Perché la Cina è costretta a comprarsi il debito americano

La Cina è "costretta" a comprarsi il debito pubblico americano. Ecco perché, nonostante la potenziale "guerra commerciale" in atto tra le due potenze mondiali, Pechino continuerà a comprare Treasuries anche nei prossimi anni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Cina è

Ha fatto scalpore negli ultimi giorni il ripiegamento dei rendimenti dei Treasuries. I titoli del debito pubblico americano sono passati dal 2,95% di meno di un mese e mezzo fa, il livello più alto da 4 anni, al 2,74% di giovedì scorso, il minimo da fine gennaio scorso. Nel frattempo, il “break-even” a 5 anni si è ridotto dal 2,10% di inizio marzo all’1,91%. Parliamo della differenza tra i rendimenti quinquennali a cedola fissa e quelli dei titoli per la medesima scadenza con cedola legata all’inflazione. Forse, sarebbe proprio questo dato a fornire una motivazione alla discesa dei rendimenti sovrani a stelle e strisce: le aspettative d’inflazione si sono “raffreddate” nelle ultime settimane presso la prima economia mondiale, dopo i timori sorti con i dati più che positivi sul mercato del lavoro di gennaio. Se è vero che l’occupazione continua a mostrarsi in crescita, i prezzi non corrono, tenendosi nei dintorni del target del 2%, perseguito dalla Federal Reserve.

I dazi annunciati dall’amministrazione Trump contro la Cina stanno facendo temere una “guerra commerciale” tra le due potenze e il calo dei Treasuries detenuti da Pechino negli ultimi mesi (-32 miliardi tra agosto 2017 e gennaio scorso) sta rafforzando tale ipotesi. In sostanza, i cinesi smetterebbero di acquistare titoli del debito USA come ritorsione contro i dazi voluti da Washington. E i mercati starebbero scontando i maggiori rischi per l’economia mondiale, fuggendo dal comparto azionario e riparandosi i quello più sicuro obbligazionario.

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Perché la Cina deve comprare Treasuries

In realtà, è presto per capire come si muoverà la Cina, ma tendiamo ad escludere che la sua reazione nel medio termine possa essere quella di vendere o smettere di acquistare Treasuries. Perché? Le aziende cinesi esportano ogni anno verso l’America qualcosa come 370-380 miliardi di dollari in più di quanto non importino da essa. In soldoni, la Cina registra annualmente un avanzo commerciale imponente. Esso equivale a flussi di dollari in entrata. La People’s Bank of China (PBoC) ha dinnanzi a sé due strade: tenere tale valuta in forma liquida, oppure acquistare titoli americani, di fatto ad alto grado di liquidità. Nel primo caso, non maturerebbe alcun rendimento, nel secondo sì. E allora, meglio sarebbe per Pechino detenere Treasuries, anziché dollari infruttiferi. Considerando che i due terzi delle sue riserve valutarie da 3.000 miliardi sono in dollari, anche solo un rendimento medio dell’1% equivale a una ventina di miliardi all’anno messi a frutto.

Quali alternative avrebbe la Cina? In teoria, potrebbe subito tramutare tale eccesso di valuta straniera in yuan o asset in valuta locale, ma finendo con il rafforzare il cambio, a tutto danno delle sue esportazioni. Viceversa, acquistando Treasuries, i surplus commerciali non si traducono in un cambio più forte e ciò aiuta la macchina dell’export made in China. Vero è che, in teoria, la PBoC potrebbe investire tale valuta su altri mercati, ovvero acquistando titoli in euro, yen, sterline, etc. Tuttavia, nessun mercato è liquido e sicuro come quello americano, anche perché il dollaro è valuta di riserva mondiale e serve per l’acquisto delle materie prime, per cui la sua domanda tende sempre ad essere elevata nel mondo, avendo le banche centrali l’esigenza di tenerne di scorta quantità non basse. L’euro non si è certo rivelato la moneta di un’area politicamente affidabile, né la sterlina con la Brexit o il Giappone ultra-indebitato garantirebbero maggiore sicurezza.

E allora, fino a quando la Cina registrerà surplus commerciali, dovrà trovare il modo di impiegarli in maniera sia produttiva, sia sicura, evitando di intaccare il proprio cambio. Paradossalmente, solo se i dazi di Trump avessero successo e la Cina esportasse ogni anno per centinaia di miliardi in meno (verso gli USA), essa avrebbe minori risorse da investire e, quindi, acquisterebbe minori quantità di Treasuries. Non sembra uno scenario immediato, anche confidando nell’efficacia delle misure adottate dall’amministrazione americana.

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Argomenti: bolla finanziaria, bond sovrani, Economia USA, Rallentamento dell'economia cinese, rendimenti bond

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