiscali per i membri dell’Eurozona, i quali altrimenti andrebbero cacciati, ha spiegato in campagna elettorale. E’ il pensiero del tedesco medio, quello che ha per anni votato la cancelliera, ma che alle ultime elezioni ha segnalato la propria frustrazione per una politica dell’indecisione perenne e dove i confini tra gli schieramenti principali sono diventati quasi inesistenti. (Leggi anche: Germania in crisi politica, fallito negoziato per quarto governo Merkel)

Lindner, che è tutt’altro che sprovveduto, punterebbe a costringere i socialdemocratici a un terzo abbraccio mortale con i conservatori dal 2005, in modo da accreditarsi tra l’opinione pubblica tedesca quale unico reale e credibile oppositore al governo in Germania, oscurando così le posizioni degli euro-scettici e magari riuscendo a rubare loro consensi.

L’uomo è consapevole che lo sfaldamento dei due blocchi storici sarebbe alla portata. Gli basterebbe conquistare diversi punti ai danni dei conservatori per sperare, se non di diventare cancelliere, almeno di entrare in un futuro governo dalla porta di ingresso, in una posizione di forza come mai prima per il suo partito, anche se va detto che il massimo storico l’FDP lo ottenne nel 2009 con oltre il 14% dei consensi, ma a fronte del 35,5% della CSU-CSU.

L’incognita elezioni anticipate

I liberali sono gli anti-Macron d’Europa, rifiutando le proposte di riforma dell’Eurozona avanzate dal presidente francese e chiedendo, invece, che l’area torni sui contenuti originari, ovvero al rigore fiscale e alla minimizzazione dei rischi nel settore bancario. Per intenderci, Lindner e i suoi deputati vorrebbero il pareggio di bilancio per tutti gli stati membri dell’Eurozona, un veloce smaltimento delle sofferenze bancarie e l’allentamento del legame tra banche e stati, attraverso regole più restrittive sulla detenzione di bond da parte delle prime. Tutti temi, va ribadito, che sarebbero teoricamente patrimonio dei conservatori tedeschi, ma che la politica del non dire e del non fare della cancelliera ha posto ai margini dell’identità di quello schieramento. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così il futuro alleato di Frau Merkel)

Se si andasse ad elezioni anticipate, il rischio che all’FDP venga fatta pagare alle urne l’irresponsabilità in fase negoziale è alto, ma perché ciò avvenga sarebbe necessario che i conservatori tornino a riappropriarsi dei loro vecchi cari temi, facendo concorrenza proprio a liberali ed euro-scettici. Tuttavia, questo segnerebbe per altra via la fine dell’era Merkel, caratterizzata da un’identità debole su ogni aspetto del programma di governo, dall’assenza di parole forti e di visioni chiare. Difficilmente, la cancelliera sarebbe idonea a chiudere la sua stagione al governo sconfessando i suoi precedenti 12 anni. In assenza di un leader conservatore alternativo, però, non rischierebbe la destituzione da qui a breve. Sarà quasi certamente lei a correre alle eventuali elezioni anticipate, anche se la sua fine politica resta segnata.

 

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