Perché la flessibilità sui conti pubblici chiesta dall’Italia non serve

Il debito pubblico nell'Eurozona diventa preoccupante anche perché sempre meno capace di generare crescita. Ecco i dati che segnalano una sua minore efficacia.

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Il debito pubblico nell'Eurozona diventa preoccupante anche perché sempre meno capace di generare crescita. Ecco i dati che segnalano una sua minore efficacia.

La Commissione europea ha chiesto all’Italia chiarimenti sulla legge di Stabilità per il 2020, notando come sarebbe significativa la deviazione dall’obiettivo di ridurre il rapporto tra debito pubblico e pil. In effetti, Bruxelles lamenta che il deficit strutturale crescerebbe dello 0,1%, anziché ridursi dello 0,6% come concordato.

E la spesa pubblica salirebbe dell’1,9%, anziché scendere di almeno lo 0,1%. Siamo sempre punto e a capo. Cambiano i governi, i toni, ma la sostanza resta la stessa: l’Italia continua a usufruire di flessibilità fiscale, ottiene margini sui conti pubblici costantemente superiori a quelli precedentemente concordati, ma ciò non genera crescita.

La BCE vuole usare l’inflazione per sgonfiare i debiti 

Questa situazione non si riscontra solamente in Italia. Tra i paesi dell’Eurozona che continuano a fare debiti oltre gli accordi, se non in aperta violazione del Patto di stabilità, troviamo anche Francia e Spagna. La Germania, invece, è accusata del contrario, cioè di essere troppo restrittiva sul piano fiscale. In effetti, tiene i conti pubblici in attivo sin dal 2014 e nel 2018 ha chiuso il bilancio con un surplus di 58 miliardi, pari all’1,7% del suo pil. Eppure, l’economia tedesca è cresciuta in questi anni mediamente di più di quella dei partner dell’area. Altro aspetto negativo per noi, poi, consiste nella perdita apparente di efficacia dell’eccesso di spesa per stimolare l’economia.

I numeri della scarsa efficacia del debito

Partiamo proprio dall’Italia. Nel triennio 2016-2018, lo stock di debito è cresciuto di poco meno di 150 miliardi, a fronte di un pil nominale a +105 miliardi. Siamo stati in grado, quindi, di generare 71 centesimi di ricchezza (al lordo dell’inflazione), a fronte di 1 euro in più di debito. Nel triennio pre-crisi (2005-2007), il rapporto era ancora timidamente positivo, cioè di 1,03 (+1,03 euro di ricchezza per ogni 1 euro in più di debito). In Francia, i nuovi debiti nel triennio passato hanno sfiorato i 215 miliardi, mentre il pil si è espanso di circa 155 miliardi, pari a un rapporto di 0,72, sostanzialmente simile a quello italiano. Peccato che prima della crisi esso fosse qui di 1,84, cioè nell’ultimo decennio si è più che dimezzato.

E la Spagna? Ha generato ultimamente 1,21 euro di ricchezza per ogni 1 euro di debito, facendo meglio di Francia e Italia. Si consideri, però, che Madrid nel triennio 2005-2007 fu in grado di ridurre il suo debito di 6 miliardi e di aumentare la ricchezza di oltre 216 miliardi, registrando così un rapporto di -35,4, implicando che fosse capace di generare 35 euro di ricchezza riducendo il debito di 1 euro. Infine, la Germania: in media produce 2,65 euro di pil per ogni -1 euro di debito. Prima della crisi, mostrava un rapporto di 1,83, del tutto simile a quello della Francia, mentre adesso segnala di essere in grado di crescere anche di più e tagliando il debito.

Aria di patrimoniale con PD e 5 Stelle alleati di governo? Flessibilità fiscale in cambio

Se ne deducono due cose: in primis, che non è vera la vulgata per cui l’austerità fiscale di per sé freni o azzeri la crescita dell’economia; secondariamente, che l’efficacia del debito tenderebbe a diminuire con il suo aumentare rispetto al pil. Francia, Italia e Spagna erano tutte capaci di stimolare maggiormente la crescita con livelli di indebitamento minori, oggi riescono a farlo molto meno. La flessibilità fiscale, dunque, sembra una foglia di fico per nascondere le criticità di economie al palo e sulle quali i governi non riescono da tempo a incidere per timore di scontrarsi con gli status quo e di perdere il consenso ricevuto.

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  • Visionario ha detto:

    E daglie….. sempre con questa economia che non cresce.. Ma nessuno mai che dice cosa dobbiamo acquistare per farla crescere. E allora ve lo dico io , acquistiamo tutti , un anno si e uno no i seguenti prodotti : automobile,lavatrice, frigo,televisore,moto,bici,computer,mobili e quant’altro si può cambiare e vedrete che quasi ci siamo…

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