Perché la ripresa in Italia deve essere agganciata adesso o è rischio recessione

La ripresa economica in Italia dovrebbe accelerare adesso, oppure non ve ne saranno più le condizioni per un po' di tempo. Anzi, rischieremmo la recessione.

di , pubblicato il
La ripresa economica in Italia dovrebbe accelerare adesso, oppure non ve ne saranno più le condizioni per un po' di tempo. Anzi, rischieremmo la recessione.

I dati macro in arrivo dall’Eurozona ci spiegano che l’economia dell’area starebbe migliorando in questi mesi ai massimi dal 2011, tanto che il capo-economista di Markit/Adaci, Chris Williamson, stima un’accelerazione del pil al +0,6% nel primo trimestre dal +0,5% atteso solamente all’inizio del mese. L’inflazione nel frattempo si è anch’essa ripresa al 2% tendenziale a febbraio nell’area, salendo ai massimi da quasi quattro anni.

Sembra davvero un buon periodo per l’economia europea, nonostante pochi mesi fa si presagissero conseguenze severe con il “sì” alla Brexit della maggioranza degli elettori britannici e pur essendo l’unione monetaria in balia di tensioni politiche, con le elezioni in Francia e Germania in programma nei prossimi mesi.

E per quanto relativamente alta sia la disoccupazione, risulta scesa al 9,6%, ai minimi da circa sette anni e mezzo, pur restando di circa il 2,5% più elevata rispetto ai livelli pre-crisi. Insomma, la crescita dell’Eurozona sarà pure modesta e tale da non arrivare al 2% nemmeno quest’anno, ma pur sempre c’è e, soprattutto, segnala di accelerare. (Leggi anche: Crescita Eurozona al top da 6 anni, ma a Draghi viene il mal di testa)

L’Italia deve affidarsi alla congiuntura internazionale

Per l’economia italiana è più importante che mai agganciare questa ripresa. Il nostro pil è ancora di circa il 7,5% più basso dei livelli toccati nel 2007, per cui abbiamo perso già un decennio e rischiamo di perderne un altro solo per tornare all’ultimo anno prima dello scoppio della crisi finanziaria ed economica. La nostra crescita quest’anno è attesa non superiore all’1%, sebbene sarebbe la più alta dal 2011.

Data la debole domanda interna, come ha evidenziato anche di recente il Centro studi di Confindustria, non ci resta che sperare che la congiuntura internazionale sia più solida possibile e a lungo. Lo scorso anno, abbiamo chiuso con una bilancia commerciale in attivo del 3% del pil, segno che le nostre esportazioni vanno, ma anche che le nostre importazioni restano contenute, a causa dei bassi consumi degli italiani.

(Leggi anche: Ripresa economica lenta in Italia per domanda interna debole)

Senza aggancio alla ripresa è rischio recessione

Con l’economia dell’Eurozona in accelerazione e l’inflazione riportatasi, almeno per il momento, al target della BCE, questa non potrà che prendere al più presto in considerazione il ritiro degli stimoli e l’avvio di una pur graduale stretta monetaria. Questo significa che starebbe finendo l’era dei tassi zero, del cambio debole dell’euro, così come tra tante incertezze, pare che anche il costo delle materie prime continuerà lentamente a risalire.

L’insieme di questi tre fattori hanno sostenuto il pil italiano, così come quello delle altre economie avanzate, ma con la differenza che nel caso nostro, oltre ad essi non vi sono altre leve su cui fare affidamento per crescere, non disponendo né di margini fiscali per politiche di spesa, né di consumi delle famiglie e investimenti delle imprese solidi in grado di rimpiazzare anche il parziale venir meno del contributo positivo della domanda estera. Anzi, l’aumento dei tassi, in particolare, oltre che il ritorno dell’inflazione, potrebbero colpire proprio i consumi interni.

E allora, se l’economia italiana non fosse in grado di accelerare proprio in questi mesi, quando la congiuntura europea sembra più che positiva e tenendo conto che saremmo nell’ultima fase dell’accomodamento monetario della BCE, il rischio è che i ritmi blandi con cui cresciamo da un biennio saranno anche quelli più alti a cui avremmo assistito da qui al prossimo futuro. Se, infine, consideriamo anche le tensioni politiche interne (tralasciando quelle negli altri stati) e il profumo di stangata fiscale in arrivo con la legge di Bilancio 2018, arriviamo a presagire persino una possibile recessione dell’economia dal prossimo anno in poi. (Leggi anche: Tra aumenti IVA, inflazione e lavoro, consumi famiglie attesi deboli)

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,
>