Perché le discoteche resteranno aperte anche dopo l’ordinanza del governo

Il Ministero della Salute ha disposto la chiusura delle sale da ballo per l'aumento del numero dei contagi in Italia. Ma c'è una scappatoia, forse voluta dallo stesso governo.

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Il Ministero della Salute ha disposto la chiusura delle sale da ballo per l'aumento del numero dei contagi in Italia. Ma c'è una scappatoia, forse voluta dallo stesso governo.

Obbligo di mascherina dalle ore 18 di sera alle ore 6 del mattino e sospensione fino al 7 settembre delle attività di ballo al chiuso e all’aperto. Con questa ordinanza, emanata al termine di una videoconferenza di due ore con i governatori delle regioni, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha voluto reagire al boom dei contagi da Coronavirus delle ultime settimane. Quella scorsa è stata la peggiore dal 17-24 maggio in Italia, cioè da quasi tre mesi a questa parte. In Francia, il numero dei nuovi positivi supera ormai le 3.000 unità al giorno, in Spagna questo è il ritmo ormai nelle ultime settimane, tant’è che diverse regioni italiane hanno imposto l’obbligo del tampone per gli arrivi da Spagna, Malta e Grecia, non a caso tre delle località più colpite dalla seconda ondata dei contagi, essendo mete turistiche.

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Le discoteche sarebbero dovute rimanere chiuse per il governo per almeno tutta questa estate e forse fino agli inizi dell’anno prossimo, ma i governatori si sono mossi in ordine sparso per ridare sollievo a un settore trainante le economie locali in piena stagione turistica. La movida, però, è finita nel mirino dell’opinione pubblica per via dei numerosi assembramenti registratisi in centinaia di locali da ballo. Tutto vero, se non fosse per l’ipocrisia di chi non vede che gli stessi assembramenti esistano ormai da un paio di mesi ovunque, per le strade, sui lungomari, nei ristoranti, nei bar, etc. Raro assistere al rispetto delle regole basilari, come il distanziamento sociale e l’uso della mascherina.

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Fatto sta che il popolo del “io resto a casa” ha centrato l’obiettivo anche stavolta: discoteche chiuse fino a (di fatto) fine stagione.

Ma è davvero così? Non esattamente. L’ordinanza di Speranza vieta le “attività di ballo”, che è cosa diversa dal disporre la chiusura dei locali. Questi potranno continuare a servire cocktail, cibo, a fare eventualmente ristorazione, persino a mettere su un po’ di musica per intrattenere i clienti. Semplicemente, non si potrà ballare.

Certo, non sarà lo stesso, perché una cosa è andare in discoteca per ballare, un’altra per sorseggiare un cocktail o una birra come se si fosse in un lounge bar. Ma di necessità si farà virtù. In ballo ci sono almeno 4 miliardi di euro di fatturato di un settore, che in milioni di italiani continuano a non capire essere un tonificante per l’economia, pagando gli studi a figli, fratelli o cugini, permettendo a molti di arrotondare lo stipendio e a tanti altri di averne persino uno.

Di abusi ce ne sono stati ed è inaccettabile la tracotanza con cui alcuni titolari hanno ignorato le più elementari regole anti-Covid, riempendo i locali oltremisura e non vigilando sul rispetto delle distanze, né sull’uso delle mascherine. Ma sarebbe come vietare a tutti gli automobilisti di guidare perché alcuni di loro sono stati sorpresi ad andare oltre i limiti di velocità consentiti o a passare col rosso. Servono controlli, quelli molto carenti di queste settimane, forse per volontà “politica” di governatori, sindaci e governo stesso, tutti intenti a far recuperare alle attività vittime del “lockdown” almeno parte delle perdite accusate nei mesi passati. Senonché, anche a livello di comunicazione non s’è capito nulla: siamo passati dalla movida scaccia-Covid al “tutti a casa o chiudiamo tutto di nuovo”. Preoccupante la connivenza di larga parte dell’opinione pubblica, quella che evidentemente confida nei sussidi per tirare avanti. Finché resterà qualcuno a pagarli.

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