Il successore di Frau Merkel è la sua versione “mini”, un regalo agli euro-scettici tedeschi

L'elezione di Annegret Kramp-Karrenbauer alla guida della CDU dopo 18 anni di segreteria Merkel non è una buona notizia per il centro-destra in Germania, che rischia di così di regalare consensi agli euro-scettici dell'AfD. E la crisi di UE ed euro resta intatta.

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L'elezione di Annegret Kramp-Karrenbauer alla guida della CDU dopo 18 anni di segreteria Merkel non è una buona notizia per il centro-destra in Germania, che rischia di così di regalare consensi agli euro-scettici dell'AfD. E la crisi di UE ed euro resta intatta.

E’ Annegret Kramp-Barrenbauer, 56 anni, il nuovo segretario della CDU, succedendo alla cancelliera Angela Merkel dopo 18 anni. La sua elezione a leader del primo partito tedesco è arrivata al congresso di Amburgo di venerdì scorso, quando 1.001 delegati hanno dovuto scegliere tra tre candidati in lizza, ossia la stessa AKK – acronimo con cui è nota nella stampa nazionale ed estera – l’ex capo-gruppo al Bundestag, Friedrich Merz, e il ministro della Salute, Jens Spahn. E’ servito un ballottaggio e alla fine l’ha spuntata la prediletta di Frau Merkel, ma con soli 517 voti contro 492, poco più del 51% contro il quasi 49%. Una manciata di schede ha deciso la vittoria e già questo è il primo elemento preoccupante per un partito, che dopo essere scivolato ai minimi dalla Seconda Guerra Mondiale, crollando sotto il 30% dei consensi nei sondaggi, cerca con l’elezione del nuovo segretario il rilancio.

La Germania rischia una crisi d’identità e la paralisi politica sull’euro

Vediamo, anzitutto, chi è AKK. E’ stata fino a pochi mesi fa governatore del Saarland, un Land della Germania sud-occidentale, confinante con la Francia e tra i meno popolosi con appena 1 milione di abitanti. Lo ha guidato per 7 anni, prima a capo di una coalizione a tre con Verdi e liberali della FDP, successivamente con i socialdemocratici della SPD. Cattolica e più conservatrice della cancelliera sui temi etici – si è espressa contro i matrimoni gay – dalle posizioni più rigide anche sul tema immigrazione, sebbene abbia sostenuto l’apertura delle frontiere nel 2015, la mossa che più di ogni altra è costata al governo l’impopolarità e al partito una barca di voti.

“Mini Merkel” rassicurante per la cancelliera

Il suo profilo può considerarsi centrista, non carismatico, abbastanza pragmatico, insomma una seconda Merkel.

Anzi, la stampa tedesca da anni l’ha ribattezzata “mini Merkel” per sancirne i caratteri simili a quelli dell’attuale capo del governo, sebbene la diretta interessata abbia segnalato di non apprezzare tale definizione, sostenendo che “ho tre figli, mi sono fatta una carriera e non c’è niente di piccolo in me”. In un certo senso, è verissimo che sia molto diversa dalla cancelliera sul piano biografico, ma rischia di esserne associata su quello politico. Rischia, perché in Germania non va più granché di moda mostrarsi troppo vicina a colei che per l’opinione pubblica è diventata emblema di indecisionismo, di frontiere spalancate agli immigrati, di un’Europa che non funziona e che ha fatto entrare nell’euro cani e porci, salvo non essere in grado di gestirli.

Contro di lei si erano schierati per la segreteria due candidati dal profilo conservatore. Merz, a capo del board di BlackRock in Germania, ha sfiorato l’impresa, raccogliendo al secondo turno il 57% dei voti andati in prima battuta a Spahn, 38 anni, avversario interno della Merkel su temi come l’immigrazione e dichiaratamente gay. Il fronte conservatore si è quasi tutto unito dentro la CDU, avvalendosi del sostegno esplicito di un peso massimo come Wolfgang Schaeuble, già ministro delle Finanze e attuale presidente del Bundestag, una istituzione per il centro-destra nazionale. Non è bastato e non stupisce nemmeno che sia così dopo 18 anni di merkelismo. Merz avrebbe spostato più a destra la linea politica del partito, riportandolo più alle sue origini. Sull’euro ha avvertito che la Germania è stata tra quanti ne ha maggiormente beneficiato e, pertanto, sarebbe chiamata a contribuire più degli altri a risolvere i problemi. Insomma, un conservatorismo non ottuso e che avrebbe fatto molto male agli euro-scettici dell’AfD, tanto che la stampa tedesca prima di conoscere i risultati del congresso aveva parlato di “rischio di inizio della fine” per questi ultimi, nel caso di vittoria di Merz, il quale aveva annunciato una grande campagna per riportare a casa gli elettori delusi dalla CDU e fuggiti verso l’AfD.

I delegati di Amburgo, però, hanno optato per la conservazione, non dei valori tradizionali, bensì degli equilibri politici. La vittoria di misura di AKK garantisce nel breve termine una maggiore coesione tra governo e partito, in quanto la delfina della cancelliera difficilmente si metterà di traverso sulle decisioni più importanti, provocando la fine della Grosse Koalition. Da questo punto di vista, Frau Merkel ha potuto tirare un piccolo sospiro di sollievo, perché se a vincere fosse stato uno tra Merz e Spahn, la sua caduta sarebbe stata forse questione di settimane. Tuttavia, avranno festeggiato proprio i dirigenti dell’AfD venerdì sera, consapevoli che la permanenza di una linea centrista impopolare per la CDU darà loro un vantaggio a destra per le prossime elezioni europee.

Il candidato anti-Merkel ammette che la Germania ha beneficiato dell’euro debole

AKK allunga l’agonia dell’euro

Al contrario, si sarà messa le mani tra i capelli Andrea Nahles, segretario della SPD, che non sa più cosa fare per risollevare i consensi di un partito sprofondato al terzo posto nei sondaggi e pericolosamente in area 16-17%, a qualche lunghezza davanti all’AfD. In teoria, AKK sarebbe l’ideale perfetta per continuare l’esperienza di governo, ma il punto è che l’SPD al governo non vuole più restarci per via dell’estrema impopolarità che accusa avendo convissuto con i conservatori per 9 degli ultimi 13 anni; semplicemente non sa come uscirsene senza macchia, senza venire tacciati di irresponsabilità dall’opinione pubblica. Adesso, litigare con una sostenitrice dei diritti dei lavoratori sarà più arduo, mentre sarebbe stato più semplice, già sul piano dell’immagine, farlo con un Merz.

Il dilemma di AKK è ora il seguente: proseguire la linea centrista per dare stabilità al governo federale, ma rischiare di sbattere contro i risultati delle europee, oppure spostarsi gradualmente a destra per recuperare i consensi perduti e andati all’AfD, rischiando la crisi della maggioranza? Aldilà di mere questioni di calcoli partitici, il dramma sul piano politico della sua vittoria sta nell’assenza di una ricetta chiara per uscire dalla crisi delle istituzioni comunitarie e dell’euro.

Il merkelismo continuerebbe a sopravvivere alla Merkel con l’eventuale ascesa di AKK alla guida del governo, sempre che ciò avvenga, data l’assenza di automatismo tra elezione a segretario e nomina a cancelliere. Inoltre, serve che la nuova leader faccia risalire la china dei consensi alla CDU, altrimenti rischia di essere messa in discussione già dopo le europee, anche perché gli alleati bavaresi della CSU avranno molti problemi a digerirne la sostanziale continuità con la gestione attuale dei dossier più sensibili.

Probabile che anche la Karrenbauer avrà la sua luna di miele con i tedeschi, che non fu negata nemmeno a Martin Schulz a inizio 2017, quando subito dopo la sua elezione a segretario della SPD, il partito nei sondaggi volò sopra il 30%, superando a tratti la CDU-CSU, salvo raccogliere alle successive elezioni federali di settembre un catastrofico 20%, il dato più basso dai tempi di Adolf Hitler cancelliere. Insomma, la CDU ha semplicemente scelto di non arrivare ad alcuna resa dei conti interna, rinviando i suoi problemi a un futuro imprecisato e finendo per allungare l’agonia di una Unione Europea, che priva di leadership e di una impostazione politica credibile per uscire dalla crisi d’identità in cui è precipitata, si accinge ad andare al rinnovo dell’Europarlamento con la sua locomotiva ferma su un binario morto, in attesa che un capo decida di guidarla verso una qualche direzione. E gli euro-scettici gongolano.

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