Perché la guerra sui vaccini è più politica che sanitaria (e mette in pericolo la ricerca scientifica)

Una riflessione sulla polemica attuale tra vaccinisti e anti-vaccinisti: perché è più politica che sanitaria. E perché nuoce alla ricerca scientifica.

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Una riflessione sulla polemica attuale tra vaccinisti e anti-vaccinisti: perché è più politica che sanitaria. E perché nuoce alla ricerca scientifica.

Una domanda – come si diceva un tempo – nasce spontanea: perché un po’ all’improvviso è scoppiata la guerra tra vaccinisti e anti-vaccinisti e perché si tratta di una questione che ha più il sapore della polemica politica che non scientifica? La questione non è di poco conto: quando si parla di salute pubblica, si parla dei cittadini, della possibilità di accesso alle cure se non addirittura di sopravvivenza. È possibile delegare una così complessa questione scientifica al dibattito politico che, spesso, cavalca onde emozionali soltanto per un consenso elettorale da spendersi?

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Perché il M5S cavalca l’onda no-vax

Il M5S sembra (grossomodo) cavalcare l’onda no-vax anche se non ne rappresenta una delle battaglie della prima ora. Il Movimento era nato con forte radicamento territoriale e i primi comitati e gruppi erano fortemente impregnati di tematiche ambientaliste. Poi, la svolta: il M5S diviene forza politica a carattere nazionale e le battaglie locali rischiano di non poter dare i propri frutti: c’è bisogno di qualcosa che accomuni tutti gli italiani. Da qui il passo è breve: l’ipotesi no-vax sembra poter essere un possibile collante, un tema nel quale far confluire persone di idee differenti e di orientamenti vaghi e indefiniti. Secondo alcuni analisti, il M5S avrebbe abbracciato il movimento no-vax con lo stesso appeal con il quale Berlusconi avrebbe lanciato un movimento animalista.

Il timore è che, mescolando dietrologia e un vaghissimo anti-capitalismo (ma soltanto contro le industrie farmaceutiche), la questione possa sfuggire di mano e non vi sia più la possibilità di una sereno dibattito scientifico.

Qui, Primo decesso per morbillo, vaccino insufficiente, rafforzate le vaccinazioni obbligatorie.

Perché il dibattito politico non può che impattare negativamente sulla ricerca scientifica  

Un caro amico, ricercatore al CNR, di cui ovviamente non farò il nome, mi ha spiegato come il dibattito politico sui vaccini stia impattando negativamente anche sulla ricerca scientifica. Egli si dichiara pro-vax, ma il problema è altrove: l’intera comunità scientifica si sarebbe arroccata intorno a posizioni vacciniste ma in maniera altrettanto fondamentalista di quelle dei non vaccinisti.

Semplificando al massimo, in questo clima sta diventando difficile effettuare studi su alcune componenti che rientrano nei vaccini e che potrebbero, ma soltanto se si effettuano sperimentazioni e studi, risultare davvero dannosi per la salute ed essere sostituiti con altri.

Il pericolo, dunque, della partigianeria politica spicciola (la questione dei vaccini è l’ennesima puntata della telenovela M5S contro PD e PD contro M5S) in questioni di carattere scientifico è quello di bloccare davvero la ricerca: la medicina è una disciplina statistica, senza analisi e sperimentazioni è davvero finita. E soprattutto la scienza non deve mai essere fondamentalista, ma disposta a ‘falsificare’ continuamente le sue posizioni. Altrimenti non è scienza e rischia di diventare la peggior politica. Quella giocata sulla pelle dei cittadini.

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