Perché la Spagna alla fine si piegherà

Il mercato non sembra credere all'efficacia del nuovo pacchetto di austerità varato dalla Spagna. Ecco da dove nasce la sfiducia degli investitori

di Enzo Lecci, pubblicato il
Il mercato non sembra credere all'efficacia del nuovo pacchetto di austerità varato dalla Spagna. Ecco da dove nasce la sfiducia degli investitori

Gli obiettivi del piano salva Spagna sono stati annunciati in pompa magna dal governo di Rajoy e salutati in modo decisamente tiepido, almeno nelle prime battute dopo la conferenza stampa del governo spagnolo, dalle istituzioni europee  che questa volta non hanno ripetuto la solita litania di formale apprezzamento che anche in Italia abbiamo sentito spesso. Ma cosa prevede la manovra varata dal governo conservatore che, a detta degli stessi spagnoli, dopo aver preso il potere si è completamente dimenticato delle promesse fatte in campagna elettorale?  

Rapporto deficit Pil al 4,5% nel 2013

In pratica l’obiettivo della Spagna è di portare il rapporto deficit Pil al 4,5% entro il prossimo anno. Un target difficile da raggiungere nonostante la stretta fiscale per l’1,3% del Pil. Il motivo per il quale gli obiettivi del governo spagnolo sembrano essere fuori dalla portata dell’economia iberica sono i più vecchi del mondo. Secondo alcuni analisti infatti Madrid non avrebbe la forza per raggiungere l’ambizioso target nel rapporto tra deficit e Pil. La Spagna infatti prevede di chiudere l’anno in corso con una recessione dell’1,5% mentre il prossimo anno l’economia iberica si dovrebbe contrarre di appena mezzo punto. Per quanto rispettabili questi target sembrerebbero però essere veramente fuori dalla portata di un paese che ha il più alto tasso di disoccupazione in Europa e che dopo il recente aumento dell’Iva, è anche alle prese con la crescita dell’inflazione. In queste condizioni pensare di avere recessione di appena mezzo il prossimo anno e quantomeno troppo ottimistico. Del resti gli analisti di Citi hanno stimato per il 2012 un Pil a -1,8% e per il 2013 un Pil addirittura a -3,2%.  

Aiuti alla Spagna inevitabili

Tenendo quindi bene a mente queste considerazioni (a cui eventualmente possiamo anche aggiungere il recente report di Standard and Poor’s che parla di recessione galoppante in Spagna e Italia) possiamo affermare che quelli dati ieri sera dal governo iberico siano solo numeri nel tentativo di prendere tempo (Italia, la recessione si aggrava. Standard and Poor’s seppellisce l’ottimismo di Monti) La manovra di Rayoj quindi non nasce come tentativo di risolvere i problemi della Spagna ma solo come strumento per prendere tempo e cercare di placare i mercati. Proprio la corsa dei rendimenti dei titoli di stato è il grande problema della Spagna. Madrid quindi, con la manovra approvata ieri, sta provando allentare l’accerchiamento della Ue e della Bce che già da tempo hanno dettato la loro linea: piegare la Spagna e costringerla a chiedere l’aiuto dell’Europa e lo scudo para- spread della Bce. Chiaramente applicando tutta una serie di misure molto più pesanti rispetto a quelle implementate fino ad oggi. E’ anche per questo motivo che a differenza di tante altre volte, in questa occasione ben pochi rappresentanti dell’Unione Europea hanno espresso il loro plauso per la manovra approvata ieri. Come ha affermato il portavoce di Rehn infatti il prossimo 7 novembre verranno rilasciate le previsioni della Commissione Ue e in quella circostanza saranno esaminate tutte le misure di bilancio adottate dai vari stati membri, comprese quella spagnole. Insomma da Bruxelles sembra esserci tanta freddezza e poco entusiasmo per la manovra spagnola. Ma poco entusiasmo c’è anche sul fronte obbligazionario. Un rendimento del bonos decennale al di sopra del 6% e uno spread Bonos Bund a 463 significano semplicemente che la Spagna è inevitabilmente destinata a chiedere l’aiuto dell’Europa.

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Argomenti: Crisi Spagna