Perché la deflazione potrebbe tornare nell’Eurozona a inizio 2016

Vediamo perché di deflazione nell'Eurozona potremmo sentire nuovamente parlare nei primi mesi dell'anno prossimo.

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Vediamo perché di deflazione nell'Eurozona potremmo sentire nuovamente parlare nei primi mesi dell'anno prossimo.

Gli stimoli monetari da poco potenziati dalla BCE per l’Eurozona non hanno riscosso un’accoglienza benevola sui mercati finanziari, che si aspettavano qualcosa di più. Il problema è che prima che il governatore Mario Draghi annunciasse il 22 ottobre scorso che l’istituto avrebbe potuto varare nuovi stimoli a dicembre, il cambio euro-dollaro si attestava sopra a 1,13, mentre nei giorni scorsi era sceso fino a un minimo di circa 1,05.

Ieri, ha chiuso sopra 1,09, realizzando i maggiori guadagni degli ultimi 6 anni in una sola seduta. Ebbene, è poco probabile che si riporti ai livelli di ottobre, visto che, per quanto si mostri deluso, il mercato deve sempre tenere conto che gli acquisti di bond della BCE sono effettivamente stati accresciuti nel tempo, mentre la Federal Reserve tra pochi giorni alzerà i tassi USA per la prima volta dal 2006.

Prezzi Eurozona potrebbero tornare in calo

Immaginiamo, quindi, che il cambio euro-dollaro sosti anche nei prossimi mesi ai livelli attuali, ovvero intorno a 1,08-1,09, e chiediamoci: la BCE potrebbe essere contenta, rispetto all’obiettivo di riportare l’inflazione nell’Eurozona verso il target di quasi il 2%? La risposta non dipende dal solo cambio dell’euro contro le altre valute, bensì anche dall’andamento dei prezzi energetici, che potremmo valutare come una sorta di proxy per l’andamento generale dei prezzi, dato il loro peso rilevante nel paniere dei beni e servizi. Poiché il greggio si acquista in dollari, dovremmo verificare l’andamento delle quotazioni, ridenominate nella moneta unica. Ebbene, nel primo trimestre di quest’anno si è assistito a un contestuale crollo sia dell’euro che delle quotazioni del petrolio, il primo sulle attese del varo e dell’attuazione poi del QE della BCE, il secondo per l’eccesso di offerta sul mercato. Successivamente, il petrolio ha iniziato a rimbalzare di oltre il 25% entro maggio rispetto ai minimi toccati a metà gennaio e a marzo, salvo ripiegare da allora fino ai livelli di queste settimane.      

Quotazioni petrolio e cambio determinanti per inflazione Eurozona

Mediamente, il prezzo del Brent si è attestato a 55,23 dollari nel primo trimestre, pur con le dovute e ampie oscillazioni.

Il cambio euro-dollaro nello stesso periodo è stato in media di 1,1268. Tradotto nella moneta unica, abbiamo acquistato nei primi 3 mesi dell’anno il greggio a un prezzo medio di 49 euro. Attualmente, le quotazioni del Brent sono inferiori ai 45 dollari al barile, che al cambio attuale fanno circa 41,50 euro. Se supponessimo che sia il greggio che l’euro rimangano ai valori attuali anche nei prossimi mesi, dovremmo dedurre un calo dei prezzi energetici intorno al 15% su base annua, che porterebbe naturalmente a una decelerazione dell’inflazione nell’Eurozona, già oscillante intorno allo zero, la quale tornerebbe così negativa, tramutandosi, cioè, in deflazione. Non è detto, però, che le quotazioni del greggio rimangano sotto i 45 dollari, anche se nessun analista starebbe stimando un rimbalzo nell’immediato, specie considerando che a breve sarà avviata la stretta monetaria americana, che per quanto scontata rappresenta sempre un evento considerevole, arrivando dopo ben 9 anni. Se il cambio euro-dollaro rimanesse ai livelli di oggi, le quotazioni del petrolio dovrebbe balzare a non meno dei 53-54 dollari al barile per non provocare uno scivolamento dell’Eurozona verso la deflazione, mentre se fosse il greggio a rimanere ai prezzi di questi giorni, l’euro dovrebbe scivolare a un cambio di 0,85 per impedire una caduta dei prezzi.        

Scenario intermedio

Riassumendo: o le quotazioni del greggio accelerano di un buon 20% entro poche settimane o l’euro perde non meno del 12%, affinché si eviti un’inflazione negativa. Uno scenario intermedio, più probabile e che eviti il calo dei prezzi, potrebbe consistere in un mix di aumento delle quotazioni e di indebolimento della moneta unica. Un greggio a 50 dollari e un cambio intorno a 1,06 potrebbero allontanare lo spettro della deflazione, che altrimenti si materializzerebbe quasi automaticamente, stimoli monetari o meno.    

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