Perché in Francia stanno protestando contro la riforma del lavoro

Continua la protesta in Francia contro la proposta di riforma del lavoro che andrebbe a ridurre la retribuzione degli straordinari.

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Continua la protesta in Francia contro la proposta di riforma del lavoro che andrebbe a ridurre la retribuzione degli straordinari.

Scontri con la polizia e quarta giornata di protesta da parte dei sindacati e degli oppositori in molte città della Francia, contro la proposta di riforma del lavoro che, a dire dei manifestanti, aumenterebbe il carico delle ore di lavoro. In molte città francesi, tra cui spiccano Nantes, Lione e Marsiglia, hanno fatto scalpore le manifestazioni contro la possibile nuova riforma del lavoro che sarà discussa in Parlamento dall’Assemblea Nazionale a partire dal 3 maggio. Quella di ieri 28 aprile è stata anche quella con un bilancio più pesante, con molti feriti, tra cui 24 poliziotti, e di questi 3 feriti in modo grave. Nel corso del proteste ci sono stati anche diversi fermi, come ha riportato il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, il quale ha dichiarato che ci sono stati 124 arresti. Così come in Italia, anche in Francia è guerra dei numeri: i manifestanti galleggiano così tra le 170 mila unità dichiarate dalle autorità e le 500 mila persone dichiarate dai sindacati.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Perché in #Francia protestano contro la proposta di riforma del lavoro[/tweet_box]   Quali sono le ragioni della protesta francese? L’obiettivo è la proposta di riforma del lavoro che, a seconda degli oppositori alla nuova legge, aumenterebbe considerevolmente il carico delle ore di lavoro. Tuttavia non è propriamente così: le proteste riguardano soprattutto le conseguenze della possibile nuova legge, che in realtà, invece delle ore di lavoro, tocca gli straordinari. La proposta del ministro del Lavoro Myriam El Khomri, infatti, sulla quale il 14 marzo scorso il premier Manuel Valls aveva dichiarato ci sarebbero stati dei cambiamenti, mantiene l’orario lavorativo settimanale delle 35 ore, ma al contempo modifica sostanzialmente la retribuzione prevista per le ore effettuate di straordinario. Ciò porterebbe le aziende a risparmiare sugli straordinari, la cui retribuzione sarebbe abbassata del 10% rispetto a quella attuale.   La normativa vigente afferma che il pagamento delle ore di straordinario viene negoziato nei contratti collettivi, ma deve includere almeno un extra del 10% dell’ora normale. Nell’eventuale mancanza di accordi, gli straordinari vengono pagati con un extra del 25% nelle prime 8 ore, dopodiché la retribuzione sale al 50% per le ore successive. Questo dalla fine del 2005 in poi, mentre prima di quell’anno le piccole aziende che contavano al loro interno meno di 21 impiegati, senza accordo, pagavano gli straordinari con un extra del 10% per le prime 4 ore di straordinario.   Le ragioni della protesta che ieri è finita nel caos con scontri tra manifestanti e polizia in molte città della Francia, non guardano dunque all’aumento delle ore di lavoro, bensì a una possibilità da parte delle aziende di poter usufruire degli straordinari pagandoli di meno. La riduzione retributiva degli straordinari porterebbe perciò le imprese a richiedere maggiori ore di lavoro ai propri dipendenti, i quali si vedrebbero privati dei consueti benefici. Perciò, questo agevolerebbe i datori di lavoro nella volontà di aumentare il carico orario settimanale, che non sarebbe toccato dalla riforma, ma che andrebbe a rappresentare invero una diretta conseguenza di quanto proposto, a svantaggio dei lavoratori.   Gli altri discutibili punti della riforma prevedono una modifica alle compensazioni da assegnare ai lavoratori licenziati ingiustamente, ma questo aspetto rientrerebbe nelle modifiche annunciate il 14 marzo dal primo ministro Valls. Dovrebbero invece permanere nella proposta di legge le modifiche alla retribuzione delle ore passate lontane dagli uffici dei lavoratori durante i periodi di reperibilità e licenziamenti più facili da parte dei lavoratori quando la causa è da imputarsi a ragioni economiche.   Per François Hollande continua dunque il forte momento di impopolarità: il presidente transalpino ha infatti promesso di non riproporre la propria candidatura qualora il tasso di disoccupazione resti fermo sopra il 10%.

Considerando che le prossime elezioni presidenziali si terranno nel 2017, Hollande è a un punto cruciale della sua carriera politica. Le manifestazioni di ieri, seguite a quelle del 9 e del 31 marzo e del 9 aprile, hanno creato forti disagi e contribuito a rendere ancora più pericolante la posizione dell’attuale governo francese.

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