Perchè la Germania si tiene stretto l’Euro (e la Francia no)

Cresce il sentimento pro euro tra i tedeschi, mentre crolla in quasi tutto il resto d'Europa. Intanto il risultato di ieri delle regionali in Francia è l'allarme più forte della crisi di popolarità della moneta unica

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Cresce il sentimento pro euro tra i tedeschi, mentre crolla in quasi tutto il resto d'Europa. Intanto il risultato di ieri delle regionali in Francia è l'allarme più forte della crisi di popolarità della moneta unica

La nostalgia per il marco che fu diminuisce. Lo confermano i sondaggi realizzati dall’entrata in vigore dell’euro dal 2002 ad oggi in Germania. Se il 57% dei tedeschi avrebbe preferito tenersi l’euro undici anni fa, adesso la percentuale dei nostalgici sarebbe scesa al 35% e al contempo è salita al 50% quella dei favorevoli alla moneta unica.

Ma il dato interessante è che i contrari all’euro in Germania erano rimasti pressoché stabili in percentuale fino al 2008, l’anno in cui esplose la crisi finanziaria mondiale. Da allora, è crollata la porzione dei tedeschi anti-euro ed è impennata quella pro-euro.

Il trend è stato opposto nel resto dell’Europa, dove i sentimenti contrari alla moneta unica sono diventati maggioranza in alcuni paesi membri dell’Eurozona.

 

Germania fuori dall’Euro: Nein

La dicotomia si spiega facilmente con gli esiti della crisi. Se la Germania ha beneficiato dal disastro di Lehman Brothers, che ha spinto gli investitori a rifugiarsi in paesi solidi finanziariamente, tra i Piigs, Italia inclusa, si è registrato un tracollo finanziario, seguito da un ben più grave deterioramento dell’economia reale, con un’impennata della disoccupazione e una caduta del pil.

La conseguenza di queste diverse situazioni ha portato da un lato al caos politico in Grecia e in Italia, dall’altro ha irrobustito la forza della cancelliera Angela Merkel in Germania, considerata dai tedeschi il simbolo della gestione della crisi in Europa; dall’altro ancora ha portato tantissima acqua al mulino della destra francese anti-euro di Marine Le Pen.

 

Euroscetticismo alla conquista dell’Europa

Un anno e mezzo fa, il partito anti-austerity in Grecia, Syriza di Alexis Tsipras, ha sfiorato la vittoria alle elezioni politiche di maggio e a quelle subito dopo convocate per giugno.

Nel frattempo, i neo-nazisti di Alba Dorata entravano in Parlamento con 18 deputati, mentre i socialisti dello storico Pasok sprofondavano dal 44% del 2009 al 10%.

Non meno dirompente è stato l’esito delle elezioni politiche italiane del febbraio scorso, dove il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, unico con una piattaforma chiaramente anti-euro, si è imposto come primo partito con il 25,6% dei consensi. Tre settimane fa, invece, i conservatori di Angela Merkel trionfavano in Germania con il 42% dei consensi, dando alla cancelliera un terzo mandato di fila.

Ieri, dalla Francia, un segnale inquietante per Bruxelles. Il Front Nazional di Marine Le Pen ha vinto le elezioni regionali di Brignoles. Il partito della destra radicale anti-euro sarebbe in testa nei consensi di tutto il paese, per la prima volta in oltre trenta anni di esistenza.

 

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Vantaggi Euro…per la Germania

Gli stessi esiti elettorali ci suggeriscono benissimo gli scenari probabili futuri: i tedeschi, pur riottosi rispetto ai salvataggi dei Pigs e pur insoddisfatti di condividere una moneta unica con stati-cicale, hanno capito che questo sarebbe il costo da pagare per avere reso la Germania un’economia inattaccabile da un punto di vista finanziario e industriale. L’euro ha irrobustito le esportazioni tedesche, oggi al 51% del pil (30% in Italia), creando quel vantaggio competitivo che tutto il Sud ha perso nel momento stesso in cui ha messo piedi nell’Eurozona.

Se la Germania lasciasse oggi l’euro, tornerebbe con una moneta in tasca rivalutata del 40% e a quel punto dovrebbe dire addio agli avanzi ingenti della sua bilancia commerciale, accumulati negli ultimi dieci anni. Venderebbe di meno sia in Europa che in America e la sua economia, pur caratterizzata da una produttività innegabile, sarebbe attraversata da un aumento della disoccupazione, oggi ai minimi dalla riunificazione del 1990.

Ma il “trucco” è stato compreso dagli altri popoli. I francesi, vuoi per il mai sopito spirito di “grandeur”, vuoi perché sono insieme ai tedeschi il popolo più forte politicamente nell’Area Euro, hanno iniziato a comprendere che hanno il diritto e la forza di alzare la voce contro Bruxelles, che le invettive anti-euro non erano solo una visione strampalata dei neo-fascisti alla Le Pen, ma che hanno un fondamento economico molto veritiero.

Dopo essersi giocati la carta del socialista Hollande alla presidenza, la sostanziale continuità pro-euro e pro-Bruxelles che questi ha mostrato rispetto al predecessore Nicolas Sarkozy ha spinto milioni di francesi a dirottare il loro consenso verso i frontisti, che ora hanno la strada spianata per il Parlamento di Strasburgo, per numerosi comuni e regioni transalpini e, infine, per l’Assemblea Nazionale e l’Eliseo. Dalla Francia è partito forse ieri il vero avvertimento ai tedeschi e all’Europa di Bruxelles: l’euro non ci piace.

 

 

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