Perché la flat tax serve come l’aria e il reddito di cittadinanza sprecherebbe risorse

La flat tax sarebbe una misura urgente da introdurre per rivoluzionare in meglio il nostro sistema fiscale, mentre il reddito di cittadinanza rischia di aggravare alcuni mali storici italiani.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La flat tax sarebbe una misura urgente da introdurre per rivoluzionare in meglio il nostro sistema fiscale, mentre il reddito di cittadinanza rischia di aggravare alcuni mali storici italiani.

Flat tax, anzi “dual tax”, se volessimo essere corretti. Anche se il governo giallo-verde di Giuseppe Conte desse attuazione dell’accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle sulle politiche fiscali, non avremmo una tassa piatta, come avrebbe desiderato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, bensì due aliquote e un sistema di deduzioni a 3 scaglioni per renderla sia inattaccabile sul piano costituzionale, sia digeribile ai partner grillini della maggioranza. Verosimilmente, non avremmo nemmeno il reddito di cittadinanza propriamente detto, ovvero i 780 euro erogati a chiunque, maggiorenne, si trovi sprovvisto di un reddito minimo annuo. Troppe risorse e troppe le conseguenze potenzialmente devastanti per l’economia italiana, quando già partiamo da condizioni abbastanza discutibili.

La flat tax di Salvini? Senza reddito di cittadinanza

Il Sole 24 Ore ha pubblicato uno studio dell’Università della Tuscia, secondo cui gli italiani spenderebbero più di quanto dichiarino di guadagnare al Fisco. Stando ai calcoli sul 2016, a fronte di redditi netti dichiarati pari a 100, i consumi sarebbero stati 114,4. In valore assoluto, parliamo di 98,7 miliardi in più. In teoria, non sarebbe in sé una prova della diffusa evasione fiscale: un italiano potrebbe guadagnare 100, spendere 120, indebitandosi per 20 o attingendo ai propri risparmi o altre fonti esterne per tale differenza. Passando dalla teoria alla pratica, non essendo nemmeno un dato eccezionale, è la dimostrazione che le dichiarazioni dei redditi siano in larga misura mendaci. E non stiamo parlando solo di grandi evasori, bensì di un fenomeno diffuso, che riguarda tutto lo Stivale e non solo il Meridione, come si è portati quasi automaticamente a credere. Le differenze tra nord e sud appaiono contenute in termini percentuali e spicca un +19,2% di consumi sui redditi formali in Toscana, regione che tendiamo a considerare virtuosa sul piano del rapporto tra stato e contribuenti.

Reddito di cittadinanza potenziale boomerang per l’economia

I dati ci confermano l’esigenza di stravolgere il sistema fiscale italiano. Non piccole riforme, quanto una rivoluzione copernicana come la flat tax. Inutile fare la faccia feroce e chiedere ai contribuenti fino al 43% dei loro redditi lordi, quando un po’ tutti si arrangiano per fregare il Fisco. Dal lavoratore che svolge un’occupazione in nero o che cela allo stato le ore di straordinario, all’imprenditore, commerciante o libero professionista che non emette la fattura o lo scontrino, passando per i pochi grandi fortunati capaci di spostare immense ricchezze nei cosiddetti paradisi fiscali, sembra che in pochi seguano le regole e accettino di avere lo stato come socio quasi alla pari, se non di maggioranza, dei propri affari. E allora, che si attui una decurtazione delle aliquote scioccante, non lasciando più alibi ai furbi, secondo una logica per la quale “paghi il giusto, ma paghi. E se bari, scattano pure le manette nei casi più gravi”.

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Sempre questi numeri, poi, ci evidenziano i rischi del reddito di cittadinanza. Milioni di italiani risultano poveri per il Fisco, ma spesso (per fortuna) così non è. In teoria, avrebbero diritto a percepire un sostentamento ad integrazione del livello minimo esistenziale, ma nei fatti miliardi di euro dei contribuenti finirebbero nelle tasche di chi non ne avrebbe bisogno. Anzi, con un siffatto sistema sociale generoso, potremmo scommettere che il gap tra redditi e consumi non farebbe che ampliarsi, data la minore convenienza a lavorare o a farlo in maniera regolare. Incentivando più persone a dichiarare redditi maggiori, quei 100 miliardi di maggiori consumi si ridurrebbe e con esso il costo della flat tax, che almeno in parte si autofinanzierebbe.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Politica italiana

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