Perché la Germania da mercoledì è finita nel caos politico

La destra euro-scettica tedesca ha scombinato i giochi della cancelliera Merkel, mandando in frantumi le certezze del suo partito sul futuro politico. Il piccolo stato della Turingia segna la fine di un tabù e rimescola le carte anche a Berlino.

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La destra euro-scettica tedesca ha scombinato i giochi della cancelliera Merkel, mandando in frantumi le certezze del suo partito sul futuro politico. Il piccolo stato della Turingia segna la fine di un tabù e rimescola le carte anche a Berlino.

La fine politica della cancelliera Angela Merkel è arrivata mercoledì 5 febbraio dalla Turingia, un Land da 2,2 milioni di abitanti, sito nella ex DDR. Il Parlamento regionale o Landtag era stato rinnovato lo scorso 27 ottobre, quando l’ultra-sinistra della Linke arrivò prima con il 31%, seguita dalla destra euro-scettica dell’AfD con il 23,4%, mentre i cristiano-democratici si piazzarono solo terzi con il 21,7%. L’altro ieri, gli eletti dovevano nominare il nuovo governatore e il fronte formato da post-comunisti, socialdemocratici e Verdi avrebbe dovuto, in teoria, riconfermare l’uscente Bodo Ramelow. Invece, i 44 voti da questi raccolti non sono bastati, perché per un solo voto di scarto è passato il nome di Thomas Kemmerich, liberale della FDP, sostenuto da CDU, il suo partito e, a sorpresa, dall’AfD.

Germania verso elezioni anticipate, Merkel mollata dai socialdemocratici

E’ successo il finimondo. Le segreterie federali sono rimaste scioccate dall’accaduto. Per la prima volta nella storia tedesca post-bellica, la destra accusata di neonazismo è riuscita ad entrare in una maggioranza regionale, pur con un trucco al momento del voto, assieme al resto del centro-destra. Dall’SPD federale è arrivato immediato l’aut-aut agli alleati conservatori: “o con i radicali di destra o con noi”. Imbarazzati anche i liberali, che nel Landtag erano pure entrati per un soffio, ottenendo esattamente il 5% minimo necessario per superare lo sbarramento.

Il leader Christian Lindner si è precipitato ieri a Erfurt per costringere Kemmerich alle dimissioni. E queste sono arrivate “irrevocabili”, mentre poco prima dal Sudafrica, dove si trova in visita, la cancelliera definiva l’accaduto “un giorno nero per la democrazia”, tirando le orecchie al suo stesso partito per avere sommato i propri voti a quelli dell’AfD.

La linea ufficiale di tutto l’establishment tedesco non cambia: nessun accordo mai con gli euro-scettici, accusati di simpatie per il nazifascismo.

Cosa cambia per la Germania

Una tempesta in un bicchiere d’acqua? Non proprio. E non solo perché è stato infranto, pur solo per 24 ore, il tabù delle alleanze con l’AfD, quanto per il significato dell’accaduto. Gli euro-scettici, che nei sondaggi sono dati terzi in Germania, davanti ai socialdemocratici e dietro solo a CDU-CSU e Verdi, hanno cambiato strategia. Anziché puntare sempre e solo sui propri candidati di bandiera, si mostrano disposti a sostenere i candidati del centro-destra, anche contro la loro stessa volontà. Questo avrebbe ripercussioni pesantissime a livello federale, oltre che nei Laender e nei municipi. Se questa strategia fosse replicata, le amministrazioni di minoranza di sinistra verrebbero impedite. A quel punto, o i conservatori e i liberali rinunciano a presentare un loro uomo per non incorrere in nuovi casi imbarazzanti o si alleano proprio con una delle due formazioni di sinistra più moderate tra SPD e Verdi.

La Germania di Frau Merkel si sta sgretolando sotto i nostri occhi

Ed è proprio lo schema a cui puntano gli euro-scettici: loro contro “il sistema”. Resterebbero nei fatti l’unica forza di opposizione e questo gli altri partiti tradizionali non possono permetterselo. Il giocattolo di Frau Merkel si è rotto. Finora, come scriveva ieri il quotidiano economico Handelsblatt, l’AfD era stato l’assicurazione per la vita dei conservatori, da mercoledì non è più così. Nel nome dell’anti-fascismo, i conservatori hanno potuto governare con chicchessia e senza dare troppo conto ai propri elettori, sempre meno numerosi. Adesso, quelli che essi definiscono fascisti li mettono con le spalle al muro: o abbracciano per sempre la sinistra o accettano una qualche soluzione di compromesso.

E la cancelliera ha ampiamente dimostrato anche con questo caso di non essere in grado di controllare il suo partito nei territori, mentre il suo successore alla segreteria, Annegret Kramp-Karrenbauer, non si capisce se ci è o ci fa.

In teoria, ha chiuso le porte alla destra sin dal suo esordio alla guida della CDU, nei fatti spesso lascia intendere di non disdegnare una certa comunanza sui temi, almeno come dibattito politico. Spaventati gli alleati della CSU, che temono di perdere la loro roccaforte in Baviera, in cui spadroneggiano senza rivali dal Secondo Dopoguerra, a causa della concorrenza a destra dell’AfD sui temi dell’immigrazione e dello stop all’integrazione europea. E con la crescente italianizzazione del Bundestag, alle prossime elezioni il caos potrebbe deflagrare con tutta la sua forza.

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